Un concorso a premi molto speciale

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Il forum italiano per la sicurezza urbana premia Brescia per un progetto di prevenzione sul fenomeno del graffitismo.
di Cristina Casillo

Il Fisu (Forum Italiano per la Sicurezza Urbana) ha istituito per il secondo anno un concorso finalizzato a dare visibilità ad esperienze innovative per contrastare la criminalità. Al secondo posto si è classificato il Comune di Brescia con il progetto “Educazione alla legalità : il fenomeno del graffitismo”.

I graffiti fanno parte del nostro vivere quotidiano. Li troviamo sui muri delle abitazioni, in stazione sui treni regionali e nelle metropolitane. Quanti ne vediamo nel percorso che facciamo per andare al lavoro? Tantissimi. Le sensazioni più immediate nell’osservare un graffito si provano in stazione. La percezione che ci potrebbe accompagnare prima di entrare in un treno con graffiti è differente rispetto a quella che si avverte nel salire su un altro treno. Un senso di insicurezza e di disagio che ci fa pensare che il nostro viaggio potrebbe non essere nella pulizia e nel comfort.

Tutto questo mi ricorda la “teoria delle finestre rotte”, introdotta nel 1982 in un articolo di scienze sociali di J.Q. Wilson e G. L. Kelling e basata sulla tesi che gli aspetti imperfetti dell’ambiente generino la sensazione che la legge non esiste. In una situazione nella quale non esistono norme è più probabile che si producano atti vandalici.

Ho intervistato l’Assessore alla sicurezza Valter Muchetti, che si occupa con impegno e soddisfazione di queste e altre tematiche che coinvolgono i giovani e l’ambiente.

Dal 1976 , anno in cui ha avuto inizio l’attività di educazione stradale, con percorsi rivolti agli alunni delle scuole di ogni ordine e grado, cos’è cambiato nell’ attività informativa? È più complicato l’approccio con gli studenti?

In oltre 40 anni è cambiato il mondo, di conseguenza anche le problematiche e il rapporto con gli studenti. Ricordo quando, alla fine del corso sull’educazione stradale, veniva consegnato un patentino. Ora è necessario un approccio basato sulle esperienze vissute e sul confronto tra coetanei. Non è sufficiente presentarsi in divisa e dire quel che si deve fare o non fare.

Come è nata l’idea di coinvolgere le scuole in un progetto di prevenzione al graffitismo?

L’idea è nata nel constatare che ci sono tanti graffiti, soprattutto all’interno delle metropolitane. I danni sono tanti e ripulire tutto ha un costo rilevante. Pochi graffitari sono stati scoperti in flagranza di reato. La maggior parte si filma e si mette su internet; ci sono indagini in corso al riguardo.

Quando si parla di graffitismo, si pensa automaticamente agli atti vandalici a danno dei beni comuni, trascurando l’aspetto artistico. Penso che sia complicato far capire ai giovani la differenza. Vi siete ispirati anche alla teoria delle finestre rotte di Wilson e Kelling per confrontarvi?

La teoria delle finestre rotte si basa sostanzialmente su azioni repressive che non bastano. I ragazzi vanno coinvolti a 360 gradi; bisogna documentarli facendo una distinzione tra atti vandalici e arte. È doveroso informarli che le tasse pagate dai loro genitori servono anche a pulire i muri imbrattati. Li informiamo sulle conseguenze penali. Nei nostri percorsi, raccontiamo la storia dei graffitari. Non tutti i ragazzi sanno che i primi graffiti sono nati a New York, negli anni Settanta. Spieghiamo loro cosa è la tag, che non è altro che la firma del graffitista o il marchio di un gruppo di graffitisti. Non si può definire arte l’attività del bomber che vuole ottenere notorietà marcando quanti più muri o vagoni della metropolitana. I veri writers prendono le distanze da tutto ciò.

Tra le iniziative che hanno maggiormente colpito il Fisu (Forum Italiano per la Sicurezza Urbana) in sede di valutazione, c’è il vostro impegno nel mettere in comunicazione coloro che creano il problema e coloro che devono ridurne gli effetti negativi percepiti. È stato difficile creare un clima di fiducia?

Il confronto viene fatto tra i ragazzi con filmati o con racconti mirati ad evidenziare esperienze vissute. Con il consenso dei genitori, trattandosi di minori, abbiamo un video che documenta ciò che succede ai ragazzi colti in flagranza di reato. Ricordo un episodio molto particolare che vedeva coinvolto un diciassettenne, “beccato” mentre dichiarava l’amore per la sua ragazza scrivendo sui muri: “Laura ti amo”. Il ragazzo ha fatto un percorso di mediazione penale. Ora si rende disponibile a parlare ai suoi coetanei dell’esperienza vissuta, senza tralasciare il particolare che è stato lasciato da Laura.
La mediazione penale è basata sulla responsabilizzazione per l’atto commesso e la presa di coscienza, favorendo il cambiamento personale verso una maggiore adeguatezza sociale. Per ogni ragazzo incriminato, che svolge bene il suo percorso, viene informato il giudice: se il “lavoro” è stato svolto bene, la pena viene tolta.

Ho letto che avete adibito zone adatte per i writers. Il progetto prevede la realizzazione di graffiti di qualità, in aree problematiche con elemento di decoro, per contrastare l’abbandono ed il degrado. Mi vuole parlare di questa esperienza? È stata positiva?

Nel tratto della metropolitana che collega Sanpolino a Sant’ Eufemia, sono stati ripresi i lavori di decorazione di altri piloni dipinti seguendo il tema della “connessione”. Sette artisti provenienti da diverse parti d’Italia e del mondo hanno collaborato a questo progetto. Ci sono graffiti che rappresentano una città futuristica, un trapezio umano o due figure che dialogano attraverso un ingarbugliato telefono senza fili. Un bellissimo esempio per vincere il degrado dettato dalle non–regole dei tag con la creatività dei writers, che invece lavorano sotto gli occhi di tutti. Se i piloni sono già decorati, non vengono danneggiati. L’esperienza è stata più che positiva.

Grazie all’importante riconoscimento, il Fisu ha sostenuto le spese con un importo pari a duemila euro per la partecipazione della Polizia Locale del Comune di Brescia alla Conferenza Internazionale “Sicurezza, Democrazia e Città”, organizzata dal Forum Europeo per la Sicurezza Urbana in partnership con la Generalità della Catalogna e il Municipio di Barcellona. Questo evento si è tenuto il 15, 16 e 17 novembre scorso. Cosa vi ha interessato e colpito maggiormente?

L’esperienza è stata utilissima per il confronto con gli altri paesi europei che fanno parte del forum europeo per la sicurezza urbana. Noi siamo all’avanguardia, non ci possiamo lamentare. Abbiamo condiviso le stesse problematiche. Le nostre misure adottate in termini di prevenzione non hanno nulla da invidiare a quelle degli altri paesi.

Ringrazio l’ Assessore Valter Muchetti, per la disponibilità ed il tempo prezioso che mi ha dedicato. Il progetto di Brescia si basa su uno dei principi fondamentali di cui si occupa il Fisu: combattere il sentimento di insicurezza, la percezione, il malessere ed il degrado urbano. Queste sono tutte sfide che si vincono con strategie a medio e lungo termine. Brescia ha ampiamente dimostrato di avere la volontà e la capacità per impegnarsi in questi termini.

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