Facciamo del 2018 l’anno del vero turismo letterario!

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di Desy Icardi

Ultimamente si sente spesso parlare di turismo letterario, ovvero trascorrere le proprie vacanze visitando le case natali degli scrittori, i luoghi citati in questo o quel romanzo, i ristoranti e le caffetterie frequentati dagli autori del passato.

In molte città d’Italia sono nati addirittura dei tour organizzati, che accompagnano i turisti in pittoresche esperienze tra paesaggio urbano e letteratura.

Tutto ciò è molto bello, ma mentre le gloriose penne del passato rivivono attraverso la voce di guide turistiche e talvolta di attori agghindati con costumi d’epoca, le piccole librerie delle località turistiche tirano giù le serrande.

Lo schema è all’incirca sempre il medesimo: arrivano i turisti, nascono ristoranti, alberghi, negozi di souvenir, gli affitti dei locali commerciali crescono a dismisura e le librerie indipendenti cedono il passo alle pizzerie al taglio.

Nulla contro le pizzerie al taglio, per carità, molte di loro mi hanno regalato momenti di ghiotta e beata gioia, e certamente il visitatore “medio” necessita di rifocillarsi più di quanto abbisogni di nuove letture; ma la situazione resta comunque sconfortante.

Matera, capitale della cultura 2019, negli ultimi anni ha visto la chiusura di buona parte delle sue librerie, e alla fine del 2017 si è spenta l’insegna dell’ultima libreria di Gallipoli.

Ma non solo le località turistiche emergenti hanno di questi problemi, anche le grandi città sono soggette a questo maleficio: le librerie di Venezia, persino quelle antiquarie, gloria e vanto della Serenissima, si stanno decimando e Torino, che ogni anno ospita migliaia di lettori per il salone del libro, nell’ultimo triennio ha visto la chiusura di alcune tra le sue più antiche librerie.

Noi lettori e scrittori possiamo fare qualcosa?

Sicuramente non siamo in grado di impedire ai proprietari dei locali commerciali di alzare gli affitti quando le località o quartieri che li ospitano diventano turistici; per quanto la cosa possa risultarci antipatica, adeguarsi ai prezzi di mercato è un loro diritto.

Una cosetta piccola piccola però possiamo provare a farla, e si tratta di praticare una forma di turismo letterario semplice e autogestito, che non necessita di guide turistiche patentate o di figuranti addobbati a tema: ogni qualvolta avremo occasione di visitare una bella località turistica, ricordiamoci di acquistare – oltre che le statuette segnatempo e le sfere di plastica con la neve dentro – almeno un libro, in una libreria indipendente.

Questo piccolo gesto probabilmente non arresterà il problema, ma forse riuscirà ad arginarlo in attesa di soluzioni più incisive da parte delle amministrazioni comunali e statali.

Siamo lettori, difendiamo il nostro mondo!

 

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