Editoria e pubblico in Francia

0

di Maria Lidia Petrulli

Inizio questo breve excursus sull’editoria in Francia, o comunque francofona, sfatando l’odio dei francesi per i forestierismi. Il francese è più ricco di parole italiane che inglesi, ne usano tantissime, addirittura ne coniano di loro partendo dalle nostre: “quasi”, che usano come noi anche se pronunciato alla francese, “quasiment”, ne è solo un esempio. Non hanno nemmeno pregiudizi sulla nostra letteratura. L’ultimo premio del Polar (che comprende giallo, noir e thriller) di Lione, è stato vinto da Valerio Varesi. Il Salone del Libro di Montpellier del 2016 era dedicato all’Italia: c’erano Murgia, Benni e tre giovani autrici, e i loro libri sono andati a ruba. Era stato invitato anche Eco che, però, è deceduto pochi mesi prima; l’organizzazione ha tenuto un discorso in suo onore. Sono state tradotte Silvia Avallone e molte altre giovani autrici e giovani autori. Naturalmente gli scambi avvengono alla Buchmesse di Francoforte: viene tradotto chi vende. Il livello dei traduttori è ottimo, le case editrici curano molto questo aspetto.

La letteratura francese, anche nel polar, o in qualsiasi altro genere, ha sempre uno sfondo sociale o psicologico: sono apprezzate le storie che sanno mescolare avventura, personaggi fuori dall’ordinario e problematiche sociali. La psicologia degli attori del romanzo dev’essere sempre accurata. Come la scrittura. È qui che i francesi storcono il naso. Non si scrive come si parla. Il linguaggio scritto deve rispettare le regole grammaticali che, nella lingua parlata, possono essere trasgredite. Non sono ammessi errori nell’uso della punteggiatura. Il trattino nei discorsi, lo spazio prima dei punti esclamativi, interrogativi, due punti e punti e virgola. Adesso vedo che qualche casa editrice comincia a usare le caporali. Sono ancora poche.

I francesi leggono molto, il mercato librario è aumentato nel 2017 del 5,8%. Ha grande successo il polar, ma ho visto che tutti i generi sono seguiti: storico, fantastico, erotico, viaggi, non di genere… Ma non il romance. Loro lo dicono al femminile: “La Romance”. Quando sono andata al Salone del Libro di Parigi, il romance non era contemplato. A Montpellier c’era una giovane autrice francese di romance ma nessuno si fermava a dare un’occhiata ai suoi libri. Da Sauramps, una grossa catena, lo scaffale dedicato al romance è minuscolo. Immaginatelo su una superficie di oltre 500 metri quadri zeppa di libri. Ed è così ovunque.

Parlando con autrici di romance nostrane che pubblicano in self, e si sono fatte tradurre in francese, mi sono fatta l’idea che, poiché i francesi scrivono poco romance, i lettori di questo genere, una fascia piuttosto giovane d’età, si rivolgano ad altri mercati, fra cui quello italiano tradotto. In questo caso anche in ebook, in modo da risparmiare. Normalmente, il mercato degli ebook in Francia non conviene, poiché le versioni elettroniche dei cartacei delle grosse case editrici costano giusto 3,4 euro in meno, quando va bene. È molto più economico aspettare la versione pocket che esce a distanza di circa sei mesi e che non supera mai gli 8 euro.

Basta dare un’occhiata ai numerosi e seri premi letterari per farsi un’idea dei generi letti: “Boussole”, di Matthis Enard, pubblicato da Actes Sud, è un enorme monologo eruditissimo, molto bello; “2084, la fin du monde” di Boualem Sansal, Gallimard (da noi tradotto malissimo, a mio parere, da Neri-Pozza), riprende “1984” di Orwell; “La Vérité sur l’Affaire Harry Quebert”, di Joël Dicker, Editions des Fallois, è un polar molto originale. Proseguiamo con “La Fille Automate”, prix de l’imaginaire 2013, di Paolo Bacigalupi, bello e particolare, come pure “L’Etrangère” dello statunitense Gardner Dozois; Amélie Nothomb, conosciutissima, ha rinnovato il proprio successo con l’ultimo romanzo pubblicato “Frappe-toi le cœur”. Olivier Truc ha scritto “Le derniere Lapon”, un giallo originale. E si potrebbero portare ancora molti altri esempi.

Dal punto di vista del fantastico, premiano spesso gli inglesi: “Du Sel Sous Les Paupières” è un libro stupendo. Personalmente non apprezzo molto il fantastico francese, a parte Fabrice Colin e pochi altri, lo trovo spesso di una violenza a mio avviso gratuita, o senza né capo né coda. Ma sono gusti personali. Fatto sta che il Grand Prix de l’Imaginaire, che si svolge ogni due anni, è decisamente prestigioso.

Pennac, la Vargas, Marc Levy, Fabrice Colin, Sandrine Collette: ci sono tantissimi autori amati, letti, intramontabili, tra questi ovviamente va annoverato anche Simenon. Virginie Despentes ha scritto “Vernon Subutex”, in tre volumi, tradotti in italiano da Bompiani; il terzo volume uscirà il 25 gennaio 2018, la trilogia porta avanti una critica sociale spietata. Sta avendo molto successo.

Le case editrici leggono e rispondono puntualmente come promettono: il massimo di tempo per una risposta è sei mesi, la media quattro. Il problema è che quasi tutte chiedono il manoscritto in cartaceo, il che è una spesa non indifferente. C’è un rapporto molto stretto fra CE e autore, anche se la CE non è grossissima. C’è da specificare che troviamo una minore proliferazione di case editrici rispetto a quel che capita da noi. Quanto alla promozione, la CE se ne prende carico, ma ci sono anche blog e gruppi, dove sono richieste cortesia, presenza, costanza, uso della lingua francese.

Le agenzie letterarie non sono a pagamento, anche loro rispondono secondo i tempi che indicano nei loro siti. Alcune non vogliono essere contattate; provvedono loro a mettersi in contatto con chi ritengono interessante, si può intuire direttamente dal loro sito.

Due parole sul fumetto e la letteratura umoristica o ironica: sono molto diffusi. Ci sono premi e saloni del libro dedicati interamente al fumetto, quello di Angoulême è il più importante in assoluto. Va ricordato infine il salone della letteratura di viaggio di Saint Malo.

Commenti