RECENSIONE: “Poche rose, tanti baci” di Francesca G. Marone, ed. Castelvecchi

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di Anna Bertini

Ho letto il libro di Francesca G. Marone in un sol fiato ma con l’attenzione che ogni riga, ogni pagina, merita. È un libro denso che, grazie a un accurato lavoro fatto adoperando misura, si offre al lettore con una scrittura spontanea e scorrevole, capace di portare in superficie i profondi sentimenti che la scrittrice indaga. Perché l’indagine, lo dice già l’esergo tabucchiano di apertura, avviene in profondità. Come per il fiume carsico, grazie al modus esprimendi scelto dalla Marone, zampilla tuttavia in superficie in modo spontaneo. Francesca affronta così – con la veridicità che proviene dal suo proprio vissuto ma anche dalla sua esperienza professionale – il difficile tema della distanza emotiva che si insinua tra un padre e una figlia che si è sentita sin da piccola abbandonata, non amata e non apprezzata da un genitore.

L’onda del freddo provato dall’animo bambino, si propaga in tutti i rapporti affettivi e nonostante la consapevolezza raggiunta dalla protagonista della fiction letteraria, donna separata con due figli che escono dall’adolescenza, non riesce a rarefarsi. Anzi, di fronte alla morte imminente del padre, si assomma alla difficoltà di raggiungere la maturità di un perdono. Sembra che non serva neanche il tentativo di insinuarsi nella vita passata e sconosciuta di quell’uomo troppo sicuro di sé e apparentemente arido, che ora l’ha chiamata al capezzale.

La protagonista si metterà in viaggio con in mano qualche fotografia, alla ricerca di dettagli e presenze fra le ombre e i misteri di Praga. È comunque nell’amore per i figli, nel senso più ampio e generoso del fare famiglia – oltre l’istituzione in sé – è allargando il cerchio fino a comprendere chi ha bisogno di essere amato oggi e ora, dalla vicina, all’ex-marito, che la protagonista di “Poche Rose, tanti baci” trova una rivelazione guaritrice, portatrice di armistizio. La lingua della Marone è capace di passare dalla connotazione onirica e poetica a quella distaccata e tecnica, riservata alla malattia, all’igiene dei luoghi della sanità, o di accendersi di sensualità parlando del femminino, di pienezza amorosa parlando del materno. Una prova letteraria che riconosco fedele all’animo della donna Francesca come la conosco e che, per me, la promuove a pieni voti.

Ho rivolto qualche domanda all’autrice.

Come nasce “Poche rose tanti baci”?

Il nucleo centrale della storia nasce dall’esperienza personale di un rapporto molto conflittuale con la figura paterna, che ha poi innescato una serie di pensieri tutti legati all’importanza delle ferite dei non–amati, portate avanti nella vita adulta. La storia si è sviluppata lungo gli anni, a partire dal manoscritto che con il titolo “Lui così estraneo”, fu segnalato con menzione speciale al Premio Calvino anni fa, con la motivazione “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile”. Sono legata a quel titolo in quanto l’estraneità era intesa sia verso lui, il padre, sia verso il sentimento stesso dell’amore, che la protagonista, segnata da dolorosi eventi di abbandono nell’infanzia, nega a se stessa di provare e poter vivere. Sono molto grata della fiducia donatami dal giudizio di un premio così serio che ha contribuito a darmi la forza per continuare  a lavorare sulla mia scrittura.

Quali programmi hai dopo la pubblicazione di questo romanzo?

Sicuramente di continuare a scrivere, come faccio da tantissimo tempo e con tempi lunghi di gestazione, i miei, ma anche di continuare a leggere con la curiosità e la passione di sempre. Ultimamente sono stata molto attratta da voci femminili, sia italiane sia straniere. Mi sembra che sappiano portarmi su un’onda necessaria al mio sentire in questo periodo della vita. Parlano una lingua che mi assomiglia e sanno mostrarmi vite che solo apparentemente non sono la mia.  Sto lavorando da pochissimo a un nuovo romanzo, di altro genere ma sempre con uno sguardo attento all’interiorità femminile.

Ti ringraziamo per aver chiacchierato con noi e ti auguriamo il meglio per la tua vita e la tua scrittura!

Grazie a te cara Anna, per l’attenta lettura che hai fatto del mio romanzo e alla tua sensibilità di donna e di autrice.

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