Fra il romance e il thriller: intervista a Samantha Macchia

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di Simona Fruzzetti

Samantha Macchia ama definirsi “una ragioniera con il pallino della scrittura”. Nata e cresciuta a Pisa, si destreggia tra la famiglia, il lavoro, la lettura e la stesura dei suoi romanzi. La sua carriera letteraria inizia nel 2015 con l’uscita di Ali in gabbia, romanzo breve che tratta con delicatezza ed empatia la spinosa questione della violenza sulle donne. Il romanzo, visto il tema trattato, ha avuto un impatto molto forte sulle lettrici, tanto da spingere l’autrice a dargli un seguito.

E così è stato: il 10 marzo è uscito Mai più senza me, il secondo capitolo della storia di Anna.

Come è nata l’ispirazione per scrivere due romanzi su questo tema?

In realtà, quando ho scritto il primo libro, non sono partita con l’idea precisa di sollevare la questione della violenza contro le donne. È un argomento che ha preso piede da solo, man mano che procedevo con la preparazione e poi con la stesura del testo, influenzato sicuramente dai molteplici casi di cronaca a cui siamo costretti ad assistere quasi quotidianamente. Mi interessavano in particolar modo i risvolti psicologici dei personaggi, che poi ritroviamo nei comportamenti reali: perché un uomo arrivi ad agire in quel modo e per quali motivi una donna permetta quegli abusi, che siano fisici o psicologici.

Nonostante non siano romanzi autobiografici, c’è qualcosa di te in Anna o riesci a distaccarti completamente?

Caratterialmente non mi rispecchio in Anna, ma non ho resistito a darle comunque qualcosa di mio. L’ho fatto con la descrizione del suo primo, disastroso impiego come ragioniera e in molti di quelli che sono i suoi gusti personali: Anna adora leggere, ama Parigi e la Provenza, il suo sogno nel cassetto è aprire una libreria con angolo del tè e il suo film preferito è C’è posta per te. Tutte cose che mi appartengono.

Oltre al numero delle pagine che gli dà un aspetto più corposo, in cosa è diverso Mai più senza me, rispetto al primo libro?

Prima di tutto, credo ci sia una differenza di categoria. Se dovessi definire Ali in gabbia, direi che è denso di romanticismo, che rispecchia la tipica letteratura “rosa”, sebbene sfiori, come già accennato, il delicato tema della violenza di genere. Mai più senza me ha un’atmosfera più cupa, più drammatica; oserei dire che si avvicina di più a un thriller, in cui assistiamo al ritorno, con propositi di vendetta, di un ex marito tanto violento quanto pazzo.

È un romanzo più complesso, in cui il “cattivo” parla in prima persona, in un continuo alternarsi tra i suoi pensieri perversi e morbosi e le vicende dei vari personaggi. Nel primo libro, noi assistevamo alle azioni dell’ex marito di Anna, ma non ne conoscevamo il punto di vista. In questo sequel ho cercato in ogni capitolo di dargli voce, per far capire la spirale di follia in cui precipita sempre di più e delineando con il corsivo i brani che lo vedono come protagonista diretto, in modo che risultino facilmente individuabili per il lettore.

So che sei moglie, mamma e lavoratrice a tempo pieno. Come riesci a far coniugare i tuoi impegni e le tue passioni?

Sono sposata da più di vent’anni e ho due figli, un maschio di diciotto anni e una femmina di undici. Lavoro otto ore al giorno come impiegata amministrativa e ho, come tutti, una marea di impegni quotidiani. Coniugare tutto, in effetti, non è facile; a soffrirne è di certo la scrittura, come dimostra il fatto che Mai più senza me arriva dopo ben tre anni dal primo libro. Devo dire che la mia famiglia mi aiuta molto, incoraggiandomi e contribuendo come può a farmi ritagliare degli spazi per portare avanti questa mia grande passione. Il problema è che non è l’unica, infatti amo leggere, cucinare, fare torte e pasticcini di ogni genere, dedicarmi a lavoretti manuali con la mia bimba, soprattutto in occasione delle feste.

In questi tre anni ti hanno invitato a parecipare ad alcuni convegni riguardanti il tema ‘violenza sulle donne’. Cosa ti lasciano queste esperienze?

Sicuramente mi lasciano un grande senso di condivisione e la certezza che sono argomenti di cui più si parla meglio è, soprattutto per le donne che si trovano davvero in queste situazioni e possono capire che far sentire la loro voce è l’unico modo per trovare una via d’uscita.

In quale modo le lettrici si approcciano ai tuoi romanzi? Ricordi una recensione particolarmente gratificante o un aneddoto che ti ha colpito?

Ali in gabbia, a essere sincera, ha ricevuto tante recensioni positive e la cosa che mi ha fatto più piacere è che molte lettrici abbiano colto il finale – che io avevo lasciato volutamente aperto – e mi abbiano chiesto a più riprese, e quindi esortata in questi tre anni, a scrivere il seguito.

Un episodio che mi ha molto gratificata si è verificato proprio in occasione di un dibattito a cui sono stata invitata a partecipare, in occasione della festa della donna: tre professioniste, tra cui una psicologa, mi hanno chiesto se il romanzo fosse autobiografico, o quanto meno se stessi parlando di persone a me conosciute. È stato un segno implicito che la storia e i personaggi erano credibili e verosimili; la prova per me di aver fatto un buon lavoro.

So che Ali in gabbia è stato pubblicato da una piccola casa editrice, mentre per il seguito ti sei affidata al self-publishing. Perché questa scelta?

Per due motivi. La prima è una questione di tempistica: una volta finito il libro, avevo necessità di farlo uscire entro breve, ma i tempi delle case editrici, anche piccole e non a pagamento, non coincidevano con le mie esigenze. La seconda motivazione è che pubblicando in self una scrittrice diventa veramente imprenditrice di se stessa, potendo decidere in autonomia tutto quello che riguarda il libro, dalla copertina al prezzo, a eventuali offerte e promozioni. La soddisfazione personale di aver dato vita alla propria “creatura” è impagabile.

La storia di Anna è conclusa o ci sarà un terzo capitolo? Ti va di parlarci dei tuoi progetti futuri?

La storia di Anna si conclude con Mai più senza di me. Ci sono altri progetti in cantiere, tante idee, tra cui un thriller e un romanzo d’amore. Non so ancora quale dei due mi convincerà a essere scritto per primo, spero solo di riuscire ad avere il tempo necessario per portare avanti i miei programmi in tempi più brevi rispetto al passato.

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