Intervista EWWA a Simona Liubicich

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di Mariangela Camocardi

Ciao Simona, questa domanda la faccio a tutti: che opinione ti sei fatta dell’attuale editoria?

Ciao Mariangela. Innanzitutto voglio ringraziarti dell’onore di essere intervistata dalla più famosa scrittrice di rosa italiana, oltre che da un’amica sincera.
Purtroppo, l’opinione che mi sono fatta dell’attuale editoria è andata scemando in caduta verticale, anno dopo anno. L’editoria italiana è in crisi e si vede molto bene. Noi autrici italiane siamo poco rispettate, sottopagate (anche peggio, se posso esprimermi liberamente) e non abbiamo la visibilità delle straniere alle quali non abbiamo nulla da invidiare. Le CE stanno tendendo a diventare esterofile sebbene abbiamo rose nostrane che farebbero invidia a molti e questo mi rattrista molto. Non c’è nulla di peggio che lavorare senza soddisfazione.

Scrivere ti ha cambiato, in un qualche modo?

Lo scrivere mi ha salvato da una situazione grave di salute, permettendomi di estraniarmi ed entrare in un mondo dove vivevo solo io insieme ai miei protagonisti, dove i pensieri oscuri non potevano raggiungermi e mi ha dato molta pace. Il rovescio della medaglia è accorgersi che è un mondo difficile, non sempre fatto di persone oneste, dove mancano sincerità, umiltà e l’invidia è padrona. Grazie al cielo, ho conosciuto anche persone fantastiche con le quali ho un bellissimo rapporto, persone vere e trasparenti che mi aiutano ogni giorno a crescere e a confrontarmi perché il nostro lavoro, se fatto seriamente, è una salita continua.

Quali sono stati gli incontri più importanti della tua vita?

In primis, mio marito, conosciuto e sposato in meno di due anni e che amo oggi come allora. Il mondo della letteratura al femminile come protagonista, un universo che, sebbene disseminato di spine, profuma sempre come un mazzo di fiori primaverili. Amicizie, anche cocenti delusioni, ma che mi hanno plasmato in quella che oggi sono, una persona con un carattere non molto facile, disillusa e con i piedi sin troppo per terra, ma sempre alla ricerca del sogno.

Che cosa pensi del ruolo della donna in letteratura?

La donna nella letteratura ha regalato un contributo enorme alla società. Siamo sempre state viste con un occhio di critica, ma capaci di creare capolavori di narrativa e poesia. La donna usa il cuore quando scrive ed è in grado di avere un’empatia tale con la propria opera da renderla “vera” agli occhi di chi legge. Senza nulla togliere ai signori autori maschi J

C’è una frase che ti rispecchia?

La donna è come una bustina di tè, non si può dire quanto è forte fino a che non la si mette nell’acqua bollente.
(Eleanor Roosevelt)

Quale tra i tuoi romanzi vorresti che diventasse un Best Sellers?

Lo Smeraldo di Londra, un libro speciale al quale non è stata data la possibilità di visibilità che avrebbe davvero meritato.

Sogni e bisogni?

Sogni? Guarire dal cancro, senza dubbio. Bisogni? Ho tutto: un marito e una figlia stupendi, una famiglia alle spalle che mi ama… Certo, qualche soldo in più non guasterebbe! J

Quale libro letto ti ha indotto a volerne scrivere di tuoi?

Leggo da quando ricordo, ma i romance sono stati la mia passione da sempre: li rubavo a mia mamma per leggerli per prima. Sicuramente sono stati una grande fonte d’ispirazione. Amo anche i noir e sto meditando di cimentarmi… consiglio di Marri Masella!

Se tu fossi seduta a un tavolo di editori e potessi parlare a ruota libera, che cosa diresti loro?

Direi loro di cominciare a rifare un po’ di selezione seria, come ai vecchi tempi, perché ultimamente la qualità degli scritti è scesa verticalmente. Business: soldi non ce ne sono, le autrici già esperte le pagano una miseria, tutti sono alla ricerca di grandi CE per pubblicare… Due più due a casa mia fa quattro.

In assoluto, da autrice, quale è il complimento che ti fa più piacere?

Quando una lettrice mi dice che legge i miei romanzi perché nonostante l’ambientazione che uso di solito (il periodo vittoriano) riesco a dare un’impronta differente alle storie.

Professionalmente, che cosa ti gratifica di più?

Purtroppo ultimamente poco, cara Mariangela. Vedo troppe cose che non gradisco, lavoro per pochi spiccioli e come italiana, mi rendo conto di essere messa in un angolo perché l’esterofilia dilaga. È triste.

La tua battaglia contro il cancro non ti ha piegata, anzi, sei forte e combattiva, più che determinata a non  gettare la spugna. C’è qualcosa di fondamentale che vorresti dire a chi sta vivendo un’esperienza così difficile?

Non mollate MAI. Se lo avessi fatto, non ci sarei più, invece sono ancora qui a rompere perché lotto ogni giorno; intanto la scienza va avanti e combatte per me, per tutte noi. Un giorno vincerà, lo so e questo bastardo sarà sconfitto. Spero di esserci e brindare con tutte le donne che vivono questo incubo.

A chi senti di dover dire grazie?

A mio marito, un uomo stupendo che non mi ha mai abbandonato un secondo, mi ha sostenuto in ogni cosa e continua a farlo.

Simona, stai ottenendo quello che volevi?

Se parlo della mia vita personale, malattia a parte, sono una persona molto felice. Professionalmente e come cittadina, per nulla soddisfatta di ciò che l’Italia mi sta offrendo.

Grazie Simona.

Grazie a te <3

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