Ewwa intervista Raffaella Poggi (VeloNero)

0

Raffaella, quale opinione ti sei fatta sull’attuale editoria?

Per prima cosa buongiorno care “Ewwe” e grazie di avermi dato modo di raccontare un po’ di me.
Le mie idee sull’editoria sono tante e, ovviamente, confuse.
Da un lato noto che in Italia esiste una stasi, soprattutto tra i grandi editori che avendo trovato un equilibrio fatto di pubblicazioni di ottimi autori, tirature elevate della biografia della star nazionalpopolare del momento e la narrativa gialla vanno avanti più o meno come sempre, coltivando il proprio orticello.
Dall’altra c’è la letteratura di genere, o meglio, il genere rosa, in tutte le sue sfumature, sottogeneri e categorie, con il fantasy e la fantascienza. Il giallo, noir, thriller che dir si voglia, pur essendo di genere, lo annovero nel primo caso. Qui la mutazione messa in atto dalle piattaforme online che permettono agli autori l’autopubblicazione è epocale. I dati Amazon non sono noti, ma il fenomeno a livello mondiale è roba da far tremare le vene ai polsi, non nascondiamoci dietro a un dito, e gli editori si arrabattano per capire il trend e restare aggrappati a un treno che sta andando a velocità doppia, anzi tripla, rispetto all’andatura a cui sono abituati.
La fetta di mercato dell’editoria da edicola è stata assorbita dal self e al posto della serie Harmony, che ha subito brutali e drastici tagli, Bluemoon (Curcio l’ha cancellata nel 2010, se non sbaglio) e I Romanzi Mondadori restano i racconti pubblicati da Confidenze, GranHotel e altri periodici per il pubblico femminile meno giovane e più tradizionale. Per il resto tutto passato al digitale.
Scrivo rosa, per cui è questo l’ambito che ho osservato con più attenzione, ma credo che sia l’inizio di un fenomeno che investirà presto tutti i generi e l’editoria nel suo complesso, a partire dai testi universitari.
Qualità o quantità?
Mi sembra questo il dilemma su cui si siano concentrati gli editori.
Come conciliare?
Ah, se avessi la risposta credo sarei un manager di successo.

Secondo te quali sono le strategie per sopravvivere nel mondo letterario quando si è agli inizi?

All’inizio, se hai la fortuna di ritagliarti un piccolo spicchio di visibilità e qualche lettore che ti apprezza, ti prende la frenesia di pubblicazione per accontentare il lettore e soddisfare il tuo ego, lo so, ci sono passata. Ecco, io penso che questa, a lungo termine, sia una strategia sbagliata. Sparare titoli a raffica alla fine stanca anche il lettore più fedele. Si notano eventuali analogie, si fanno paragoni. Il grosso problema degli autori self (e io sono self inside, perché così ho cominciato) è quello di non lasciare decantare i propri scritti, ma pubblicare immediatamente dopo aver terminato la stesura, a volte senza rileggere.
Lasciando passare del tempo, l’autore diventa il miglior giudice di se stesso, si può vedere che cosa manca, che cosa non si è approfondito e anche dove e come tagliare.
La cura per il proprio lavoro è essenziale, per rispetto del lettore, degli altri autori ma soprattutto di se stessi.

Ti capita di osservare che la realtà ha superato la fantasia?

Sì, tutti i giorni. In moltissimi contesti. C’è da rimanere basiti per il vilipendio dell’italiano, il livellamento al basso della lingua, il pressapochismo, i copia incolla di testi altrui (e non parlo di spunti colti nei testi e di idee che vengono a tanti e contemporaneamente, parlo proprio dei CTRL+C e CTRL+V), la totale presunzione di chi, a differenza mia che erro a ogni respiro, non sbaglia mai. Resto basita, ma prevale in me una sorta di cinico distacco e… ignoro. Vado avanti per la mia strada.

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Sto leggendo La maschera del comando di John Keegan. Ho appena finito I Pirati del Lago di Mariangela Camocardi, lo avevo lì, in cartaceo, che mi aspettava da tanto e mi faceva l’occhiolino, poi ne ho letto qualche stralcio e l’ho divorato. Incalzante, scritto divinamente e anche divertente.

Quale tra i tuoi romanzi vorresti che diventasse un Best Sellers?

Il prossimo.
Sempre il prossimo, perché investo tutte le mie energie in ciò che scrivo e ci credo, più che nel lavoro precedente, altrimenti non scriverei.

A cosa non rinunceresti mai?

Al mio pc.

Cosa non sopporti negli altri?

In genere sopporto molto. Penso a me, ai miei limiti e divento conciliante.

Qual è il tuo libro “cult”?

Suppongo Orgoglio e pregiudizio per molti fattori: la trama, il tratteggio psicologico di ogni personaggio, anche quelli appena accennati, l’ambientazione pennellata nei comportamenti e non nelle descrizioni. C’è tutto quello che mi piace in un libro, compresa la vena humor.

In assoluto, da autrice, quale è il complimento che ti fa più piacere?

Mi fa piacere tutto, ogni singolo commento, ma penso siano quelli che vengono rivolti alla mia persona che mi scaldano il cuore.

Qual è stato il primo pensiero subito dopo aver saputo che avresti pubblicato il tuo romanzo con una casa editrice?

Ho pianto.

Che cosa non si direbbe mai di te?

Non lo so, in genere da me ci si aspetta di tutto. Sono i miei scatti d’ira che spesso spiazzano chi non mi conosce da sempre, un lato del mio carattere che sono riuscita a domare. Per questo sono molto accomodante e cerco di non arrabbiarmi mai, perché se mi arrabbio divento Sansone… e muoio schiacciata con tutti i Filistei.

A chi senti di dover dire grazie?

Quanto spazio ho per rispondere a questa domanda?
Me ne occorre parecchio.
Grazie a chi mi ha letto, grazie a chi mi sopporta, grazie a chi mi ha fatto studiare, grazie a chi mi critica, grazie a chi mi sta vicino, grazie a chi mi sopporta. Grazie a chi mi vuole bene e mi sostiene. Grazie a te.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

I miei sogni nel cassetto sono le mie storie che tiro fuori una per volta, le dispongo accanto a me e pian piano le racconto, con i miei mezzi e con tutto l’impegno per riuscire a narrarle così come le ho immaginate.
Il mio sogno nel cassetto, quello con la S maiuscola, è fare della scrittura un lavoro che mi permetta, se non di mantenermi, di sostentarmi un po’ e a lungo termine.

Grazie per questa stimolante intervista, mi ha fatto riflettere parecchio, e riflettere è la cosa che preferisco in assoluto. Buona lettura e buona scrittura a tutte.

Commenti