Intervista a due voci: Laura Costantini e Loredana Falcone

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intervista-costantini-e-falconeDuo collaudato da anni (scuola elementare?), Costantini & Falcone hanno pubblicato numerosi romanzi, che hanno scalato le classifiche. Le abbiamo sorprese nell’unico pomeriggio settimanale che -destreggiandosi fra le molteplici incombenze della vita quotidiana- si ritagliano da sempre per scrivere… e rispondere alle interviste.

Cominciamo con l’INTERVISTA SEMISERIA, così le nostre due autrici si scaldano i muscoli:

Colore preferito.
Loredana: verde Irlanda – Laura: blu cielo himalayano

Cibo preferito.
Loredana: antipasti – Laura: dolci

In cucina, come te la cavi?
Loredana: più che bene – Laura: non frequento

Status sentimentale.
Loredana: impegnata – Laura: innamorata

Attrice preferita.
Loredana: Julianne Moore – Laura: Sigourney Weaver

Attore preferito.
Loredana: al momento Michele Riondino – Laura: adesso Benedict Cumberbatch

L’uomo che vorresti essere:
Loredana: un esploratore ardimentoso – Laura: un pirata dall’oscuro passato

Tornassi a nascere, uomo o donna, e perché.
Loredana: donna, per la completezza – Laura: uomo, per capire che hanno in testa

Serie Tv preferita.
Loredana: Outlander . Laura: Sherlock

Genere di lettura preferito.
Lo & La: narrativa!

Scrittore preferito.
Loredana: Stephen King – Laura: Edgar Rice Burroughs

Musa ispiratrice.
Lo & La: non ne abbiamo, è grave?

Genere musicale preferito.
Lo & La: pop

Cantante preferito.
Loredana: James Blunt – Laura: Freddy Mercury

Band musicale preferita.
Loredana: Muse – Laura: U2

Social network: sì o no?
Loredana: ni – Laura: sììììììì!

Bene, ragazze, mi sembrate calde a sufficienza per affrontare la nostra INTERVISTA SERIA:

Perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando?

Scriviamo entrambe fin da bambine. Abbiamo sentito sempre la necessità di dar sfogo alle storie che i personaggi venivano a sussurrarci all’orecchio nei momenti più impensati. Quando ci siamo incontrate, sui banchi di scuola, abbiamo scoperto di non essere sole e ognuna si è appassionata alle storie dell’altra. Finché quelle storie non sono diventate nostre.

Come scrivete? Carta e penna, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone?

Abbiamo iniziato con un blocco o un quadernone a quadretti e la biro. Ce lo passavamo al riparo del banco mentre il professore spiegava. Poi siamo passate all’Olivetti, con la carta carbone per avere la doppia copia dei nostri lavori. Oggi tastiera, sia quella fisica del pc che quella virtuale del tablet.

C’è un momento particolare nella giornata in cui preferite scrivere i vostri romanzi?

Scriviamo insieme, una volta la settimana, per tutto il pomeriggio, nella cucina di Lory.

Che cosa significa per voi “scrivere”?

Ritrovarsi come le due ragazzine sui banchi di scuola. Cresciute, colpite dalla vita, maturate e ancora più ricche di idee che hanno bisogno assoluto di uscire. Condividere,  prima di tutto tra noi due, poi con i lettori, emozioni e storie e personaggi. Volti, parole, gesti che prendono vita. La scrittura per noi è vita, è cibo, è realizzazione.

Amate quello che scrivete, sempre, dopo che l’avete scritto?

Laura: quasi sempre, sì – Loredana: non tanto spesso. Allora prima convinco Laura, poi riscriviamo.

Rileggete mai i vostri libri, dopo averli pubblicati?

Li rileggiamo sempre e, ogni volta, ci guardiamo stupite chiedendoci quale demone ci abbia possedute durante la scrittura. Perché troviamo parole, concetti e vite che non sono le nostre.

Quanto c’è di autobiografico nei vostri libri?

Poco. Pochissimo. Uno scrittore deve aver vissuto per avere qualcosa da trasmettere e raccontare. Ma non deve trasmettere e raccontare il proprio vissuto. C’è molto altro da dire.

Quando scrivete, vi divertite, oppure soffrite?

Ci divertiamo come pazze e, parafrasando il Molleggiato, “ci dispiace per gli altri, che sono tristi”. La cosiddetta sofferenza della creazione è un concetto che ci è alieno, anche quando la vicenda prende una piega drammatica e ci escono i lucciconi.

Trovate che nel corso degli anni la vostra scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo?

È cambiata moltissimo e continua a cambiare. Sta diventando più scarna, meno propensa alle lungaggini descrittive, agli aggettivi. Ci stiamo affinando, nello sforzo di costringere il lettore a metterci del suo. A lasciarsi suggestionare da pochi tratti precisi cui potrà aggiungere luci e ombre. Siamo molto felici di come ci stiamo evolvendo.

Come riuscite a conciliare vita privata e vita creativa?

Laura: La scrittura viene prima. Questo è il mio motto. Mi dedico agli affetti, alla cura della mia mamma, all’amore per il mio compagno. Ma tutti coloro cui voglio bene sanno che lo spazio della scrittura è sacro. Fa parte di me e non ci rinuncerei per niente al mondo.

Lory: Mio marito e i miei figli sanno che c’è uno spazio che è mio e di nessun altro. Un pomeriggio la settimana, nella mia cucina si creano mondi, si ascoltano storie, di inventano vite. E loro girano alla larga.

La scrittura vi crea mai problemi nella vita quotidiana?

È la vita quotidiana che ci toglie spazio per la scrittura. Ma ci fornisce anche spunti preziosi.

Come trovate il tempo per scrivere?

Come troviamo quello per respirare. Senza non potremmo vivere. Sei giorni di apnea, poi, cascasse il mondo, si scrive.

Gli amici/i parenti vi sostengono, oppure vi guardano come se foste aliene?

Non sappiamo se ci sopportano, oppure ci ammirano. Di sicuro non ci osannano. Quando leggono sono lettori severi e non risparmiano critiche. Non ci guardano come fossimo aliene, ma come due un po’ pazze, sì.

Nello scrivere un romanzo, navigate a vista come insegna Cotroneo, oppure usate la scrittura architettonica, metodica consigliata invece da Bregola?

Metodo Lauraetlory. Una delle due ha un’idea, la espone all’altra. Parte il brainstorming. L’idea prende forma, si affaccia la storia, fioriscono i personaggi. Si cercano i nomi, si appuntano le caratteristiche (odiamo che Jeff abbia gli occhi blu a pagina 15 per poi averli scuri e intensi come cioccolato a pagina 120), si scelgono luoghi. Ci si documenta sul periodo storico o sulle competenze scelte. Poi si inizia a scrivere. E, spesso, si stravolge la storia iniziale.

Mi sembra che siate della “Banda Trollope”, cioè scrivete con costanza e determinazione. Vero?

Noi scriviamo sempre. Se non stiamo scrivendo, stiamo rileggendo, editando, riscrivendo. Una volta la settimana, cascasse il mondo.

Tutti dicono che per scrivere bisogna prima leggere. Siete lettrici assidue? Leggete tanto? Quanti libri all’anno?

Lory: non tengo il conto, non aggiorno anobii.com o goodreads che non so neanche usare. Ma leggo sempre. Ho sempre un romanzo in borsa per i tragitti in metropolitana. E appena finisce lo sostituisco. Diciamo che leggo un libro a settimana, di media.

Laura: leggo molto, quanto dipende dai periodi. Diciamo che viaggio tra i 40 e i 60 libri l’anno.

Qual è il genere letterario che preferite? È lo stesso genere che scrivete, o è differente? E se sì, perché?

Definizione abusata, ma veritiera: lettrici onnivore. Dal romance all’horror, dal giallo al noir, dall’avventura al mainstream. Laura osa anche fantascienza e fantasy. Lory preferisce di gran lunga le atmosfere ciniche di Connelly e Lansdale. Tutte e due non possiamo far a meno di Stephen King. E di solito, se stiamo scrivendo un giallo, non leggiamo gialli. O se stiamo scrivendo un romanzo storico, preferiamo distrarci con un contemporaneo. Un po’ per non farci influenzare, un po’ per staccare la spina.

Autori e autrici che vi rappresentano, o che amate particolarmente. Citatene due italiani e due stranieri.

In ordine sparso e senza alcuna graduatoria Khaled Hosseini, Maurizio de Giovanni, Isabel Allende, Lara Manni, Marilù Oliva, Edoardo Savarese, Luigi Romolo Carrino, Lilli Luini in coppia con Maurizio Lanteri.

Di gran voga alla fine degli Anni Novanta, più recentemente messi al bando da molte polemiche in rete e non solo: cosa potete dire dei corsi di scrittura creativa che proliferano un po’ ovunque? Siete favorevoli, o contrarie?

Contrarie, se veramente pretendono di “insegnare” a scrivere. Favorevoli se sono, come spesso accade, se tenuti da veri professionisti, occasione di accrescimento tecnico e di confronto. E no, non ne abbiamo mai frequentato uno.  A parte “On writing” di King, il migliore in assoluto.

Dei vostri romanzi precedenti, ce n’è uno che preferite e sentite più vostro? Se sì, qual è? Volete descrivercelo e parlarci delle emozioni che vi ha suscitato scriverlo?

Difficile per delle madri dire quale dei propri figli si preferisce. Difficile e innaturale. Diciamo che ci sono romanzi che ci sono “costati” di più in termini di investimento emotivo. Uno è sicuramente “Carne innocente” (Historica 2012). Un giallo a matrice storica, con due linee temporali, una contemporanea e l’altra che parte dal rastrellamento del ghetto di Roma e si inoltra negli orrori dei campi di concentramento. Ecco, descrivere la vita di Elide ed Ester nel campo ci ha portato via molto.

Avete mai partecipato a concorsi letterari? Li trovate utili a chi vuole emergere e farsi valere?

Abbiamo partecipato a un premio letterario nel 2015 e ci siamo classificate seconde con il nostro “Puzzle di Dio”. Concorsi per esordienti no, non abbiamo avuto occasione o forse volontà. Se siano utili per emergere è questione controversa. Se si tratta di concorsi seri, gestiti di professionisti, sì. Ma il problema è saper scegliere.

A cosa state lavorando, ultimamente, e quando uscirà il vostro nuovo romanzo? Volete parlarcene?

(abbottonatissime, ndr) Stiamo sistemando due manoscritti inediti che ci sono stati chiesti in visione. Non possiamo dire altro. Si tratta di due romanzi molto diversi tra loro e speriamo fortemente di vederne almeno uno pubblicato con un marchio importante. Dita incrociate e acqua in bocca.

OoO

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