Giù le mani dalle donne

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di Sabrina Grementieri

Evento Ewwa a Milano del 2 Aprile 2016

Locandina giù le mani dalle donneGli eventi organizzati da Ewwa stanno procedendo a ritmo incalzante e anche quello che si è tenuto a Milano il 2 aprile è stato illuminante.
Il tema, oltre a essere molto attuale, ci tocca tutti da vicino: la violenza contro le donne, perpetrata nella maggior parte dei casi tra le mura domestiche.
L’obiettivo principale dell’incontro era quello di fornire alle interessate nozioni corrette di procedure giuridiche e investigative al fine di poter scrivere con cognizione di causa sull’argomento. Spesso, grazie alla televisione e alla narrativa anglosassone, conosciamo meglio il loro sistema giudiziario rispetto al nostro e, visto che sono sempre più numerose le autrici che scelgono di ambientare le loro storie in Italia, è importante sapere con esattezza ciò di cui stiamo parlando. In realtà la giornata è stata molto più di un semplice apprendimento di competenze. È stata una presa di coscienza su un tema di cui tanto sentiamo parlare ma che pochi di noi conoscono in profondità: in Europa 62 milioni di donne hanno subito violenze fisiche e/o sessuali, e il 67% di quelle avvenute in famiglia non sono state denunciate.
La squadra di relatori che ha partecipato a questa giornata è un gruppo di collaboratori anche nella vita reale. L’avvocato Alessia Sorgato, cassazionista specializzata in diritto penale delle vittime, ci ha illustrato in maniera chiara ed esauriente le caratteristiche del nostro sistema giudiziario. Non è stato incoraggiante sapere che il nostro ordinamento è uno dei più garantisti al mondo nei confronti dell’imputato. Che la vittima, chiamata dal nostro codice “parte lesa” o “parte offesa”, non ha diritto a un avvocato d’ufficio, che verrà chiamato in causa solo successivamente dall’assistente sociale o dalla psicologa. Questo legale avrà poi il compito di portare le relazioni riguardanti i fatti al Pubblico Ministero, ma i suoi poteri rimarranno comunque limitati. Una novità importante è che finalmente, per questi reati, è riconosciuto il gratuito patrocinio, indipendentemente dal proprio reddito. Questo è un elemento molto importante perché spesso le vittime hanno una dipendenza non solo emotiva, ma anche economica dai loro carnefici.
Sono stati spiegati tutti i passaggi a partire dalla denuncia del reato. Questa verrà consegnata al Pubblico Ministero, il quale fornirà una delega con i diversi punti da indagare. Tutto il materiale raccolto finirà nel fascicolo dell’udienza preliminare.
WorkshopQui sono intervenuti due membri della polizia giudiziaria, Giuseppe Caiazza e Francesca Bersanetti, che ci hanno mostrato, passo dopo passo, come si svolgono le indagini dal momento in cui si ha notizia di un reato. Si raccoglie la denuncia della vittima, oppure anche una denuncia anonima può dare il via alle indagini. Si ascoltano i vicini, i parenti, si fanno anche audizioni protette in caso di minori, anche se si cerca di evitarle il più possibile, poiché il minore deve essere tutelato anche dal dibattimento. Il PM Monica Cavassa ci ha spiegato che, per quanto possibile, si cerca di evitare anche il coinvolgimento dei parenti, perché le loro deposizioni sono intrise di emotività. Vengono fatte foto, raccolti certificati medici se esistenti, e oggi possono essere realizzate anche intercettazioni telefoniche o ambientali per questo tipo di reati. Anche in questo caso il piccolo passo avanti è stato fatto grazie all’applicazione di una direttiva europea.
La parola è poi passata a Nadia Muscialini, psicologa che lavora in un centro antiviolenza (CAV) e che si occupa delle vittime, donne e bambini. La Muscialini ha esordito dicendoci che quello che vedono supera di gran lunga la fantasia. Ci ha spiegato il concetto di violenza assistita, che è diventata una aggravante comune che può essere applicata a vari reati. Per violenza assistita si intende quando un minore assiste a una scena dove è impiegata la violenza fisica, anche se non la subisce direttamente.
Le neuroscienze ci hanno insegnato che assistere a un maltrattamento può comportare gravi conseguenze nella mente del minore:
–          Diventare un maltrattante in età adulta (Le forme di maltrattamento che oggi hanno parità davanti al giudice sono quattro: fisica, sessuale, psicologica ed economica.) Una bambina maltrattata potrebbe, in età adulta, provocare un uomo fino a farsi maltrattare.
–          Atarassia sentimentale. Il bambino, pur di non soffrire più, chiude tutte le paratie emotive e in età adulta sarà un soggetto anaffettivo.
–          Incapacità di riconoscere situazioni di pericolo. Se vedo un gesto di violenza tutti i giorni della mia infanzia comincerò a pensare che quello sia un gesto assolutamente normale. Così, se uno sconosciuto o un coetaneo si comporterà così con me, non reagirò. (Da qui le vittime del bullismo, dell’adescamento di minori, della pedopornografia…)

Ciò che ci ha tenuto a sottolineare la Muscialini è che è importante parlare di questi argomenti, per quanto dolorosi e scomodi. Fare capire che c’è il modo di uscirne, che ci sono persone in grado di aiutarti, che nessuno mai dovrebbe pensare di essere, anche solo in parte, causa di questi maltrattamenti. Anche per il carnefice c’è la speranza di essere recuperato. Non bisogna mai credere che una persona possa essere persa per sempre.
I panni sporchi non sono più un fatto privato, sono un problema sociale. E hanno un costo sociale. Ciascuna di noi ne ha un danno. E ciascuna di noi può fare qualcosa.
A questo punto è intervenuta Valeria Bombino, Assistente Sociale all’interno del servizio sociale presente in ogni comune.
L’assistente sociale è un soggetto molto importante per l’avvocato della parte lesa perché è il primo soggetto che vede la donna maltrattata e può registrare le cose nell’immediatezza dei fatti. Valeria Bombino ha voluto poi sfatare il mito che l’assistente sociale è quella che porta via i bambini alle famiglie. Succede in casi molto rari, come per esempio quando la madre si rifiuta di abbandonare il marito/carnefice. Di solito si preferisce allontanare il maltrattante, o portare insieme madre e figlio in una struttura protetta.

Gli interventi sono stati tutti appassionanti e coinvolgenti. È stato incoraggiante vedere la passione vera e genuina che tutti loro mettono nel loro lavoro. E quando è stato chiesto loro quanto di quei drammi si portassero fuori dal lavoro, e quanto influissero sulla loro vita privata, tutti hanno ammesso di non sentirlo come un peso, ma di essere cresciuti, maturati grazie alle esperienze vissute. E di essersi appassionati ancor di più alla loro professione.
Alessia Sorgato, una donna davvero incredibile, ci ha ricordato che tutti noi possiamo diventare vittime. C’è una sorta di predisposizione culturale e psicologica. Soprattutto se in passato si è già stati vittime di maltrattamenti, questi hanno formato il nostro carattere e noi difficilmente riusciremo ad allontanarci dal nostro molestatore.
Il Pubblico Ministero Monica Cavassa ha ribadito che la cultura della non violenza deve nascere nelle scuole.

Tribunale ewwaLa mattina è stata così intensa e interessante che ci siamo dimenticati della pausa pranzo.
Nel pomeriggio c’è stata la simulazione di un processo in Corte d’Assise e tutte noi abbiamo interpretato una parte.
L’avvocato Sorgato ci ha edotte sulla composizione del Collegio della Corte (Presidente, Giudice a latere e sei Giudici popolari), sul Collegio di difesa (che può essere composto da uno o più avvocati), e chiarito il ruolo del Pubblico Ministero e dell’avvocato civile.
L’escussione dibattimentale, termine corretto per indicare il dibattimento in aula, è suddivisa in esame (le domande fatte dal primo soggetto che interroga il testimone), controesame (domande della controparte) e riesame (nuove domande del primo soggetto).
Prima di testimoniare il testimone deve pronunciare una formula di rito che non è un giuramento come nel sistema anglosassone.
L’imputato non ha mai l’obbligo di dire la verità. Infatti, nemo tenetur se detegere, cioè nessuno è obbligato a incolparsi. L’imputato può ascoltare le deposizioni di tutti i testimoni ma non parlare. Mentre i testimoni, quando non sono chiamati a deporre, devono attendere fuori dall’aula.
All’inizio del procedimento, all’interno del fascicolo a disposizione della corte non c’è nulla. A mano a mano che si procede con il dibattimento questo si riempie delle registrazioni, delle audiovisioni, delle perizie medico legali, dei verbali e di tutto quanto si ricava durante il processo.
Successivamente, in Camera di Consiglio, i Giudici visioneranno tutto il materiale al fine di giungere alla sentenza.
Alessia SorgatoUna nota di colore è stata la descrizione dell’abbigliamento degli avvocati: non sapevamo che ciascun dettaglio avesse tanto significato.
L’avvocato indossa una toga nera di lana (alcune avvocatesse ne hanno anche di lino o cotone) fatta su misura e regalata dal suo patronus (avvocato presso il quale ha fatto il praticantato) nel momento in cui supera l’esame di stato. La cordonatura che scende sulle braccia può essere di tre colori:
–     Argento: per gli avvocati che hanno giurato da meno di dodici anni.
–     Oro: per coloro che hanno giurato da più di dodici anni e/o sono cassazionisti (lo si diventa dopo dodici anni ma si può anche sostenere l’esame e anticipare)
–     Rosso: per i cancellieri.
Poi indossano la Pazienza, un colletto bianco diviso in due parti uguali per la Corte d’Assise mentre è unito per la Cassazione. Ogni foro ha una Pazienza differente.

Anche la sessione pomeridiana ci ha così appassionate che siamo state buttate fuori da coloro che dovevano utilizzare la sala dopo di noi. Non ci sono davvero parole per esprimere la soddisfazione di trascorrere giornate così istruttive e coinvolgenti. E soprattutto è un balsamo per il cuore vedere che, a dispetto del nostro sistema giudiziario e delle assurdità che sfoggia il nostro Bel Paese, esistono persone che lavorano con il cuore, la coscienza, la professionalità, la collaborazione.
È stato sconvolgente scoprire la totale assenza partecipativa del Tribunale dei Minori in questo sistema. Un soggetto di fondamentale importanza che però è impossibile coinvolgere nella rete collaborativa in difesa delle vittime.
Piccoli passi avanti sono stati fatti, soprattutto grazie alle imposizione di direttive europee, ma la lentezza di questi passi è scoraggiante, e per questo è ancora più ammirevole la tenacia delle persone che oggi ci hanno dedicato il loro tempo.

Un ringraziamento particolare al Polo EWWA milanese, che ha organizzato questo evento: Edy Tassi, Adele Vieri Castellano, Viviana Giorgi.

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