Intervista a Maria Masella terza classificata al premio EWWA

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di Sveva Morelli

Oggi ospitiamo Maria Masella, autrice della celebre serie “Mariani” e terza classificata al premio EWWA con il romanzo “I passi del ricordo”.

Il tema del concorso ruotava attorno al percorso e all’identità femminile, il suo cadere e la capacità di rialzarsi. Hai avuto difficoltà nell’approcciarti al tema o è subito scattata “la scintilla”?

Avevo già scritto questo romanzo nel 2010, affidandolo anche a una agente che non aveva mostrato particolare interesse. L’avevo abbandonato, dopo averlo scritto con un forte coinvolgimento emotivo, per dedicarmi ad altro: la serie noir con Mariani andava molto bene, Mondadori acquistava i miei romance storici. Ma quel romanzo era al palo. Un romanzo non di genere è difficile da vendere quando tutti ti hanno etichettato come scrittrice di genere. Eppure credevo in quella storia e l’avevo fatta leggere a una professionista che mi aveva consigliato di suddividerlo in capitoli. Ma il romanzo era rimasto nel pc. Quando ho letto il bando, mi sono detta “perché non tentare? Il tema proposto è quello della mia storia.”. La stesura iniziale era 350 mila battute, quindi ho riletto cercando di evidenziare eventuali brani “tagliabili” (niente è doloroso come tagliare, ma si fa), li ho trovati, sono riuscita a non sforare. Ho spedito.

Scrivere per un concorso, essendo legata a una “traccia” e scrivere “liberamente”. Quali differenze hai notato? Hai mai rischiato di perdere d’occhio il tema?

In parte ho già risposto. Ma qualcosa devo aggiungere e sull’argomento devo aver anche scritto un articolo per un blog o una rivista. Non scrivo mai con una traccia. Mai. Ma ho sempre un tema: in un noir non saprò chi è il colpevole, non saprò il movente, ma so cosa voglio dire con quella storia. Sì, doveva essere un articolo per Romance magazine… Il tema è il quarto elemento di qualsiasi storia, quello, purtroppo, spesso sottovalutato.  Il tema richiesto era quello che avevo dentro quando avevo “buttato fuori” il romanzo, quindi nessun problema!

Per un’autrice del tuo calibro, con una serie gialla molto amata dai lettori e un lato romance altrettanto apprezzato, come mai la scelta di cimentarti con il premio EWWA?

Questa intervista sta diventando troppo seria? Datemi una sfida e mi butto. Come ha ricordato Alessandra Bazardi, che mi conosce da anni e mi ha pure sopportato come autrice. Nella vita e nella scrittura (che è parte importante della mia vita) sono una tuffatrice. Non per ego mostruoso (ma forse un po’ di ego mostruoso abita in me) ma perché ricordo sempre al destinatario (e a me) che esiste il Cestino. Mando e aggiungo “Se non va, esiste il Cestino”.

Come ti ha fatta sentire essere sotto giudizio della giuria e non dei lettori?

Non è la prima volta che partecipo a un premio… Ho esordito inviando un racconto al Mystfest nel 1985, ho partecipato (qualche volta vincendo) a vari premi. Spedisco e non ci penso più. Devo scrivere altro. Ho un lato fatalista? Probabile. Anche agli esami lo ero.

Il romanzo con cui hai partecipato ha un titolo molto evocativo “I passi del ricordo”. Com’è nato?

Era nato con un titolo diverso “Palindrome”. Una parola è palindroma quando può essere letta da sinistra o da destra mantenendo immutato il significato. Nel romanzo compaiono due donne Anna e Ada, nomi palindromi. La terza, Monica Molinari, si fa chiamare Momò, palindromo sillabico. Questo titolo era rimasto per poco tempo, perché mi ero resa conto che pochi ne avrebbero colto il senso profondo. Ho optato su “I passi del ricordo” perché in modo meno criptico vuole dire la stessa cosa: l’intreccio fra presente e passato, la necessità di fare i conti con il passato per affrontare il futuro, uscendo dal cerchio chiuso del nome palindromo.

“I passi del ricordo” è una storia che ha colpito la giuria, infatti l’ha premiata con il terzo posto. Pensi di proporla a qualche editore e di farla conoscere al pubblico?

Risposta chiara, precisa ed esauriente: sì. Proverò da testarda-fatalista-tuffatrice, sapendo che esistono i rifiuti e il Cestino dei rifiuti.

Nella storia c’è Genova, come in Mariani e come in alcuni tuoi romance. Cosa ti lega tanto alla tua città?

Amore. Che sia o non sia ricambiato è altro discorso.

l bando chiedeva di scrivere di donne. C’è qualche aspetto dell’identità femminile che, invece, non hai mai raccontato?

Non riesco a scrivere le “perfette”. Anna è imperfetta, come Ada. E Momò che ha voluto eliminare ogni emozione è imperfetta.

Il premio EWWA voleva la storia di una donna. Se dovessi descrivere con tre aggettivi la storia di Maria Masella, il tuo percorso, quali sceglieresti?

Emotiva, razionale, in bilico. Seguo le emozioni, cerco di dominarle, ma sono sempre lì, sul filo del rasoio. Spesso scivolo e mi taglio. Mi rialzo.

Si dice che scrivere sia un mestiere solitario, ma per noi EWWA è anche sinonimo di rete. Tu come vivi la scrittura, più come solitudine o come condivisione?

Scrivo in solitario. Non riesco a raccontare quello su cui sto lavorando. Ma mi conforta sapere che accanto a me, ognuna nella personale “stanza tutta per sé”, altre vivono le mie stesse esperienze. Da prima che EWWA nascesse, con altre scrittrici di romance ci siamo sostenute a vicenda (abbiamo anche litigato, ma spesso le liti fanno bene) per consulenza su problemi tecnici, anche per spalla su cui piangere un po’ o  per ridere insieme. Alcune di queste sono fra le fondatrici di EWWA.

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