Dal palco di NEXT TO NORMAL: intervista a Francesca Taverni

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di Velma J. Starling

NEXT TO NORMAL è una gemma del musical contemporaneo. Lo spettacolo, vincitore di tre Tony Awards (gli oscar teatrali) e di un premio Pulitzer, ha ora una sua edizione italiana, diretta da Marco Iacomelli e prodotta dalla STM di Novara in collaborazione con la Compagnia Della Rancia.

Next-to-Normal-4 (Foto di Gaetano Cessati)In quest’opera musicale è rappresentata la storia di una famiglia media americana che, sotto l’apparente normalità, nasconde forti disagi. Con sottile ironia e imprevedibili colpi di scena, sono affrontati temi che non ci aspetteremmo mai di trovare in un tipo di spettacolo considerato, per tradizione, più leggero: disturbo bipolare, elettroshock, psicofarmaci, suicidi e il tentativo disperato, nonostante tutto, di avere una vita “quasi normale”. Francesca Taverni interpreta il personaggio di Diana Goodman, la madre, che funge da baricentro dell’intera narrazione.

Ciao Francesca. Puoi raccontarci quali sono state le tappe fondamentali della tua carriera di performer teatrale? È un settore difficile per le donne o s’incontrano gli stessi ostacoli dei performer uomini?

Next-to-Normal-6 (Foto di Gaetano Cessati)Le tappe fondamentali della mia carriera sono costituite dagli spettacoli in cui ho avuto l’onore di lavorare. Ognuno mi ha insegnato qualcosa che ho poi portato nel musical successivo. Ho iniziato come tutti, con delle audizioni, dove non si scelgono i performer più bravi, ma quelli più adatti al ruolo in questione: questo per dire che non c’è una grossa differenza tra uomini e donne, i personaggi sono quelli che sono e dipende se tu sei adatto o no a quel ruolo. È difficile trovarsi in competizione con gli uomini per la stessa parte, semmai si è in concorrenza col nome famoso e si perde regolarmente.

Hai lavorato in blockbuster come Rent, Cats, Wicked, Mamma Mia e tanti altri, ma adesso hai scelto qualcosa di molto più intimo e drammatico. Come sei approdata a questo spettacolo?

Sono arrivata a NEXT TO NORMAL tramite un’audizione, insieme a tante colleghe e ci siamo giocate questo ruolo con molta onestà. Io ero in dubbio se intraprendere il percorso delle selezioni perché il personaggio mi spaventava. Ora, col senno di poi, sono contenta di aver avuto quel coraggio.

Chi è Diana, nel plot di NEXT TO NORMAL?

Next-to-Normal-7 (Foto di Gaetano Cessati)Diana è una mamma, una donna con un disturbo psichiatrico grave che contamina a macchia d’olio tutta la sua famiglia. È una donna che lotta contro un dolore sordo che non l’abbandona, che si appoggia alla solidità del marito, anche se sa che lui non la comprende fino in fondo; è una mamma che cerca il rapporto con sua figlia e che, alla fine, decide di prendere in mano la sua vita e vincere. Un personaggio bellissimo che ha molte sfumature su cui lavorare e riflettere.

Con quale degli altri personaggi presenti nel musical è più difficile interagire, per lei?

La protagonista si scontra spesso con il marito che da una parte è il suo sostegno ma, dall’altra, l’ha rinchiusa in una sorta di prigione dorata; si scontra con sua figlia cui non può dedicare la giusta attenzione; ama suo figlio forse più di se stessa ma quest’amore sarà la sua condanna.

Il disagio psichico è un tema molto complesso. Quando se ne parla, fra non addetti ai lavori, è facile cadere in psicologie da salotto e voci di corridoio. Come si fa ad affrontarlo in modo adeguato in un musical, spettacolo leggero per antonomasia?

Next-to-Normal-8 (Foto di Gaetano Cessati)NEXT TO NORMAL è stato scritto con una grande preparazione su questi temi. Non affronta la malattia con luoghi comuni. Anche le terminologie e la conoscenza delle terapie menzionate fanno capire che l’autore non è mai stato superficiale. Del resto, questo dovrebbe essere l’unico modo per affrontare qualsiasi argomento. Brian Yorkey e Tom Kitt, autori della commedia musicale, si sono documentati a fondo e così hanno proceduto. Inoltre, l’emozionante musica, che accompagna in modo perfetto i testi con cui gli autori esplorano la mente umana, tocca il cuore con una delicatezza e una precisione quasi chirurgica.

Chi è invece Diana per Francesca? Come ti sei preparata a interpretare un ruolo così difficile?

È stato un grande viaggio nel dolore di una donna che in parte mi somiglia. La difficoltà più grande è stata quella di non condizionare Diana con la mia natura. Sapevo per esperienza personale cosa prova una mamma nella sua condizione e questo mi ha aiutato a trovare l’approccio giusto per dare voce a una sofferenza che non era la mia. Ho rischiato, ho esplorato la sua e la mia vita e ci siamo trovate, ci siamo consolate. Diana, sul palco, è una donna che vive con onestà un periodo difficilissimo della sua esistenza.

C’è un brano che più di altri ti emoziona (nel bene o nel male) quando lo interpreti?

Next-to-Normal-13 (Foto di Gaetano Cessati)Ci sono due momenti particolari che sento molto nel mio personaggio. Il primo è la litigata con Dan, marito di Diana, quando lei si rende conto che lui non riesce a capire la sua sofferenza: quindi, con immagini molto forti, cerca di fargli comprendere com’è la sua vita ogni giorno. L’altro è la canzone che interpreto con il personaggio della figlia, quando finalmente Diana decide di parlare con Natalie, in tutta sincerità, per la prima volta. Si mette a nudo e, alla fine, le due riusciranno a dialogare davvero. L’emozione per noi sul palco è sempre tangibile.

Come ti senti prima di entrare in scena e a spettacolo finito? Qual è la reazione del pubblico cui arriva la tua performance?

Next-to-Normal-14 (Foto di Gaetano Cessati)Prima di entrare in scena cerco di concentrarmi per diventare Diana, per non portare troppo la performer Francesca Taverni in scena. Ogni nota, ogni gesto deve essere a disposizione dello spettacolo e non a sostegno del mio ego. Quando finisco, sono contenta che quel dolore e quella vicenda così intensa non siano la mia realtà. Il distacco dal ruolo è fondamentale per non diventare schizofrenici; con un gesto o una parola torno alla mia quotidianità e non subisco gli effetti negativi di ciò che ho provato sul palco. In quanto al pubblico, ha sempre reagito come ci aspettavamo. Con grande rispetto, con attenzione, con applausi dosati nei momenti giusti per non interrompere il pathos che inevitabilmente si crea, soprattutto nella seconda parte dello show. Spesso, al termine della rappresentazione, mi fermano donne che si sono riviste in Diana, che hanno vissuto vicende simili e mi ringraziano per aver dato voce ai loro pensieri e al loro sentire. A loro dico che il merito è dell’opera che è scritta molto bene, con una partitura geniale che arriva dritta al cuore. È un grande onore, per me, interpretare un ruolo come questo.

Le date di Febbraio:

Venerdì 19 FEBBRAIO 2016
TEATRO COLOSSEO, via Madama Cristina, 71 – Torino (TO)

Sabato 20 FEBBRAIO 2016
TEATRO COLOSSEO, via Madama Cristina, 71 – Torino (TO)

Venerdì 26 FEBBRAIO 2016
TEATRO DELLA LUNA, via di Vittorio, 6 – Assago (MI)

Sabato 27 FEBBRAIO 2016
TEATRO DELLA LUNA, via di Vittorio, 6 – Assago (MI)

Domenica 28 FEBBRAIO 2016
TEATRO DELLA LUNA, via di Vittorio, 6 – Assago (MI)

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