Indagini sul giallo – Seconda Parte

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di Sabrina Grementieri

ROMA 11 MARZO 2017
INDAGINI SUL GIALLO

Locandina gialli

Pomeriggio intenso e istruttivo quello trascorso con Augusto Q. Bruni, l’esperto che ci ha spiegato, in modo chiaro ed esauriente, la struttura di un romanzo giallo e le sue varie declinazioni.
Per scrivere un romanzo giallo è fondamentale che ci sia:

  • un crimine
  • una persona che l’ha commesso
  • qualcuno che indaga sul crimine per individuare il colpevole.

7Questi tre elementi formano il triangolo del mistero, ovvero la struttura del romanzo che noi scrittori dobbiamo assolutamente conoscere. Sopra questo scheletro si svilupperà la narrazione.
La formulazione della storia avviene in tre atti:

  • spazio
  • tempo
  • azione

Nel momento in cui il detective (colui che compie la detection, ovvero l’indagine) scopre il crimine e avvia l’indagine, è come se il tempo si fermasse. Il detective deve guardare al passato, cercare nel tempo antecedente il crimine gli indizi che hanno portato a compierlo. Quando li avrà individuati, dovrà ordinarli cronologicamente a ritroso e da li procedere all’indagine alla ricerca del colpevole.

8Esistono quattro differenti tipologie di detective. Nelle prime due la struttura della storia è quella del triangolo del mistero.
1 )Detective story classica
Colui che compie l’indagine è una figura dinamica che si concentra innanzitutto sulla ricerca e lo studio degli indizi antecedenti il crimine (definito incidente scatenante). La scoperta di ciascun indizio è un cambio di marcia. L’abilità del detective sta nel riconoscere l’indizio utile alla soluzione dell’indagine dalla falsa pista.
La scoperta di un indizio è sempre un colpo di scena che mantiene alta l’attenzione del lettore. L’importante è che ogni nuova scoperta aumenti la tensione nella storia. la linea emozionale deve essere sempre in crescendo.
Al contrario del detective, in questo primo caso la figura del criminale è più statica, passiva. Attende nell’ombra, magari spaventato o preoccupato di farsi scoprire.
2) Detective story moderna
In questo tipo di storia la preda non è ferma nell’ombra. Commette altri delitti, semina falsi indizi per non farsi scoprire o addirittura per addossare la colpa a qualcun altro. In questo caso il detective è costretto a rispondere agli attacchi del colpevole, deve sapere interpretare gli indizi ed entrare nella mente del criminale.
In questo secondo caso il fattore psicologico è molto importante.
Nelle successive due tipologie di giallo la struttura sulla quale si sviluppa la narrazione non è più quella del triangolo del mistero bensì quella del diamante segreto. Oltre all’eroe (detective), all’antagonista (criminale) e all’incidente scatenante (il crimine) avremo quella che è chiamata la ferita inconscia, ossia un elemento della personalità dell’eroe sulla quale l’antagonista farà leva per contrastarlo.
93) Thriller
In questo caso le storie sono due: l’indagine e il percorso dell’eroe. Dobbiamo fin da subito avere ben chiaro come vogliamo far finire la storia:

  • delitto con castigo: alla fine dell’indagine il colpevole viene punito,
  • delitto senza castigo: la storia finisce senza castigo.

Quando avremo ben chiaro il finale, dobbiamo preoccuparci che l’intensità emozionale del racconto sia sempre un crescendo. Ogni volta che il detective scopre un indizio, questo andrà a toccare un elemento della sua personalità o dei suoi ricordi. Questo lo destabilizzerà: potrebbe farlo rifugiare nell’alcol, oppure provocargli un incidente. Dunque i problemi personali andranno a mescolarsi strettamente alla storia stessa.
La personalità del detective, i suoi problemi personali, incidono molto sulla storia. Il detective è un poveretto che tutti i giorni deve amministrare dei problemi suoi, che magari ha sempre cercato di nascondere sotto il tappeto, che vanno a mescolarsi con la detection.
4) Detective inverso
In questa quarta tipologia di detective story è l’accusato (di solito ingiustamente, nonostante tutte le prove siano contro di lui) che dovrà fare di tutto per dimostrare al detective che gli indizi raccolti sono stati messi ad arte per incastrare lui ma, in realtà, dicono tutt’altro e l’accusato deve dimostrarlo al detective.
Tutto quello che abbiamo detto fino a questo momento è creare l’impalcatura che sta dietro la nostra narrazione.
Per arricchire la storia ci sono poi strumenti ulteriori che aiutano a tenere il lettore incollato alle pagine.
Per esempio, in una storia ad alta tensione possiamo introdurre un comico relief, ossia un momento in cui facciamo prendere fiato al lettore. L’importante è che, al termine di questa pausa, la tensione emotiva riparta subito almeno dal livello in cui l’abbiamo interrotta.
Un altro “trucchetto”, inventato dal grande Hitchcock, è inserire dei macgaffin, il cosiddetto materiale da imballaggio. Possiamo, per esempio, far fare cose normalissime al detective, come andarsene a casa e cuocersi un piatto di pasta.
Un passaggio importante per la costruzione della storia è quello di decidere da che parte raccontarla.
Possiamo introdurre un narratore fittizio che si interpone tra noi e l’eroe, per esempio l’uomo delle pulizie del palazzo di giustizia che narra le gesta del poliziotto/detective.
Possiamo anche fare a meno del cuscinetto e narrare noi stessi la storia, e anche in questo caso possiamo scegliere l’angolatura dalla quale farlo. Per esempio dal punto di vista del detective, o al contrario del colpevole.
Non modifichiamo mai il nucleo drammaturgico della storia ( il triangolo del mistero o il diamante segreto): spostiamo il punto di vista, la macchina da presa.
Per esempio nel thriller lo spostamento del punto di vista è un colpo di scena. Se siamo stati al fianco del detective per buona parte della storia, spostarci al fianco del colpevole crea un picco emozionale.

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