Dipendenza, libertà, riscatto: EWWA contro la violenza economica

0

di Sabrina Grementieri

Sabato 25 febbraio si è svolta a Imola la prima giornata della rassegna “DONNE DI CARATTERE”, organizzata da EWWA in collaborazione con l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Imola. Ecco com’è andata.

1Il tema complessivo “VERSO LA LIBERTÀ E IL RISCATTO: SPEZZARE LA DIPENDENZA ECONOMICA” si è articolato nella mattinata in “Ritrovare l’indipendenza: dall’economia domestica al microcredito” e nel pomeriggio in “Uscire dall’incubo: un percorso di liberazione e di riscatto”. Si è parlato, insomma, della violenza economica e dei maltrattamenti nei confronti delle donne, oltre che delle possibilità e degli strumenti – prima di tutto l’informazione, la conoscenza e la formazione – per aiutare le vittime, ma non solo, ad affrontare e risolvere questo dramma.

Ad aprire la mattinata nella sala della Biblioteca Comunale è intervenuta l’Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Imola, Elisabetta Marchetti, che ha lodato EWWA per il lavoro che sta svolgendo e che ad Imola si articolerà in altre iniziative. Ha anche affrontato nello specifico il tema della violenza economica, una violenza sottile e difficile da stanare, che vede di fatto la donna estromessa dalla gestione del bilancio familiare.

2Sabrina Grementieri ha ricordato gli scopi di EWWA, in particolare nel campo della comunicazione, sottolineando anch’essa come la dipendenza economica sia un tema poco trattato e spesso sconosciuto. Ha infine preannunziato altri incontri dell’associazione più vicini al tema della scrittura, rivolti alla crescita delle socie. Con il coordinamento di Lara Alpi della coop. Bacchilega (che ha fra l’altro ricordato come, per violenza privata, si rivolga al pronto soccorso una donna ogni due giorni), l’incontro si è poi dipanato nella presentazione di due strumenti, già esistenti, in grado di aiutare le donne in difficoltà – ma non soltanto loro – ad affrontare le situazioni di difficoltà economica: la Banca Popolare Etica e PerMicro. Gian Paolo Commissari ha parlato della Banca Etica, questa “strana” banca che si pone prima un obiettivo culturale e poi, ma solo poi, anche un obiettivo economico: insomma il denaro come strumento e non come fine. Ecco allora una banca che non cerca profitto bensì parità fra costi e ricavi, trasparente e sobria che, anche con l’aiuto di soci volontari, aiuta i clienti ad affrontare seriamente la propria situazione e a scegliere i tipi giusti di finanziamento. È la banca che aiuta la clientela culturalmente selezionata a trovare strade imprenditoriali con possibilità serie di successo. Una fetta consistente è rivolta alle associazioni, in particolare quelle non profit, alle cooperative sociali, alle ONG.

3In particolare, di fronte alla crisi economica e nelle situazioni anche di donne divorziate e senza lavoro, c’è chi tenta di creare lavoro autonomo e qui può entrare in ballo il microcredito: Martina Benedetti di PerMicro lavora da anni in questo settore cercando di creare occupazione con piccoli investimenti in un’ottica di sostenibilità a costi-ricavi. A persone con una buona idea imprenditoriale o a persone con problemi di precariato, PerMicro fornisce anche servizi accessori al credito, come l’analisi del bilancio familiare o la pianificazione della possibile attività. PerMicro fornisce anche prestiti alla famiglia per esigenze primarie. Inoltre alla donna divorziata viene offerta formazione per riuscire ad aprire un’attività o comunque a trovare soluzioni alternative.

Informazione e conoscenza – ha concluso Sabrina Grementieri – sono fondamentali non soltanto per sapere che esistono questi strumenti, ma anche per affrontare con realismo le situazioni che si presentano.

L’iniziativa pomeridiana si è svolta nell’auditorium dei chioschi di San Domenico, con Sabrina Grementieri che è ripartita dai concetti dell’informazione e della comunicazione per presentare le relatrici: Alessandra Davide di Trama di Terre, Carmen La Rocca di PerLeDonne e Alessia Sorgato, avvocato penalista specializzatasi nella difesa delle donne.

La sala non era piena (così come anche nella mattinata), ma occorre dire che a rimetterci sono state le e gli assenti, perché l’iniziativa è stata di grande interesse.

4Alessandra Davide e Carmen La Rocca hanno raccontato la loro esperienza nei due centri antiviolenza in cui lavorano, dove si registra una sostanziale parità nei numeri fra donne italiane e straniere. C’è una certa differenza nei casi di violenza economica riguardo ai quali – è l’esperienza di Alessandra Davide – sono in maggior numero le donne di ceto medio-basso, mentre quelle di ceto più alto tendono purtroppo più spesso ad uscire dalla rete istituzionale di protezione.

L’impatto della crisi economica è pesante su chi cerca di uscire da una situazione di violenza. I figli nella stragrande maggioranza dei casi sono affidati alla madre, ma troppo spesso le difficoltà del percorso (con i padri che non rispettano le scadenze degli alimenti o addirittura scompaiono) portano le donne alla tentazione del ritorno. Le donne – già vittime della violenza – si trovano troppo spesso nella situazione di abbandonare, insiemi ai figli, la propria casa e le proprie cose, per avviare un percorso di protezione. Occorrono strategie di intervento anche per il problema del lavoro, con tirocini formativi retribuiti. Poi la donna deve affrontare il problema della casa e dell’uscita dalla casa rifugio. E infine ci sono anche i tempi giudiziari che la possono stroncare.

5In generale il primitivo progetto di vita è con il compagno, che spesso – questa l’esperienza riportata da Carmen La Rocca – chiede che la compagna lasci il lavoro e accetti la dipendenza economica e psicologica. E di qui nascono spesso le conseguenze, quando a questa prima forma di sottile violenza se ne aggiungono altre, che portano all’emergenza. Occorre lavorare sull’ambito culturale prima che insorga l’emergenza. È un problema che appartiene a tutte e che richiede conoscenza e informazione.

6Proprio alla conoscenza e alla informazione è stato dedicato gran parte dell’interessantissimo intervento dell’avvocato Alessia Sorgato (avvocato e non avvocata, termine che non le piace, come ha detto lei stessa). L’avvocato ha raccontato la propria lunga esperienza nella difesa delle donne, sia italiane che straniere, che hanno subìto violenza, una esperienza che l’ha anche portata a scrivere alcuni libri sulla materia e a stilare una sorta di “manuale di istruzioni”, anche per sfatare alcuni sbagliati luoghi comuni che assillano le donne, ad esempio quando temono che il giudice possa portar loro via i figli oppure (nel caso di straniere) a togliere loro il permesso di soggiorno. Anzi: è vero il contrario. Ha inoltre sottolineato come il codice penale italiano sia vecchio (risale agli anni Trenta del secolo scorso) e non preveda tutta una serie di reati: ad esempio il reato di violenza prevede solo quella privata e quella sessuale, mentre tutti gli altri tipi di violenza perpetrati contro le donne sono previsti nella fattispecie dei maltrattamenti. Ha poi raccontato di un progetto in corso, che sostiene la compatibilità fra il Corano e il codice penale italiano, e della necessità di affrontare anche psicologicamente l’accesso ai pronto soccorso degli ospedali, prevedendo un “codice rosa” nel triage che sia corrispondente al codice rosso e che permetta a chi subisce violenza, e magari viene accompagnato proprio dal responsabile della violenza, di parlare riservatamente con i medici e con chi è specializzato in questa fattispecie.

Siamo sempre a quel punto: informazione e conoscenza, conoscenza e informazione, e qui a Imola se n’è fatta in modo puntuale e approfondito. EWWA ringrazia per la collaborazione il Comune, il Museo di S. Domenico, la Biblioteca Comunale, Legacoop, la cooperativa di giornalisti Corso Bacchilega e naturalmente tutti i relatori.

Commenti