Intervista a Rosa Cerrato seconda classificata al Premio EWWA

0

di Sveva Morelli

Oggi ospitiamo Rosa Cerrato, autrice della fortunata serie con il commissario Nelly Rosso, e seconda classificata al Premio EWWA con il romanzo “Angelo”.

Il tema del concorso ruotava attorno al percorso e all’identità femminile, il suo cadere e la capacità di rialzarsi. Hai avuto difficoltà nell’approcciarti al tema o è subito scattata “la scintilla”?

Io scrivo molto spesso di donne che si trovano in situazioni difficili o addirittura drammatiche, sia nei gialli che ad esempio nel mio romanzo “I fantasmi di Mungartun”, quindi il tema era senz’altro nelle mie corde. Mi ci sono tuffata come un pesce nell’acqua.

Scrivere per un concorso, essendo legata a una “traccia” e scrivere “liberamente”. Quali differenze hai notato? Hai mai rischiato di perdere d’occhio il tema?

“Angelo” l’ho cominciato a scrivere circa due anni fa, senza sapere del concorso, ma non era finito. L’avevo ripreso e lasciato un paio di volte, era un tema complesso che mi affascinava e che richiedeva alcune ricerche. Quando ho letto il bando di concorso di EWWA mi è sembrato ideale, l’ho ripreso in mano e concluso in poco tempo. La storia era perfetta per il tema.

Con che spirito hai affrontato il concorso e il saperti sotto giudizio di una giuria?

Con spirito ‘sportivo’. “Angelo” e i suoi personaggi mi avevano tenuto compagnia tutto quel tempo e speravo che parlassero anche alla giuria.

Il tuo romanzo “Angelo” trattava il tema del rapporto madre-figlio. Perché hai scelto di raccontare proprio questo aspetto dell’essere donna?

La maternità è un aspetto certo fondamentale dell’essere donna, ma nel mio romanzo non è il solo: ci sono i rapporti di Angelica, la madre, col partner, con il nonno, con la propria madre, con gli amici, con sé stessa. L’arrivo del suo piccolo Angelo, prematuro e dismelico, (gli manca l’avambraccio destro) che il padre rifiuta, agisce come una cartina di tornasole e illumina anche gli altri rapporti di una luce diversa, rivelandone aspetti segreti e a volte dolorosi, cambiandoli. Angelo le rivoluziona la vita.

Quale sarà il prossimo passo di “Angelo”? Pensi di proporlo a un editore per farlo conoscere al pubblico?

Mi piacerebbe molto trovare un editore che apprezzi “Angelo”, e certamente ci tengo molto a farlo conoscere al pubblico, perché tra l’altro tratta il tema doloroso e segreto dell’aborto terapeutico, eseguito cioè quando il feto è ben oltre i tre mesi di gestazione.

Anche tu come Lidia Calvano e Maria Masella, altre vincitrici del premio EWWA, sei un’autrice poliedrica. Ritieni che sperimentare generi diversi arricchisca in qualche modo la tua scrittura?

Sperimentare generi diversi è per me una necessità. Se la mia fantasia viene sollecitata da un certo tipo di storia non mi resta che adeguarmi. E’ vero che le mie storie hanno tutte in comune qualcosa di ‘giallo’ o di ‘noir’, ma ho scritto con slancio il mio fantasy “L’ultima valle”, e ho in programma tra l’altro un romanzo di fantascienza. Considero la varietà un arricchimento della mia scrittura, e un antidoto alla noia.

Malgrado i generi differenti, c’è qualcosa che accomuna ogni tua storia, qualcosa di te che lasci in ogni romanzo?

Come ho già detto, in qualsiasi genere di romanzo ‘inciampo’ in donne complesse e in difficoltà e in un certo numero di cadaveri. Se poi ci sono altre tracce di me questo può forse dirlo meglio chi mi conosce. Mio marito ad esempio sostiene che tramite i miei romanzi mi ha conosciuta, finalmente, meglio di quanto non gli permettesse il mio carattere riservato.

Molti tuoi romanzi sono stati tradotti in tedesco, noti qualche differenza tra i tuoi lettori italiani e quelli di lingua tedesca?

Nelly Rosso, la mia commissaria genovese, è piaciuta molto sia agli italiani che ai tedeschi che ne hanno letto le avventure, ma forse nel caso dei secondi si aggiunge il fascino dell’atmosfera di una città italiana e delle nostre abitudini che a loro possono apparire ‘esotiche’.

Il concorso ti chiedeva di raccontare il percorso di una donna. Se dovessi descrivere con tre parole il tuo percorso di autrice, quali vocaboli sceglieresti?

Ho sempre scritto, fin da piccola, non posso farne a meno. Prima ero troppo impegnata con lavoro e famiglia per concludere qualcosa, lasciavo tutto in sospeso, poi ho potuto fare quello che mi piace e mi soddisfa. Scrivere.

Si dice che scrivere sia un mestiere solitario, ma per noi EWWA è anche sinonimo di rete. Tu come vivi la scrittura, più come solitudine o come condivisione?

Scrivo in solitudine, anche se chiedo a volte un parere a chi mi è vicino. Apprezzo moltissimo potermi confrontare, in EWWA, con donne che mi sono affini per sentire e attività, poter condividere esperienze e percorsi. Sono felice di averle conosciute, lo considero un arricchimento di cu io a questo punto avevo proprio bisogno. Mi hanno fatto sentire a casa.

Commenti