Interviste: Laura Gay

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Diapositiva1-21-720x375Tra le nostre grinfie è capitata Laura Gay, nota autrice di romance con una forte e saporita connotazione erotica. Per metterla a suo agio, ho pensato di cominciare con qualche domanda facile, un’intervista semiseria.

INTERVISTA SEMISERIA
Colore preferito. Azzurro
Cibo preferito. Pizza
In cucina, come te la cavi? Benino
Status sentimentale. Felicemente sposata
Attrice preferita. Julia Roberts
Attore preferito. Sam Heughan
L’uomo che vorresti essere. Billy Meier (Per chi non lo sapesse è un noto contattista svizzero che ha avuto una vita davvero molto avventurosa, degna di un romanzo)
Tornassi a nascere, uomo o donna, e perché. Donna. Perché anche se è vero che dobbiamo lottare molto di più per emergere, rispetto a un uomo, noi donne siamo dotate di maggiore sensibilità. Spesso riusciamo a vedere al di là delle apparenze e poi siamo in grado di fare più cose contemporaneamente.
Serie Tv preferita. Outlander
Genere di lettura preferito. Romance
Scrittore preferito. Diana Gabaldon
Musa ispiratrice. Emily Bronte
Genere musicale preferito. Musica Pop
Cantante preferito. Laura Pausini
Band musicale preferita. Roxette
Social network: sì o no? Sì

INTERVISTA SERIA

Perché scrivere? Come è nata questa “necessità” e quando? Scrivere per me è vita: un modo per sfuggire ai dispiaceri e a tutto ciò che non mi piace, rifugiandomi in un mondo fantastico in cui sono io a decidere il finale. Questa necessità è nata quando ero ancora una bambina: il mio primo racconto l’ho scritto all’età di undici anni e da allora non mi sono più fermata.

Come scrivi? Carta e penna, moleskine sempre dietro e appunti al volo, oppure rigorosamente tutto a video, computer portatile, ipad, iphone? Principalmente scrivo al pc, ma può capitare che mi venga un’idea improvvisa mentre sono in coda alla posta o al supermercato. In questi casi, anche un pezzo di carta va bene.

C’è un momento particolare nella giornata in cui prediligi scrivere i tuoi romanzi? Appena ho un minuto libero! Ma l’ideale è la mattina, quando sono totalmente rilassata e concentrata. Invece non riuscirei a scrivere di notte, nonostante la pace e il silenzio. So che alcune autrici sostengono di prediligere questo momento della giornata, ma io do il mio meglio con la luce del giorno. Sono come uno di quegli animaletti che vanno in letargo: dopo una certa ora cado addormentata. Mio marito mi prende bonariamente in giro per questo.

Che cosa significa per te “scrivere”? In parte l’ho già accennato prima: evadere dalla realtà, costruirmi un mondo mio in cui il bene trionfa sempre, alla fine. Scrivere per me è catartico. Mi libera dall’angoscia e dalla tristezza. Non potrei mai farne a meno, neppure se mi ci mettessi d’impegno.

Ami quello che scrivi, sempre, dopo che l’hai scritto? Non sempre. Alcune volte mi capita di pensare di aver scritto delle boiate che non piaceranno a nessuno. Altre volte mi dico: “Ma l’ho davvero scritto io?” mentre sorrido soddisfatta. Lo ammetto: sono una persona molto umorale e lunatica (sarà perché appartengo al segno del cancro) e mi lascio condizionare dal mio stato d’animo del momento.

Rileggi mai i tuoi libri, dopo averli pubblicati? Sono anche un po’ masochista, quindi sì. Lo faccio. E il più delle volte me ne pento, perché mi capita di notare un sacco di cose che scriverei in modo diverso e che non mi piacciono. Spesso mi chiedo come sia possibile, visto che prima di quel momento avrò letto il testo almeno un centinaio di volte. Eppure, succede.

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi libri? Talvolta mi rendo conto di trasmettere ai miei personaggi, o almeno ad alcuni, i miei ideali e le mie speranze. In alcuni casi anche qualcosa del mio carattere, ma loro sono molto più in gamba di me. Io non riuscirei ad avere il loro coraggio o la loro capacità di reagire agli eventi. Forse trasmetto loro quello che vorrei essere, ma non sarò mai.

Quando scrivi, ti diverti, oppure soffri? Dipende da quello che sto scrivendo. Se si tratta di una scena umoristica o romantica mi diverto. Ma se scrivo qualcosa di molto drammatico o toccante sono capace di immedesimarmi a tal punto da ritrovarmi con le lacrime agli occhi. Tempo fa scrissi per il blog La mia biblioteca romantica un racconto ambientato nella Germania nazista del 1943 (successivamente pubblicato come self). Si trattava di una storia fortemente drammatica e ricca di suspense, perché il protagonista era un ebreo che cercava di sfuggire alle persecuzioni. Ricordo che in quel periodo mi sentivo agitata, inquieta. Non riuscivo a dormire bene la notte. Sentivo di dover portare alla luce quella storia, ma al tempo stesso ne avevo paura. È stato un racconto sofferto, ma sono felice di averlo scritto.

Trovi che nel corso degli anni la tua scrittura sia cambiata? E se sì, in che modo? Per fortuna sì. All’inizio scrivevo senza alcuna conoscenza della tecnica, così come veniva. Adesso credo di avere maggior competenza in materia, anche se non si finisce mai di imparare. Il bello della scrittura è che si evolve in continuazione, non resta mai uguale a se stessa. Cresce insieme a noi, come una cosa viva.

Come riesci a conciliare vita privata e vita creativa? Come non lo so, ma ci riesco. Cerco di ritagliarmi sempre un momento mio, da dedicare alla scrittura. In realtà, il processo creativo non mi abbandona mai, visto che mi capita di pensare a quel che scriverò anche se sono in mezzo alla gente o se sto stirando una camicia. Anzi, se vi capita di incontrarmi per strada con l’aria assorta, non sono ammattita… semplicemente sto creando. 😉

La scrittura ti crea mai problemi nella vita quotidiana? Problemi veri e propri direi di no. Però mi capita di non essere capita o apprezzata per quello che faccio. C’è ancora tanta gente che pensa che chi si dedica alla scrittura sia in realtà un “fankazzista” che non ha voglia di lavorare. Da quando ho lasciato il mio precedente impiego (lavoravo in un’agenzia marittima) per dedicarmi a tempo pieno alla scrittura, sapete quante volte mi sono sentita accusare di non lavorare? Inoltre, le persone pensano che, per il fatto che scrivo, io abbia una marea di tempo a disposizione. Sì, perché scrivere è una cosa che non richiede alcun impegno, no? Basta mettersi davanti al computer e digitare parole a caso. Che ci vuole? È difficile far capire che le cose non stanno propriamente così.

Come trovi il tempo per scrivere? Le persone come trovano di solito il tempo per lavorare? 😛

Gli amici/i parenti ti sostengono, oppure ti guardano come se fossi un alieno? La maggior parte di loro mi sostiene. E alle malelingue non do troppa importanza.

Nello scrivere un romanzo, navighi a vista come insegna Cotroneo, oppure usi la scrittura architettonica, metodica consigliata invece da Bregola? Cotroneo, senza dubbio. Scrivo di getto, senza schemini o tracce di alcun tipo. Mi immagino la scena come in un film e seguo i personaggi. Sono loro che mi portano dove vogliono andare e spesso non ho la più pallida idea di quello che accadrà.

Quando scrivi, lo fai con costanza, come faceva Trollope, oppure ti lasci trascinare dall’incostanza dell’ispirazione? Di solito scrivo con costanza, ma possono capitare periodi in cui l’ispirazione manca o non riesco a concentrarmi a dovere. In questi casi mi fermo e faccio dell’altro. Magari mi dedico alla lettura. Insistere non serve a niente, anzi è controproducente.

Tutti dicono che per scrivere bisogna prima leggere. Sei un lettore assiduo? Leggi tanto? Quanti libri all’anno? Certo. La mia passione per la scrittura è nata proprio perché amavo svisceratamente leggere, fin da bambina. Non so con precisione quanti libri all’anno… non tengo il conto. All’incirca uno alla settimana (dipende però anche dalla lunghezza del romanzo, ovviamente).

Qual è il genere letterario che prediligi? È lo stesso genere che scrivi, o è differente? E se sì, perché? Amo il romance in tutte le sue sfaccettature, ma anche i romanzi storici e i time-travel. E in genere tendo a scrivere quello che mi piace leggere. Non riuscirei a fare altrimenti.

Autori e autrici che ti rappresentano, o che ami particolarmente. Citane due italiani e due stranieri. Amo e stimo professionalmente molte colleghe italiane e proprio per questo non me la sento di citare due nomi. Non vorrei fare un torto a nessuno e poi sono molte quelle in gamba, non sarei neppure in grado di decidere. Fra le straniere invece cito Diana Gabaldon e Mary Balogh.

Di gran voga alla fine degli Anni Novanta, più recentemente messi al bando da molte polemiche in rete e non solo: cosa puoi dire dei corsi di scrittura creativa che proliferano un po’ ovunque? Sei favorevole, o contrario? Penso che ogni scrittore dovrebbe conoscere le basi della tecnica, quindi sì ai corsi di scrittura creativa, purché fatti da persone competenti. Al giorno d’oggi molti si improvvisano insegnanti, editor e correttori di bozze senza averne le competenze. Bisogna stare attenti. Inoltre, è bene tener conto del fatto che la tecnica è utile, ma non è tutto. Si scrive col cuore, non solo con la testa.

Dei tuoi romanzi precedenti, ce n’è uno che prediligi e senti più tuo? Se sì, qual è? Vuoi descrivercelo e parlarci delle emozioni che ti ha suscitato scriverlo? Non saprei… amo ciascuna delle mie creature, anche solo per il fatto che è una parte di me. Ma se devo citarne uno, forse direi “La contessa delle tenebre” perché è un omaggio a un personaggio realmente esistito e di cui in Italia si è parlato molto poco. Si tratta di Marie Thérèse Charlotte di Borbone, la figlia di Luigi XVI e Maria Antonietta: una fanciulla con un passato terribilmente drammatico alle spalle, a cui io ho voluto donare un romantico lieto fine.

Hai partecipato a concorsi letterari? Li trovi utili a chi vuole emergere e farsi valere? Non vi ho mai partecipato e non saprei se consigliarli o meno.

A cosa stai lavorando, ultimamente, e quando uscirà il tuo nuovo romanzo? Vuoi parlarcene? Attualmente sono in fase di elaborazione, nel senso che sto per iniziare un nuovo romance storico e sto riflettendo sulla trama e i personaggi. Ma non dovrete aspettare a lungo per leggere un mio nuovo romanzo perché il 25 gennaio uscirà “Tutto di te”, un erotico contemporaneo a cui tengo molto. Si tratta della storia di Eva, una ragazza genovese che all’improvviso si ritrova orfana di entrambi i genitori e senza un soldo. In suo aiuto accorrerà un misterioso e affascinante uomo d’affari inglese che le fa una proposta indecente: le pagherà cinquantamila euro se trascorrerà un week end a Londra, in sua compagnia. Eva non vorrebbe cedere, ma è molto tentata perché quell’uomo, Brian Armitage, sa come annientare le sue difese. È una storia che mi sono divertita molto a scrivere: passionale, ma anche romantica. E poi la protagonista ha molto di me. Vive nella mia città, è un po’ timida e insicura, e ha un grande sogno: diventare un giorno una famosa scrittrice di romanzi storici. Se a questo aggiungiamo il fatto che il protagonista è veramente sexy e in grado di surriscaldare a dovere l’ambiente… be’, mi auguro che gli ingredienti per una bella storia ci siano tutti.

OoO

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