Da Facebook all’evento mondiale. La Women’s March: una marcia per esserci, per avere voce

0

di Loriana Lucciarini

breanne-butler-8611.660x368-300x167Organizzata il giorno dell’insediamento di Trumph alla Casa Bianca, il 21 gennaio 2017, per protestare contro la sua campagna sessista e xenofoba, la Women’s March è già considerata la più grande manifestazione Usa di tutti i tempi.

«La questione femminile va avanti da secoli ma ora Trump ha fatto risvegliare le coscienze e i social network e la tecnologia hanno aiutato a costruire un movimento globale.» (B. Butler)

20170404_112613Nata da un’idea di Teresa Shook che, scrivendo dalle Hawaii sul suo profilo facebook un post più o meno di questo tipo: “Cosa succederebbe se le donne marciassero in massa a Washington nel giorno dell’Inauguration day?” ha coinvolto altre amiche, diventando poi virale nel giro di pochissime ore. L’iniziale idea di un evento davanti alla Casa Bianca, a Washington D.C., con l’ipotetica partecipazione di circa 200 mila persone, in pochi giorni si è trasformato in un evento mondiale, che ne ha coinvolte 7 milioni con più di 700 eventi collegati (le sister march) in tutto il pianeta,  addirittura  in Antartide!

Tantissime celebrities hanno aderito e partecipato alle manifestazioni in America: Madonna,  Emma Watson, Alicia Keys, Scarlett Johansson, Jane Fonda, Katy Perry, Cher, Miley Cyrus, Vanessa Hudgens. Alcune prendendo la parola dal palco (Madonna), altre sfilando tra la folla assieme al resto della moltitudine. La giornalista e attivista statunitense Gloria Steinem ha dichiarato dal palco: «Questo è uno sfogo di democrazia come non ne ho mai visti in vita mia».

Quali i motivi per marciare?

We need to channel this energy and keep it growing as we prepare for a very long fight for women’s health, economic security, representation, safety (H.E.R.S.), and many of the other important related values we all hold dear such as environmental justice.

[dal sito ufficiale: sito internet: https://www.womensmarch.com/ – in Italia https://www.facebook.com/womensmarchromeitaly/]

«Tante donne hanno manifestato insieme, per tanti motivi diversi, ma tutte unite sulle questioni generali, che interessano globalmente la società e l’umanità intera.» (B. Butler)

Thousands Attend Women's March On WashingtonPochi punti, forti e chiari che, nell’acronimo in lingua inglese, si possono sintetizzare in: HERS (H=Salute, E=Economia/Ambiente, R=Rappresentanza e rappresentatività, S = Sicurezza, stabilità economica), che si traducono in: rivendicare i diritti di libertà, di salute, porre al centro la questione riproduttiva, l’assistenza sanitaria, la sicurezza, il rispetto dell’ambiente, la necessità di una giusta economia, di maggiori diritti e tutele sul lavoro, della parità dei sessi, della necessità della rappresentatività politica. Tutto questo per le donne ma non solo; la questione programmatica si estende a tutti. Le organizzatrici, infatti, si prefiggono di proteggere e garantire i diritti delle donne, delle loro famiglie e delle loro comunità, unendo tutti –  emarginati, minoranze, senza distinzione di religione o identità sessuale – e diventandone sostegno, implementando le condizioni che possano arrivare a dare voce a tutte e tutti.

Breanne Butler | intervista

20170405_13411727 anni, chef. È una delle attiviste volontarie che ha organizzato la marcia di protesta di Washington contro Trump, per la riaffermazione i diritti delle donne, riuscendo a far nascere una manifestazione dal basso in cui tanti si potessero riconoscere.

Breanne è stata in Italia per partecipare a una serie di incontri e iniziative, legate alla crescita del movimento Women’s March anche in Europa.  Il 6 aprile è stata a Roma, all’iniziativa della Fiom-Cgil «Sfide» all’Ambra Jovinelli, dove l’ho intervistata per Ewwa.

Come la cultura può essere motore di cambiamento?
Quali sono i punti fondamentali su cui è necessario agire?

Con la Women’s March si sta creando questa cultura di cambiamento e anche un nuovo femminismo.
L’idea che possiamo portare fuori le donne – per togliere dall’ombra in cui da secoli sono trattenute e riuscire a farle emergere e dar loro voce –, è un’idea potente.
«Prendere voce per creare il cambiamento.» (B. Butler)

In che modo le donne diventano portatrici del cambiamento?

indexMolte donne agiscono come se fossero le peggiori nemiche del movimento femminile, di altre donne, ma se impariamo a sostenerci a vicenda, creando forza e sinergia, ci si allea, diventando compagne di un percorso importante.
«Noi facciamo empowerment, sviluppiamo potere soggettivo, diamo voce a ogni punto di vista affinché le donne diventino cambiamento.» (B. Butler)
Le femministe ci supportano tantissimo, ci fanno da mentore per superare le critiche del femminismo del passato e poter così andare oltre e articolare nuove elaborazioni per fare movimento.
Le donne hanno capacità di comunicazione e hanno compreso appieno che lo stare insieme porta necessariamente a dover uscire dalla propria zona di comfort, per guardare la situazione delle altre (povertà, minoranza, malattia, emarginazione), in un’azione comune tesa a tutelare i diritti di tutti.
Questo le donne lo sanno fare.
Hanno anche capito che, collettivamente, si può fare pressione sul sistema politico e spingere a un reale cambiamento.

C’è qualche segnale di questo cambiamento?

fotoLa rinnovata voglia di protagonismo sociale e politico è stata ben compresa anche dai media. C’è molta attenzione adesso a questa rinnovata coscienza civile.
«Noi donne abbiamo deciso di responsabilizzarci: la politica non è una cosa che non ci riguarda.» (B. Butler)
Un esempio banale? Vogue: la famosa rivista ha una sorella minore per adolescenti, Teen Vogue.  Questa ha cambiato linea editoriale di recente; così, mentre prima si occupava di tematiche banali e superficiali per adolescenti, ora affronta tematiche sociali e parla di politica, di relazioni personali ma lo fa in modo differente, ad esempio con argomenti come il bullismo, spingendo i giovani a nuovi atteggiamenti che spezzano l’agire abituale rispetto a questi temi. Ciò teso a supportare questa voglia di diventare parte attiva nella società, anche per le nuove generazioni.

Commenti