Terza età in rosa

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di Laura Schiavini

In poco più di due anni ho pubblicato due chick lit, − traduzione letterale dall’inglese: letteratura per pollastrelle,− un genere letterario che molte lettrici conoscono bene e che non è il caso di specificare, se non per allacciarmi, più avanti, nel discorso. Mi sono divertita molto a scriverli e mi auguro di essere riuscita a divertire anche il pubblico.
Il problema, se di problema si può parlare, è che io non sono una pollastrella, sebbene la trentenne che sono stata ogni tanto si risvegli e scalpiti per richiamare l’attenzione.
Perciò in qualche modo sono un’usurpatrice che si è calata in un universo che non le appartiene più da un pezzo.
L’onestà intellettuale mi spinge a confessare alle mie lettrici che sono una signora di sessantuno anni, con un vissuto e una certa esperienza, anche in termini di scrittura.
A chi importa? Vi chiederete. Probabilmente a nessuno poiché il mio lavoro non è autobiografico – a parte lo scalpiccio della trentenne che non si decide a crescere − e ciò che interessa alle lettrici non è l’autrice, quando il libro che ha scritto.
La chick lit è un genere molto seguito proprio perché promette divertimento, sogni, e leggerezza.
Anche se, di tanto in tanto, qualcuno si lamenta della “troppa” leggerezza con la quale vengono affrontati certi temi.
Insomma, una contraddizione in termini, ma questo è un altro discorso che merita senz’altro un approfondimento.
Sta di fatto che la chick lit, con le sue regole e paletti vari, non permette di osare, in altre parole di affrontare temi più seri e importanti.
Ciò non significa che io abbia nel cassetto il romanzo impegnato che mi farà vincere un premio prestigioso, e non so nemmeno se sarei capace di scriverlo.
Così mi è venuto in mente che potrei scrivere una chick lit la cui protagonista è una signora della mia età, alle prese con i problemi di ogni giorno – figli che non trovano lavoro, marito pensionato e pigro, genitori da accudire e acciacchi vari − in una fase della vita non proprio “rosa”. Il tutto affrontato con una buona dose di filosofica ironia.
A quanto mi risulta non esiste ancora una chick lit di e per donne mature. Mara Roberti ha lanciato l’idea del femminismo rosa, sfondando una porta aperta perché la trentenne − sempre quella che scalpita − era ai suoi tempi, una femminista. E, a costo di passare per reazionaria, continua a esserlo.
Ma come chiamare la chick lit per donne mature? Non che sia indispensabile dare un nome ad ogni filone letterario. Io sono una di quelle lettrici che quando sceglie un libro si accontenta della generica etichetta di “romanzo”.
E poi, si dovrebbe parlare anche di amore? Si dice che il cuore non ha età, ma io non sono tanto sicura che il batticuore e i sogni di una sessantenne abbiano la stessa intensità di quelli di una trentenne, nemmeno nella fiction. Credo che le situazioni andrebbero ripensate e forse anche reinventate. Quanto al sesso, meglio sfumare al momento giusto…
Però è divertente pensarci, sia al nome: terzaetainrosa? Grigio&rosa? Che alle declinazioni.
Mi piacerebbe ricevere i pareri delle colleghe. Perciò, se vi va’, scatenatevi pure, sarebbe simpatico unirsi per lanciare una nuova, originale, corrente letteraria che sappia raccontare con ironia i dolori di una sessantenne in post menopausa.

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