Fiera di Francoforte: Buchmesse e la magia dei numeri

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di Desy Icardi

Pochi giorni fa, a Francoforte, è terminata Buchmesse, la più grande e antica fiera libraria del mondo.
Quest’anno hanno preso parte all’evento più di 7.000 editori e un numero pressoché incalcolabile di agenti letterari, traduttori e scrittori.
La kermesse è durata cinque giorni, ma soltanto gli ultimi due sono stati riservati ai veri protagonisti del mondo del libro, quelli senza i quali i sopra citati soggetti potrebbero tornare tutti quanti a casa frignando: i lettori.
La fiera di Francoforte non è, infatti, concepita per “lo struscio e lo shopping” dei lettori come i nostri Salone internazionale del Libro di Torino o Tempo di libri di Milano, Buchmesse è pensata per gli addetti ai lavori che si ritrovano tutti insieme per fare affari.
L’attività principale della fiera – la mission, per parlare in anglo–fighese – è la compravendita internazionale di diritti editoriali.


Qualcuno sostiene che dopo l’avvento di internet la fiera non abbia più ragion d’essere, in quanto le nuove tendenze, specie quelle del mercato britannico e americano che – ahinoi – tutto guidano e dominano, si possono scoprire comodamente a casa propria e con largo anticipo; ciononostante buona parte del destino di scrittori e lettori si gioca ancoraa Francoforte.
“Che genere tirerà all’estero?” si domandano gli scrittori.
“Cosa leggeremo in primavera?” si chiedono i lettori.
Almeno per il momento Buchmesse è la fiera dei grandi numeri, e in virtù di questo primato mi permetterò di dare qualche numeretto anch’io.
Come ogni anno l’Istat ha presentato a Francoforte il Rapporto sullo stato dell’editoria italiana e, stando ai dati emersi, nel 2017 il mercato del libro starebbe confermando il suo trend di ripresa.
Ciò farebbe ragionevolmente supporre che si vendano più libri, giusto?
E invece no!Anche quest’anno i lettori italiani sono calati.


Il fatturato del mercato editorialenella prima metà dell’anno è salito dell’1%, ma il numero di copie vendute è sceso dell’1,3%; come è possibile tutto ciò?
Il mistero sta nella cessione dei diritti italiani all’estero che è cresciuta; al contrario dell’importazione di titoli stranieri che inveceè un po’ calata.
Insomma, in Italia nel 2017 si sono letti meno libri tradotti, in compenso sono stati esportati più libri all’estero, in quei paesi laddove la gente – pensate un po’ – legge!

 www.desyicardi.it

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