È NATO A NAPOLI IL POLO CAMPANO DI EWWA

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di  Sveva Morelli 

Il 30 gennaio, nella splendida cornice del Convento di San Domenico Maggiore, è stato inaugurato il polo campano di Ewwa.
polo napoli con flumeri e cilentoElisabetta Flumeri, in qualità di Presidente, ha subito illustrato l’anatomia di Ewwa, come “rete di persone che fanno squadra, in cui la condivisione è il mezzo di crescita per ciascuna iscritta”. Il nuovo polo campano sarà uno dei tanti centri di aggregazione italiani, ma destinato a portare “la particolare esperienza della napoletanità, custode di un’antica tradizione culturale”, come ha tenuto a precisare Angela D’Angelo. Quest’ultima affermazione è stata confermata anche dalla neo socia onoraria Antonella Cilento, nel corso della presentazione dei suoi romanzi.

“Lisario o il piacere infinito delle donne”, “Bestiario Napoletano” e “La Madonna dei Mandarini” hanno rappresentato un affascinante percorso alla scoperta di una Napoli tra passato e presente, fatta di personaggi complessi, di ambienti che riescono ad essere scarni e accoglienti allo stesso tempo, di parole apparentemente casuali, ma, in realtà, dense di significati precisi.

cilento d'angelo verazzo flumeriLe moderatrici Angela D’Angelo e Christiana V sono state preziose nel dirigere la discussione su temi che, emergendo dai libri della Cilento, si ritrovano nella realtà di tutti i giorni: la rivoluzione delle donne per la conquista dei propri diritti come il diritto al piacere, ma anche come possibilità di fare da sole le scelte essenziali di vita, come quelle matrimoniali e professionali, tra le quali si può inserire il diritto allo scrivere. E lo scrivere trova il suo apice nella grande ricchezza lessicale e terminologica di cui l’Italia e Napoli sono portatrici quasi inconsapevoli, poiché sommerse da un’editoria di consumo che tende a “piallare” lo stile narrativo. Antonella Cilento si è espressa anche come docente di scrittura creativa, definendo lo scrivere “un’attività non intellettuale, ma fisica, fatta di sudore e allenamento quotidiano, di esercizio costante come mezzo più diretto per superare un eventuale blocco”.
cilento verazzo d'angeloA questo punto, i lavori sono stati interrotti per la pausa pranzo, perché nella zona di Spaccanapoli un assaggio di gastronomia locale e un caffè sono imprescindibili. E poi servivano energie per il workshop del pomeriggio, su uno degli argomenti più spinosi per chi scrive: l’Editing.

Al ritorno nella Sala del Capitolo, dove si è tenuto l’incontro, erano già evidenti le potenzialità di Ewwa: tanti gruppi di persone intente a chiacchierare di scrittura, chi venuto a curiosare dopo aver letto la notizia sui blog, chi sul sito del comune, chi sul giornale, chi era già iscritto ma salutava contatti virtuali a cui riusciva ad associare, finalmente, un volto reale. Il confronto e la condivisione sono dunque iniziati anche nel nuovo polo. È bastato appena il tempo di tesserare le nuove leve, che ci si doveva già rimettere al lavoro.
bazardiLa parola è passata ad Alessandra Bazardi, vicepresidente di Ewwa, editor e agente letterario, con l’arduo compito di tratteggiare la figura dell’editor. Un breve excursus sul panorama editoriale è d’obbligo per capire come il self publishing abbia cambiato le carte in tavola. “L’autopubblicazione è in grado di eliminare l’editore, ma non l’editor: il self publisher deve fornire un prodotto valido e avere l’umiltà di riconoscere la necessità di altre figure professionali”. L’editor deve essere una persona competente, non c’è spazio per l’improvvisazione. Una buona preparazione, unita all’intuizione, aiuta a cogliere segnali di mercato, a valutare le potenzialità dei manoscritti, sia in prospettiva delle vendite, sia a livello contenutistico.
È fondamentale, però, il rapporto con l’autore, che deve basarsi sul reciproco rispetto e sulla fiducia. Un dialogo continuo, in cui l’uno non cerca di prevaricare l’altro: l’editor non deve stravolgere o riscrivere il libro, né l’autore deve subirne i consigli; ma, anzi, è tenuto ad analizzarli in maniera critica. L’importante è non dimenticare mai la comune finalità: la qualità dell’opera e il suo successo.
Il discorso è stato approfondito da Elisabetta Flumeri, sceneggiatrice, scrittrice e editor, che ha esposto più nel dettaglio il lavoro dell’editor sul testo. La Flumeri si è subito dichiarata “strutturalista convinta”. Un editing in fase di ideazione, fatto sulla scaletta, consente di apportare correzioni strutturali prima della stesura, permette di capire quanto la storia funzioni e quali decisioni rivedere, in modo da dare maggior ritmo e incisività alla narrazione. In questo può aiutare la tecnica della “one-line”, cioè il descrivere ogni scena con una o due frasi significative, che illustrino cosa effettivamente succeda in quel frangente: sicuramente si avrà un più immediato ed efficace colpo d’occhio su tutta la trama.
sala e partecipantiSi passa poi all’editing contenutistico, particolarmente delicato perché deve tener conto di aspetti diversi. In questa fase l’editor dovrà esaminare la verosimiglianza degli eventi, potendosi avvalere anche di consulenti esterni, poi verificare la coerenza generale del romanzo rispetto al suo target, delle singole scene e dei personaggi. È importante individuare il carattere del personaggio, in modo che si muova secondo una personalità propria e non come un “burattino” nelle mani dell’autore. Comprendere il tema centrale dell’opera e il conflitto che esso genera con il controtema aiuta a gestire il ritmo narrativo, impedendo che si appiattisca e faccia scemare l’interesse del lettore.
Infine, il line editing ha un approccio al testo ancora più minuzioso: consiste nell’esaminare la gestione del punto di vista (punto particolarmente ostico per gli esordienti), l’adeguatezza delle descrizioni e il ruolo effettivo dei dialoghi rispetto alla trama.

È apparso chiaro quanto la tematica fosse ampia e complessa, ma il tempo, sempre tiranno, non ha concesso ulteriori approfondimenti. Il Workshop, però, ha sicuramente catturato l’attenzione dei presenti, tutti rigorosamente dotati di carta o tablet su cui prendere appunti. Certamente un buon esordio per il polo campano, che si prepara a raccogliere le idee per i prossimi appuntamenti.

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