Polo Toscano EWWA al Pisa Book Festival 2017

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di Chiara Miryam Novelli

Eccoci qua, dopo una settimana dalla chiusura del festival letterario a Pisa, svoltosi il 10-11-12 novembre 2017, per confrontarci sull’esperienza e capire cosa era stato per noi come autrici e come donne. L’intenzione era quella di tirarne fuori un articolo da condividere con voi che fosse unitario ed esaustivo di ogni aspetto, ma ho ritenuto, proprio per far capire nel modo migliore cosa sia stata questa esperienza per noi che ognuna la raccontasse con le sue parole, con la sua voce.

Partiamo con Lori Hetherington, traduttrice, responsabile del Polo Toscano di EWWA, bionda, occhi chiarissimi, di gran carattere.
“Diversamente dalle altre Ewwe che hanno partecipato a Pisa Book 2017, io non avevo libri in vendita (tranne un racconto nell’antologia Storie); la mia partecipazione era come rappresentante dell’Associazione. E poi, ho potuto esserci solo il giorno di venerdì, quando la fiera era ancora in fase di riscaldamento.
Come visibilità per l’Associazione, era bello sentir dire da diverse donne—visitatori e espositori—che ci seguono da tempo. Vediamo se queste decidono di iscriversi in seguito. Comunque, credo che la nostra presenza era importante.
L’EWWA Toscana ha avuto, in questi ultimi quattro anni, un po’ di difficoltà a decollare come gruppo unito. Invece, sembra che l’evento dello stand al Pisa Book 2017 ha rafforzato il gruppo in modo significativo. Spero che non sia solo un effetto temporaneo e che i legami saranno la cola che ci tiene insieme anche per iniziative future.”

È la volta poi di Sylvia Zanotto, performer, poeta, una donna sensibilissima e colta, sentiamo cosa ci dice.
“È la prima volta che sono a  un festival di libri come autrice. È una grande emozione. Non ho venduto nemmeno un libro di poesie. Ne ho regalati tanti. Ne ho comprati tanti! Ho fatto tanti incontri: ero come una bambina di fronte al paese delle meraviglie! E queste meraviglie sono le mie socie Ewwa… ognuna un paese con i suoi colori, i suoi profumi, le sue sorprese… E poi i libri, gli autori, altri mondi, altre parole e immagini. E poi lo scambio. Un vero Book Crossing. Non solo fra di noi Ewwa, ma con altri autori e operatori culturali e chissà quanti nuovi orizzonti possono aprirsi. Come con Barbara Di Noi, germanista che verrà a presentare Le notti fiorentine di Heinrich Heine al Caffè Letterario e che il giorno dopo mi telefona e mi dice che vorrebbe tradurre i miei nodi e le mie vertigini in tedesco e ha già il titolo.
O la dedica a mia figlia di Selma Dabbagh nel suo Fuori di Gaza (Editrice Il Sirente) sul conflitto israelo-palestinese: “to Lavinia, from your wonderful mother”.
O la stupenda casa editrice Albiana di Ajaccio che pubblica meraviglie in lingua corsa e a specchio in francese nel magico libro  Messaghjeru mutu (Messagero silenzioso) con musiche di Carmin Belgodere  e testi e immagini di Yannick Stara, vera opera multimediale.
O il poeta russo-americano Eugene Ostashevsky che presenta la sua ultima creazione fra romanzo e poesia dove i protagonisti sono un pirata e un pappagallo (The Pirate Who Does Not Know the Value of Pi).
E Martin, poeta e autore di Berlino che promuove il multilinguismo. Lo sapevate che a Berlino si parlano 130 lingue diverse?
Ecco sono tornata a casa domenica sera davvero felice … carica … e piena di voglia di scrivere… ho acceso il computer,  ma il mio corpo mi ha trascinata altrove… nel mondo dei sogni dove ho rimescolato tutte le splendide esperienze del Pisa Book Festiva 2017.”

Continuiamo ora con il contributo di Sonia Carboncini, scrittrice, critico letterario, blogger, una donna risoluta, un grande talento. E lei di impressione sul Pisa Book ce ne rilascia ben due…
“Personalmente non mi va di mischiare casa e bottega, rapporti umani con la sorte dei miei libri. In questo post affronterò quindi solo un aspetto. Dal punto di vista umano, l’esperienza con l’associazione delle donne scrittrici europee (EWWA) è stato entusiasmante. Ho conosciuto delle belle persone, davvero, in un ambiente dove credevo fossero una rarità. Forse sono stata fortunata o forse mi sto liberando dai miei pregiudizi. Mi riferisco alle colleghe che con me hanno affrontato quest’esperienza con spirito aperto, senza ansia, prendendola per quello che per noi, donne che scrivono, è stata e dovrebbe sempre essere: una festa dei libri e del valore della parola. E chi se ne frega dei tag, di chi ha comprato cosa, dei “vip” che guardano altrove, fingendo di essere accessibili, di chi è venuto a trovarti o meno. Non è questo che ha contato per me, non era quello che cercavo. Anzi, a dirla tutta, di incontrare Malvaldi, Cognetti, Ricci, Francini o altri personaggi non me n’è importato un accidenti. Ho letto i loro libri, li ho recensiti, non nutro altre curiosità, non sono, anche per ovvi motivi di età, una groupie. Alla Liksom avrei voluto porre due domande, ma causa sciopero dei trasporti non è approdata a Pisa. Di abbordare editori ancor meno avevo voglia. Quindi?
Ci sono stati degli incontri importanti, ho scoperto storie, ho confrontato e rinsaldato le mie motivazioni. Ho trovato delle amiche. Questo è stato Il Pisa Book Festival per me.”



PERSONAGGI CHE SONO AUTORI
“Come scrivevo ieri, Pisa Book Festival 2017 ha significato per me conoscere delle storie, incontrare donne che condividono le mie passioni ed aspirazioni, confrontarmi con loro sulle motivazioni e rinsaldarle. Ma soprattutto è stato anche osservare. Perché sono convinta che lo scrittore sia in primo luogo un ladro compulsivo e inconsapevole delle vite altrui, un collezionista di persone e parole che tiene segregate nella testa per poi rilasciarle alla prima occasione, mischiate tra di loro, dissezionate, composte in ibridi che seguono logiche nate dalla suggestione del momento o elaborate fantasie.
Ecco allora i miei personaggi che non hanno bisogno di trovare un autore perché sono loro stesse autrici..
Prima inter pares Monica Peccolo, o capitano mio capitano, che dietro il sorriso suadente nasconde l’animo ferreo di un Feldmaresciallo e lo spirito organizzativo di un banchiere svizzero. E disciplina ci vuole, per scrivere tanto e bene, con una padronanza del genere e della lingua invidiabili. Poi c’è Simona Fruzzetti, la nostra donna immagine, bella, intelligente ed esuberante: frizzante nella penna come nella vita. C’è la piratesca Linda Lercari Bartalucci all’arrembaggio di lettori e visitatori, un animale da fiera nel senso migliore del termine. Eleonora Falchi, Brunilde dalla chioma fiammeggiante, nonostante le venga l’itterizia ogni volta che sente pronunciare il nome della sua regione, ne incarna la sagacità e il brio nella scrittura come nella parola. Gentile, minuta e delicata Nicoletta Manettirappresenta al meglio, con la sua penna sensibile, quella nobile fiorentinità perduta dei tempi migliori. Sembra francese Sylvia Zanotto, la poetessa ballerina, che scrive nell’aria con il corpo i suoi versi. Il cielo stellato sopra Gabriella Becherelli è specchio di quegli occhi malinconici e dell’universo dentro dentro di lei. Claudia Muscolino è invece l’assassina, quel personaggio insospettabile che alla fine si rivela colpevole. Dietro la sua riservatezza si nasconde una penna che ha dissacrato il Natale. Per Anna Bertini, la Preside, la parola è teatro, non c’è dubbio, deve avere un suono oltre che un significato. Quando si accalora fa un gesto con la mano, ma non dico quale.  Chiara Miryam Novelli dalla risata argentina per presenza e animus mi pare una divinità ellenica che ha diffuso sapiente serenità a tutte noi. Infine come non menzionare “Camera con vista” Lola Lola, la nostra inglese innamorata di Firenze? Ah Firenze, cielo divino! Non faccio fatica ad immaginare come vi sia arrivata e perché sia restata.
Questi personaggi, nella loro diversità, ogni giorno compiono l’opera titanica di scrivere malgrado o addirittura contro tutto il resto. Non è facile da donna lavoratrice, madre, moglie, figlia trovare la forza di ritagliarsi il tempo per la scrittura, legittimarsi attraverso una professione che solo quando gli uomini hanno cominciato a snobbarla è diventata una “cosa da donne”. Credono di sminuirci, ma il dato più confortante che ho constatato a Pisa, e con questo chiudo, è la qualità della scrittura dei miei personaggi che non cercano autore perché indubbiamente lo sono.”

Ora incontriamo Anna Rita Ceccarini Bertini (Anna Bertini), scrittrice, poeta una creatura speciale, una donna piena di storie.
“Cos’è stato il Pisa Book Festival?
Tanti libri, tanta gente, donne che scrivono, che si raccontano, che sorridono, che si promuovono vicendevolmente considerando valore la diversità: di scrittura di genere di editore. Considerando valore l’armonia del progetto: fare spazio nella propria vita per la professionalità dello scrivere. Al Pisa Book si parla di Finlandia ma fa un caldo boia, Paolo Cognetti pare sceso da otto montagne otto, Marco Malvaldi si aggira quatto sorridendo e facendo finta che non lo veda nessuno, Luca Ricci racconta il racconto, i difetti e i pregi fondamentali di se stesso e di altri, Marco Vichi lascia lo zaino allo Stand sperando che io non lo allaghi come ho fatto con quello di Eleonora Falchi. Si incontrano gli amici veri e quelli virtuali; tanti ragazzi affollano le sale per le presentazioni; si vendono e si comprano e si guardano e si annusano, e si cercano e si trovano, libri. Pisa Book è editoria virtuosa, diversa, che ci crede. In cosa? Nel potere della letteratura e dello scrivere. Ringrazio le splendide colleghe Ewwa, chi mi è venuto a cercare, chi non mi ha trovato, chi voleva Duende e l’ha trovato, chi ha preso i libri delle colleghe perché i miei li aveva già, chi si è informato su Ewwa con interesse, soprattutto se uomo, chi ha passato una parola con noi e ci ha raccontato qualcosa di se. Ringrazio tutti quelli che amano i libri perché io ancora ci credo che faranno questo mondo migliore!”

Un incontro importante, quello con Simona Fruzzetti, scrittrice, una donna forte, simpatica, di una grande vitalità.
“TEMA: La prima volta al Pisa Book Festival
SVOLGIMENTO:
Sono viva. Dato da non sottovalutare per due motivi, uno: tre giorni di fiera mi hanno sfiancano così tanto che a un certo punto parlavo da sola, sentivo le voci, e come il bambino del sesto senso, vedevo la gente morta. Due: mettete 12 donne che non si conoscono a condividere un evento, ognuna COL PROPRIO LIBRO da promuovere e vendere e ditemi se non vi vengono in mente i duelli all’ultimo sangue. Avrei scommesso che sarebbe finita a coltellate e con un morto in prima pagina sulla cronaca nera de IL TIRRENO e invece no, siamo vive e vegete. Non solo: siamo state collaborative, cortesi, simpatiche l’una con l’altra. Ewwa forse sceglie bene le proprie donne. O quelle in gamba scelgono Ewwa, fate voi.
Comunque.
Tre giorni intensissimi dove probabilmente io sarò ricordata come:
-quella che aveva sempre il telefono in mano. D’altronde sono UNA RAGAZZA molto social. Il fatto che poi non associ il vostro viso al vostro nome è solo un dettaglio.
-quella che adescava vecchietti con numeri di burlesque.
-quella che ogni mezz’ora diceva: “Io ho fame. Vado a prendere un panino. Volete qualcosa? Una lasagna? Un arrosto con patate? Del cinghiale in umido con le olive? Ve lo porto un caffè? Tanto non lo pago. HO FAME. HO FAME. HO FAME.”
-quella che, impossibilitata realmente a mangiare come se fosse nella sua cucina, si limitava a ciucciare le caramelle. Ora infatti ho il diabete.
-quella che è stata definita SPUMEGGIANTE. Se proprio devo essere uno spumante, voglio essere quello BRUT, perché è SECCO, of course.
Le mie donne Ewwine invece sono state tutte carine e simpatiche, qualcuna ha fatto numeri con acqua gassata innaffiando tutto lo stand (panico e fuggi fuggi manco fosse stato uno tsunami), un’altra ci ha deliziato con dei numeri di prestigio perché ci ha fatto sparire da sotto gli occhi un libro e noi non ce ne siamo manco accorte, un’altra ha fatto da untrice spargendo influenza a tutta randa, tanto che è stato allestito di fianco a noi un salottino per la rianimazione, un’altra ancora si è improvvisata cassiera facendo un lavoro ineccepibile, come pure un’altra a far la ragioniera. Ci mancava il poliziotto, il farmacista e il vicario e poi sembravamo un allegro villaggio dello Yorkshire.
Io ero troppo impegnata a far rispettare le dosi delle pastiglie ai vecchietti e ricordare loro l’esame per la prostata per star dietro a queste amenità.
Ho stretto amicizia con il ragazzo che faceva il ‘buttadentro’ alla sala davanti a noi, tanto da essere considerata il suo braccio destro. Alla fine, vista la sua giovane età e il fatto che lo rifocillavo con caramelle, acqua, considerazione, suggerimenti e consigli, al mio ‘copriti quando esci che ti piglia un coccolone’, mi ha risposto ‘Sì, mamma.’
Quindi, ricapitolando: o mi vedono come Nonna Abelarda o come mamma. Mai ‘na volta che mi vedano come Victoria Silvstedt o BelenRodriguez.
Tirando le somme è stata un’esperienza bella e costruttiva che mi ha dato la possibilità di conoscere le altre Ewwa, di far conoscere i miei libri, ma più di tutto di incontrare tanti di voi (siete stati tantissimi!) che, sfidando maltempo, mariti, influenze, parcheggi impossibili e file chilometriche, siete venuti per conoscermi di persona, acquistare i libri e per abbracciarmi. In una parola: LA GIOIA.”

È la volta ora di Claudia Muscolino, poeta, scrittrice. Una donna rigorosa, intelligente, con dentro un mondo.
COSA RESTA DEL PISA BOOK FESTIVAL
Non ho condiviso le mie impressioni su FaceBook, non ancora.
Mi sono limitata a ringraziare le mie compagne di avventura con cui ho vissuto – per la prima volta – l’esperienza di un salone del libro dall’altra parte della barricata.
Sono arrivata stanchissima a questa maratona: avevo alle spalle una settimana impegnativa e confesso di essermi preoccupata sull’impatto che avrebbero avuto su di me questi giorni, che pure aspettavo da molti mesi. Qualche incomprensione e difficoltà avevano attraversato tutta la preparazione a questo evento e ammetto di aver avuto qualche perplessità in merito.
La realtà ha cacciato le mie inquietudini.
Conoscere e parlare con le altre donne scrittrici presenti allo stand mi ha lasciato tanto calore e tanta voglia di proseguire in questo cammino sempre più fatto di scambi, di condivisione e di centratura su noi stesse e sui nostri interessi.
Sono stata contenta di mescolarmi alla folla dei visitatori, di fare nuove conoscenze e un bel po’ di acquisti. Mi ha fatto piacere di assistere alla presentazione dell’ultimo libro di Simone Lenzi – che da poco si è cancellato da FB – di poter rivedere Nicola Pera e Marco Vichi a cui ho potuto, finalmente, regalare il mio libro di racconti; testi che, forse, non sarebbe mai nati senza aver frequentato i suoi corsi di scrittura creativa.
Resta la curiosità della gente, i personaggi sopra le righe, gli amici passati per un saluto, le parole dei giovani interessati all’associazione, alla scrittura e quelli che si preoccupavano di scegliere un libro da regalare ai genitori.
Resta tutto questo e tanto altro ancora che conserverò per i momenti che devono ancora arrivare nell’attesa di rincontravi e di rincontrarci ancora.”

Ecco il pezzetto sul libro parlante scritto da Elonora Falchi, scrittrice, poeta, capelli rossi, intelligente, grintosa e ironica.
Storia del libro in fiera con EWWA
La mamma mi ha portato in fiera a cercare nuovi genitori adottivi, perché siamo tanti fratelli e non può tenerci tutti. Si è messa d’accordo con altre mamme e tutte insieme ci hanno portate a quello che chiamano stand. In pratica ci siamo ritrovati impilati per famiglia, vicini gli uni agli altri, sdraiati su un tavolo e riscaldati da un faretto in vece dell’incubatrice. Poi un brusio fisso di sotto fondo e occhi estranei che si posano su di noi. Si avvicina una mano: è grande ho paura! Meno male ha preso il libro accanto. Ne arriva un’altra, sembra femminile, mi solleva e mi sfoglia. Fai piano che sento male! Ancora la mia costola non è abituata ad aprirsi . Mi rimette giù. Un’altra mi solleva e quasi mi lancia sul tavolo. Mi sento tutto scombussolato, per fortuna un po ‘ di tregua. Nuovi occhi mi guardano, sono più dolci, la mano collegata a quegli occhi mi prende con attenzione e legge il mio indice, poi mi infila piano nella sua borsa. Mamma mi hanno adottato! Ti scriverò!”

E ora è arrivato il momento di Gabrielle Becherelli, scrittrice, poeta, una donna che guarda la vita con delicatezza, con gli occhi di una vera fotografa.
“Ho seguito l’intuizione e mi sono iscritta quest’anno all’Associazione Ewwa, nel momento giusto per me. Inizialmente mi sono chiesta se un’associazione formata solo da donne che scrivono, potesse costituire un limite, o rievocare il passato.
Sono bastati pochi giorni per rendermi conto assolutamente del contrario. L’occasione del Book Festival mi ha fatto ritrovare il mondo delle donne, quelle donne che non sono mia madre, mia sorella, mia figlia, o le amiche, ma che hanno questi ruoli in altre vite, altre storie, quelle storie che aprono mondi e visioni diverse.  A volte ci sentiamo chiuse in spazi troppo stretti, in cui è difficile rispettare in pieno se stesse e il proprio mondo che chiede di essere ascoltato. In questi tre giorni, siamo state davvero dei libri che si sono aperti improvvisamente. Ci siamo presentate e mi è sembrato di conoscervi già da tempo.  Ci siamo viste in carne ossa e pensieri, siamo state fiumi in piena, ci siamo scambiate parole e sorrisi, concetti e speranze, dolore e fatica raccontandoci storie simili e parallele. Storie che forse sono finite nei nostri libri, ognuno diverso, ricco di spunti, di percorsi personali, trasmutati dalla creatività profonda che solo una donna può avere. Si, di questo ne sono certa, no non siamo una categoria, siamo donne che amano la loro creatività, che ne sono consapevoli e che vogliono stare insieme, senza preconcetti, competitività meschine, ed altri luoghi comuni. Quello che mi ha colpito sono le varianti e i dettagli di ciascuna scrittrice che ho conosciuto, come in un’opera d’arte la bellezza dell’ insieme trattiene il particolare, la forma, il colore il segno.
E’ importante ritrovarci di questi tempi, e conoscere punti di vista e vissuti diversi, poter narrare anche alle nuove generazioni a venire che le donne resistono, esistono, e che la loro luce non verrà spenta da un mondo che è sinceramente ancora prevalentemente maschile. Il mio non è un discorso post femminista, quel momento è passato, ci ha dato tanto e anche tolto, ma non va dimenticato perché dobbiamo fare ancora molto. Abbiamo lottato  e possiamo affermare ancora che ce la possiamo fare a esprimere il nostro immenso potenziale creativo e spirituale represso nel tempo e violentato dai mass media che ora più che mai, ci vorrebbero relegare a dei modelli standard mai superati. Un Grazie a colori, Monica blu, Sonia verde, Eleonora rosso, Nicoletta indaco, Simona arancio, Sylvia giallo, Claudia celeste, Anna bianco, Chiara viola e perdonatemi se ho dimenticato qualcuna, e grazie a tutte le altre donne che conoscerò in seguito. Sono pronta a collaborare con gioia per altre avventure.”

Quanto a me, Chiara Miryam Novelli, scrittrice, poeta… non posso che essere grata, come scrittrice e come donna, di tutti gli stimoli che mi sono arrivati dal mondo letterario che ho avuto intorno, dalle opinioni, le esperienze, gli incontri.
Non resta, quindi, che attendere la prossima edizione per quanto riguarda la fiera del libro di Pisa, ma il filo che si è creato fra di noi, e che ci unisce, è diventato il contatto quotidiano e presente, fra donne che scrivono.

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