DONNE E INDIPENDENZA ECONOMICA: SI PUÒ FARE

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Intervista a Sabrina Grementieri e Velma J. Starling
di Laura Costantini

È ai blocchi di partenza la rassegna organizzata da EWWA, in collaborazione con l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Imola, intitolata “DONNE DI CARATTERE: percorsi feminili in editoria, economia e comunicazioni di massa”.
Il primo appuntamento della rassegna (su cinque complessivamente previsti) avrà luogo sabato 25 febbraio e si intitolerà “Verso la libertà e il riscatto: spezzare la dipendenza economica”. Questo tema è stato scelto perché, mentre la violenza fisica e quella psicologica sono discusse spesso nel corso di convegni e conferenze, quella economica è considerata, a torto, più marginale. All’appuntamento imolese interverranno esperti in grado di spiegare con chiarezza di cosa si tratta e come la si può combattere. Nel frattempo, Laura Costantini ha rivolto alcune domande a Sabrina Grementieri e Velma J. Starling, coordinatrici in loco della rassegna.
In calce all’intervista, notizie e informazioni sui relatori che interverranno e sugli enti presso i quali svolgono quotidianamente il loro lavoro.

Di fronte alla necessità di iniziative come questa, viene da chiedersi come sia possibile che una donna, nel 2017, si lasci porre in una condizione di sudditanza economica nei confronti del partner. Quali le responsabilità della società, ma anche quelle individuali?

Intervista_LSV_1Sabrina – Come è possibile che una donna finisca in condizioni di sudditanza economica nel 2017? Beh, vale per tutti i tipi di violenza. Com’è possibile che nel 2017 siano le donne stesse (non tutte, certo) a ragionare ancora in base a cliché maschilisti? Quando ho approcciato questo mondo per la prima volta, non riuscivo a credere alle mie orecchie. La mia realtà mi sembrava così giusta e normale. Poi ho scoperto di essere una privilegiata, perché ho al mio fianco qualcuno che rispetta i miei diritti. Quindi: è possibile perché siamo ancora ben ancorati a una società patriarcale e misogina, la quale ha fatto certo grandi progressi ma è ben lungi da una situazione paritaria (in questo articolo, ad esempio, si riporta un caso significativo). Perché le rigidità culturali, sociali, strutturali, nemmeno col piccone riusciamo a distruggerle, per ora. Ma forse con la fatidica goccia… e qui si colloca il nostro operato.

Comunione dei beni, conto in banca a nome del coniuge, bancomat contingentato. Per la vostra esperienza, quante sono le donne che il menage familiare esclude dalla gestione economica?

Intervista_LSV_2Velma – L’esperienza personale ci aiuta a notare il problema, ma non a quantificarlo. Mi viene in mente una mia zia che, rimasta vedova, si è resa conto di aver sempre delegato qualsiasi decisione e conoscenza in materia economica al marito. Sono serviti mesi per ricostruire la sua situazione bancaria, trovando sorprese belle e meno belle. Conosco un’altra signora che, rimasta vedova anche lei, si è trovata piena di debiti dei quali non sospettava l’esistenza, perché il marito aveva gestito alcuni affari in maniera spericolata. Su larga scala, esiste un ricerca ISTAT del 2006 (disponibile a questo link) secondo cui circa il 30% delle donne si trova in una condizione di sudditanza economica rispetto al partner: dai casi più “innocui” a quelli più gravi (se ne parla anche in questo articolo di Repubblica, con un paio di esempi interessanti).

Alle donne viene insegnato che economia e finanza sono territori, quasi campi di battaglia, che richiedono competenze virili. Fino a che punto la responsabilità è della comunicazione?

Intervista_LSV_3Velma – I mass-media, soprattutto la televisione, influenzano la società. Propongono dei modelli, reiterano degli stereotipi. Spesso in negativo, cioè offrendo un punto di vista che di fatto ne nega un altro. Non troverai mai (spero) una pubblicità o una trasmissione che affermino apertamente la superiorità dell’uomo sulla donna in certi ambiti, ma se gli ospiti dei talk show sono per il 70% uomini, e troppi spot pubblicitari o fiction televisive propongono modelli femminili intenti ad attività come scegliere il detersivo o portare la pasta in tavola, difficilmente il pubblico penserà a modelli diversi: manager, economista, agente di polizia… Ne parla bene Annamaria Testa (che cogliamo l’occasione di ringraziare per averci suggerito alcune fonti molto utili) in questo suo intervento all’assemblea nazionale dell’UPA nel 2013:

Sabrina – Senza arrivare allo schermo televisivo, basta pensare alla scuola, all’educazione, alle famiglie. Ho due figli maschi alle elementari e, per quanto ho potuto sperimentare di persona portando progetti di letteratura nelle classi, ho notato che tra di loro i bambini non sembrano fare ancora grandi distinzioni tra i sessi. Lo fanno le madri fuori dalla scuola, invece. “Mia figlia legge molto, ma sai, è una femmina, è più portata.” “Mio figlio invece è bravissimo in matematica. I maschietti con i numeri ci sanno fare meglio.” E questo è solo un esempio che può sembrare banale, ma le poche volte che mi sono azzardata a far notare le implicazioni di simili discorsi, mi sono state rivolte occhiate sbalordite e spesso accondiscendenti.

Velma – Come dice Sabrina, si parte da lontano, dall’infanzia; ma poi certe impostazioni ce le portiamo dietro fino all’età adulta. Gli esempi che ho riportato poco fa suffragavano la tendenza di molte donne a delegare la gestione economica della famiglia al compagno. In compenso ho una carissima amica, che di mestiere fa l’attrice teatrale e la cabarettista, quindi una persona che secondo gli stereotipi in circolazione dovrebbe essere lontanissima, per formazione e attitudine, da argomenti come l’economia e la finanza, che invece incontra regolarmente il suo consulente finanziario e amministra i suoi risparmi. Perciò smettiamola con questa storia che le donne per certe cose non sono “portate”. Si tratta di materie a volte noiose e un po’ complesse, ma alla portata di chiunque ci si applichi, uomo o donna che sia.

In un mercato del lavoro sempre più chiuso e davanti alla difficoltà ad accedere al credito, quali possono essere le soluzioni per una donna che voglia riconquistare l’indipendenza economica?

Intervista_LSV_4Velma – Anzitutto, rendersi conto del tipo di situazione in cui si trova. Ce ne sono di più e meno gravi, bisogna valutare e comportarsi di conseguenza. Esistono enti che offrono confronti e consulenze (ad esempio la CADMI di Milano, che ha pubblicato questa Guida gratuita per identificare il problema, oppure i centri antiviolenza Liberetutte e Aiutodonna di Pistoia che hanno messo a punto questo opuscolo), però serve tanto mettersi in gioco come individui. Se uno pensa di poter trovare il lavoro fisso di un tempo e limitarsi agli uffici di collocamento, sa di avere poche speranze; se fa il giro delle agenzie interinali, magari trova qualcosa ma come precariato costante, in cui è sempre agli ordini di qualcun altro. Investire (e trovare credito per farlo) sulla propria inventiva sarebbe già qualcosa, ma serve uno slancio personale, l’idea di attivarsi, fosse anche facendo artigianato o lavori di piccola sartoria, la forza di mettersi in gioco. Occorre un’impostazione psicologica, prima ancora di presentarsi allo sportello di una banca. Poi ci sono gli strumenti tecnici, come il microcredito e le opzioni offerte dalle banche etiche.

Sabrina – Aggiungo, anche per non scoraggiare chi non si sente affatto tagliato, che indipendenza economica non significa per forza un’attività in proprio. Il primo passo da fare è riconoscere l’importanza di questa indipendenza, non lasciarsi sopraffare dai timori su presunte incompetenze e incapacità. Io per prima ho la tendenza a delegare il marito nella gestione delle questioni economiche e finanziarie. Ma alla fine si discute sempre tutto insieme, si valutano spese, investimenti, scelte e nessuno fa nulla di propria iniziativa. Anche questo per me significa indipendenza. In un epoca in cui il lavoro a tempo indeterminato è ormai un concetto quasi obsoleto, è importante avere la capacità di reinventarsi e soprattutto adattarsi. Io considero il denaro uno strumento che mi consente di vivere in maniera dignitosa e di coltivare le mie passioni. Se non trovo il lavoro dei miei sogni non mi concedo di arrendermi e mettermi nelle mani di qualcun altro. La mia libertà, indipendenza, autonomia vanno tutelate sempre, anche a costo di imparare a utilizzare strumenti (in questo caso economici e finanziari) che di primo acchito mi sembrano ostici.

In un linguaggio da profani e per profani: cos’è il microcredito?

Intervista_LSV_5Velma – Se hai bisogno di un prestito e ti rivolgi a una banca, ci sono due elementi a cui la banca fa attenzione per valutare i rischi e decidere se concederti il prestito. Il primo sono le garanzie che puoi offrire (hai uno stipendio fisso? una casa di proprietà?), il secondo sono le informazioni su finanziamenti che potresti aver ricevuto in passato (li hai gestiti bene? eri puntuale con le rate o tendevi a tardare? sei scappata ai Caraibi con i soldi?). Inutile dire che questi criteri non ti danno grandi possibilità se ti trovi in difficoltà economiche e devi partire da zero. Un ente che fa microcredito si basa su criteri diversi: per esempio il fatto che tu abbia un’idea davvero buona per una piccola impresa, che la descriva in modo convincente, che abbia le capacità di portarla avanti con professionalità. Punta su di te come persona, più che su quanto hai già in tasca.

In un linguaggio da profani e per profani: cos’è una banca etica?

AccountingSabrina – Stesso concetto, più o meno. Le banche etiche sono istituti di credito che cercano di diffondere una cultura economica trasparente, equa, sobria – insomma dimentichiamoci dei grandi manager di certi gruppi bancari e delle loro manovre a metà fra finanza e politica. Le banche etiche si preoccupano di diffondere il concetto che il denaro non deve essere un fine, ma solo un mezzo. Hanno selezionato degli strumenti che portino a un uso responsabile del denaro, quindi hanno una missione anche culturale oltre che strettamente finanziaria. Cercano di tornare a una dimensione pulita dell’economia, che lontano dalle sue degenerazioni (corruzione, clientelismo, prodotti finanziari truffaldini) è una disciplina utile e comprensibile, con una sua ragion d’essere.

In quanto scrittrici e operatrici della comunicazione, come possiamo veicolare il messaggio della necessità di mantenere la propria indipendenza economica come prima garanzia di libertà?

Intervista_LSV_7Sabrina – Innanzitutto è importante che chi si occupa di comunicazione e scrittura presti attenzione al linguaggio che utilizza. Stereotipi e cliché, spesso utilizzati inconsapevolmente, non fanno che legittimare una cultura maschilista radicata nella società, e i progressi fatti in materia di parità di diritti hanno appena scalfito la superficie. È importante parlarne, e parlarne in modo corretto. La dipendenza economica, talvolta così estrema da meritare il nome di “violenza economica”, spesso non è ancora riconosciuta come tale: viene considerata parte di un contesto più ampio, dove è la violenza psicologica o fisica a farla da padrona.

Velma – Fuori dall’argomento in quanto tale, credo che in ambito giornalistico si dovrebbero interpellare il più possibile donne (per interviste, consulenze, opinioni). Mostrare la loro competenza e la loro professionalità, il fatto che se lavorano e sono indipendenti sono anche felici e realizzate. Gli esempi in positivo sono sempre più efficaci di quelli in negativo, suscitano “invidia sana” e desiderio di emulazione – purché parliamo di esempi calati nella realtà, non di attrici famose con la villa a Beverly Hills. Anche nella scrittura creativa (romanzi, racconti, teatro, fiction televisiva e radiofonica), si dovrebbe dare spazio a personaggi femminili con queste caratteristiche, o che si rendano conto di quanto la loro vita può essere più appagante e soddisfacente se sostenuta da una libertà concreta, tangibile. Voglio andare a cena fuori con le amiche? Posso farlo e non devo chiedere a nessuno di pagarmela, quella cena.

Quanto pesano nel perpetuare la situazione gli stereotipi di genere che, purtroppo, tanta narrativa femminile continua a propagandare?

Intervista_LSV_8Sabrina – Gli stereotipi sono, per definizione, storicamente radicati e capillarmente diffusi. Da un punto di vista narrativo hanno una loro efficacia, non lo nego: sono semplici, immediati, comprensibili. Arrivano subito a chi legge. Eppure, chiunque scriva narrativa di genere dovrebbe fare un passo indietro e chiedersi se sta aderendo allo stereotipo in modo piatto e acritico o se, almeno, vuole fare il tentativo di modernizzarlo un po’.

Velma – Quando diciamo che, sotto sotto, la storia di Cenerentola funziona sempre, dovremmo anche ricordarci che quella favola ha qualche secoluccio sulle spalle: ci credo che ha funzionato per secoli, erano tempi in cui esisteva un solo modello di società, quello patriarcale. Ora no. Quindi, grazie tante Cenerentola, è stato un piacere ma adesso puoi andare.

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I relatori della prima giornata di DONNE DI CARATTERE

Logo PerMicroMartina Benedetti è Loan Officer presso la filiale Emilia-Romagna di PerMicro sita a Bologna. Precedentemente ha lavorato nell’ambito della cooperazione internazionale e politiche dello sviluppo per il Ministero degli Affari Esteri Italiani e presso numerose ONG. Per studi ed esperienze lavorative ha maturato una vasta conoscenza dell’area balcanica, nonché pubblicato la propria tesi dal titolo “Il Microcredito in Serbia: caso studio del Micro Development fund (MDF) nella Municipalità di Kraljevo”.

PerMicro, società italiana specializzata nell’erogazione di microcredito ed operante su tutto il territorio nazionale attraverso 14 filiali, offre i suoi servizi ai cittadini italiani e migranti che vogliono avviare o sviluppare un’attività imprenditoriale, oltre che alle famiglie con particolari bisogni finanziari legati a casa, salute, formazione. PerMicro ha concesso fino ad oggi 14.631 microcrediti, per un totale erogato di 99.794.538 euro, di cui 2.311 microcrediti all’impresa e 12.320 microcrediti alla famiglia.
Online: www.permicro.it.

BE_LOGO4COLGian Paolo Commissari, 52 anni, imolese, ha lavorato fino al 2003 presso la Cassa di Risparmio di Imola, ricoprendo diversi incarichi sia in filiale sia presso la Direzione Centrale e seguendone le vicissitudini che l’hanno portata nel tempo alla fusione con la Banca Popolare di Lodi. Socio già dal 1996 della Cooperativa verso la Banca Etica, progetto del quale lo affascinavano i principi di base, è ora il Responsabile della filiale di Bologna dell’omonimo istituto.
Da allora la sua attività lavorativa ha assunto i connotati della “vocazione”: alla classica attività del bancario è affiancata una lunga serie di incontri, convegni, testimonianze, banchetti informativi per diffondere e far conoscere i principi e i valori della finanza etica.

Banca Popolare Etica offre i principali prodotti e servizi bancari per privati e famiglie o per organizzazioni e imprese. L’attività bancaria è sviluppata in base a principi fondativi quali trasparenza, partecipazione, equità, efficienza, sobrietà, attenzione alle conseguenze non economiche delle azioni economiche, credito come diritto umano. Banca Etica ha sviluppato diversi strumenti di “garanzia etica” per assicurare l’effettiva possibilità di un uso responsabile del denaro. Con il risparmio raccolto vengono finanziate organizzazioni che operano in quattro settori specifici: cooperazione sociale, cooperazione internazionale, cultura e tutela ambientale.
Online: http://www.bancaetica.it/

L3_PerLeDonneCarmen La Rocca è laureata in Pedagogia con una tesi in Filosofia del Linguaggio, Diplomata in un Master in Comunicazione e Linguaggi non verbali. Il triangolo “Sapere – Saper Essere – Saper Fare” fa da cornice a ogni suo ambito lavorativo ed esperienziale, passato e presente. Teorie e erudizione da sole non bastano, così come non bastano da sole esperienza e predisposizione. L’ambito della Filosofia sul piano teorico, quello della Psichiatria sul piano pragmatico e quello del Femminismo e della violenza degli uomini sulle donne, sul piano deontologico, sono contenitori formanti e performanti, che la mettono in condizione di produrre (ma anche ricevere) cambiamento.

PerLeDonne, associazione di volontariato, nasce a Imola nel 2012 su iniziativa di alcune donne con precedenti esperienze politiche, culturali, operative e legali.
Ha due ambiti di intervento : la promozione dei diritti e della dignità  delle donne, e il contrasto alla violenza di genere. Dal 2012 gestisce un centro antiviolenza offrendo gratuitamente alle donne ascolto, accoglienza, assistenza legale, assistenza psicologica, supporto alla genitorialità.
Dal 2016 è operativo un centro di cultura femminile come spazio di pensiero ed di azione concreta sulle politiche di genere e sul protagonismo delle donne.
Online: http://www.perledonneimola.it/

L4_TramaDiTerreAlessandra Davide diventa femminista nel 1993, dopo aver letto “Dalla parte delle Bambine”, di E. Gianini Belotti. La militanza nel movimento femminista e separatista di Atlantide a Bologna ha riempito di contenuto il suo femminismo. Nel 2011, dopo 10 anni di lavoro sociale, ha imparato a praticare il femminismo ogni giorno grazie all’incontro con le donne provenienti da ogni paese del mondo nell’associazione Trama di Terre di Imola. Qui ha iniziato a lavorare sul tema del contrasto alla violenza maschile sulle donne nell’accoglienza di giovani donne fuggite da matrimonio forzato. Nel 2012 è stata socia fondatrice del centro Antiviolenza sempre di Trama di Terre, diventandone responsabile nel 2015. È laureata in storia contemporanea con una tesi sulla sua esperienza radiofonica con le detenute presso il carcere di Bologna.

Trama di Terre è un’associazione di promozione sociale, finalizzata a trovare un punto di condivisione fra donne arrivate da tutto il mondo. Spesso le donne migranti si trovano in una condizione di duplice vulnerabilità. Da un lato non essere titolari di cittadinanza le porta a godere di meno diritti e a essere sempre a rischio di cadere nell’irregolarità; dall’altro lato, come le native ma talvolta in forme più estreme, subiscono ruoli imposti da una concezione patriarcale delle famiglie e delle comunità di origine. Con tutto il portato di violenze che ne consegue quando una donna decide di ribellarsi. In questo spazio si colloca Trama di Terre, nella resistenza alle identità imposte dalle logiche sessiste e razziste ancora fortemente presenti in Italia e in tutto il mondo.
Online: http://www.tramaditerre.org/

Alessia Sorgato (Milano, 1968) si laurea in Procedura penale con tesi dal titolo “La testimonianza del minore vittima di abuso sessuale”. Nel 2015 consegue un Master in criminologia ad indirizzo vittimologico. L’attività professionale di avvocato penalista, a Milano e in tutta Italia, convive con l’impegno costante in pubblicazioni, libri (l’ultimo, “Giù le mani dalle donne”, è stato pubblicato da Mondadori Electa nel 2014) e partecipazione a convegni, anche in sedi internazionali. Specializzatasi nella dimensione vittimologia a protezione dei soggetti deboli, ha pubblicato numero si articoli e libri sul tema. È co-fondatrice della Associazione Amici della Casa dei Diritti del Comune di Milano, e pubblica articoli e saggi in materia di violenza domestica e diritti lgbt sul blog Gli Intrusi.
Online: http://sorgato.it/

DONNE DI CARATTERE è organizzato in collaborazione con:

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