Il giardino della fiction

0

di Sabrina Grementieri

Un importante confronto tra narratori, sceneggiatori e altri esperti si è tenuto sabato 3 Dicembre nella prestigiosa cornice dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana di Roma.
Il convegno è stato organizzato in collaborazione da EWWA (European Writing Women Association) e da WGI (Writers Guild Italia) e fondamentale per la realizzazione dell’evento è stata la collaborazione del I Municipio di Roma, rappresentato durante la giornata dall’Assessora alla Cultura Cinzia Guido. L’introduzione della Guido ha catalizzato subito l’attenzione del pubblico verso il cuore del problema: si parla sempre di violenza sulle donne attraverso luoghi comuni, cliché, e ci si riferisce a loro sempre e solo come vittime. Invece sono persone con sogni, progetti, carattere, che non hanno voluto piegarsi. La discriminazione maschile ha radici antiche e profonde, ed è dalla cultura che dobbiamo ripartire per cambiare lo stato delle cose.
Carlo Mazzotta ed Elisabetta Flumeri, Presidenti rispettivamente della WGI e di EWWA, hanno espresso il desiderio di restituire alla scrittura e a chi la fa la possibilità di interagire con il reale e aiutare a costruirlo attraverso il racconto di finzione.
0-1Il primo panel ci ha portato a toccare con mano tre storie vere di violenza e discriminazione.
La giornalista Francesca Romana Massaro ha parlato del suo libro L’età dell’oro. Il caso Véronique tratto da un fatto di cronaca vera degli anni ’80. Un collettivo di donne realizzò una trasmissione televisiva talmente cruda e reale da venire ostacolata e finire nelle aule di Tribunale, dove anche il mondo culturale si espose in prima fila.
È stato poi il turno di Federica D’Ascani, con il suo romanzo autobiografico Cristallo, nel quale denuncia la pericolosità e l’insidiosità della violenza psicologica, spesso il primo segnale di una futura escalation di violenza e maltrattamenti.
Luciana Capretti, scrittrice e giornalista, nel suo romanzo Tevere, ci racconta la storia vera di una donna scomparsa negli anni Settanta. Le ricerche fatte sulla sua vita portano alla luce un passato di menzogne, violenze e silenzi che le hanno condannato il futuro.
Il primo incontro del mattino si è concluso con l’intervista telefonica a Linda Laura Sabbadini, Dirigente Istat, che ci ha ragguagliato con alcuni dati e con il loro significato. Per quanto ci sia ancora un numero elevato di donne che non denuncia le violenze subite, spesso perché non le riconoscono nemmeno come tali, dalle rilevazioni risulta che negli ultimi anni la violenza contro le donne è diminuita, ma è aumentata la gravità. Questo perché le donne, soprattutto giovani, riescono a prevenirla, a riconoscerla in anticipo o a interrompere la relazione prima dell’escalation. Questa crescita di consapevolezza femminile aumenta però la gravità della reazione, soprattutto in settori maschili più tradizionali.
Anche il secondo panel ha visto la presenza di relatori di spicco, sempre moderati dalla giornalista Giovanna Reanda. Marina Salamon, imprenditrice, scrittrice e Presidente Doxa, ha riportato alcuni dati sull’evoluzione della società italiana negli ultimi sessanta anni. I primi veri progressi riguardo la condizione femminile si hanno dagli anni Settanta, con la diffusione del benessere. È evidente come la crescita economica e culturale permetta anche progressi nello stato sociale della donna. Purtroppo la crisi attuale, profonda e senza apparente soluzione a breve, sta creando arretramento e, benché sia evidente la maggior consapevolezza di sé della donna, il conflitto tra i sessi è ancora molto forte.
Milly Buonanno, sociologa e fondatrice dell’Osservatorio della Fiction Italiana,ha illustrato la figura femminile della donna nella fiction. Due sono gli approcci alla rappresentazione della donna, sostiene la Buonanno. Uno è caratterizzato da una dimensione di eccesso, della quale siamo spesso inconsapevoli, in cui sono quasi sempre le donne le vittime della violenza. Non c’è intento di problematizzazione: è solo il modo attraverso il quale l’immaginario collettivo ribadisce il fatto che le donne sono vittime. Il secondo approccio è caratterizzato da vuoti e lacune. Sono pochissime le rappresentazioni narrative più impegnate, che affrontano direttamente la questione della violenza.
Lo sceneggiatore Vinicio Canton ha illustrato i dati emersi da un sondaggio fatto tra gli iscritti WGI e le socie EWWA dal quale emerge che ancora molte, troppe donne non denunciano violenze, hanno difficoltà non solo a riconoscerle ma a ricorrere all’aiuto delle istituzioni: dai centri antiviolenza alla Polizia.
Il quadro emerso dalle discussioni della mattinata suggerisce che, nonostante gli evidenti progressi, ci sia ancora un enorme mondo sommerso fatto di violenze, soprusi, maltrattamenti che non vengono riconosciuti e denunciati.
2Il workshop pomeridiano, con la partecipazione di Alfonso Cometti, capostruttura produzione fiction Mediaset, si è svolto come confronto libero tra fiction e realtà. Le sceneggiatrici Giovanna Koch e Fosca Gallesio e la scrittrice Adele Vieri Castellano hanno portato all’attenzione dei relatori tre differenti casi di violenza e maltrattamenti. Giovanna Petrocca, Dirigente della Polizia di Stato, Marina Marino, avvocato, Maria Koch, assistente sociale e Anna Segre, psicoterapeuta, hanno cercato di chiarire ai presenti i metodi legali di denuncia e risoluzione dei singoli casi, sostenendo a più riprese l’importanza di rivolgersi alle istituzioni, sempre più preparate ad ascoltare, accogliere e proteggere.
La giornata si è conclusa con la presentazione di due Antologie di racconti di storie di violenza – Eva non è sola e 4 Petali Rossi- da parte delle socie Ewwa Roberta Andres e Loriana Lucciarini. Obiettivo quello di raccogliere fondi per tre centri antiviolenza e portare alla luce quel mondo sommerso fatto di soprusi e violenze che colpisce molte donne come noi.

Commenti