Le lingue: un ponte tra culture

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di Eleonora Vagnoni

Il cinque novembre 2016 è avvenuta una sorta di miracolo. Anche in barba al terremoto che ci ha scosso un po’ tutti sia fisicamente che moralmente, Christina Assouad e io siamo riuscite ad attivare il workshop progettato durante i mesi estivi dal titolo “Le lingue: un ponte tra culture”.

Ebbene sì, dopo circa una decina di anni trascorsi a fantasticare su quanto sarebbe stato interessante poter creare un momento di incontro per noi appassionate di lingue e di parole scritte, di letteratura e di traduzione, magari perché no, proprio in questo angolo di Marche semi sconosciuto ai più, eccoci qui a  testimoniare l’avverarsi di un sogno. Un sogno che si è realizzato grazie al supporto dell’associazione culturale EWWA di cui siamo referenti per il polo Marche-Abruzzo.

Il nostro primo Workshop sulla traduzione ha avuto luogo nella città di Fermo, presso il Centro Formativo Balestrini alle ore 10 del mattino per concludersi nel tardo pomeriggio.

Il titolo “Le lingue: un ponte tra culture” può sembrare  un po’ solenne, forse scontato, ma ci è piaciuto subito perché la funzione primaria della Lingua è tutta lì nel suo essere codice che ci permette di  comunicare con l’altro. E il traduttore è un po’ un vate nell’offrirci la possibilità di entrare in contatto con altri mondi, altrimenti impossibili da raggiungere, traducendo per noi romanzi, articoli di giornali, testi scientifici, atti giuridici e così via.

Ospiti e protagoniste di questo workshop sono state le traduttrici: Britta Besan docente presso lo SDI di Monaco di Baviera, Lori Hetherington traduttrice freelance per la lingua inglese, Alessandra Testini traduttrice freelance per la lingua tedesca e l’ insegnante di lingua inglese dell’università di  Macerata  Masturah Atalas .

Tutte esperte e addette ai lavori dunque, che prima di tutto si sono dichiarate essere grandi appassionate delle lingue. Le lingue sulle quali abbiamo lavorato in questa primo, speriamo di una futura lunga serie di incontri, sono state l’inglese e il tedesco.

btyOgnuna di loro è riuscita  a offrirci un diverso approccio alla traduzione. La funzione di ponte tra le lingue è stata però  il nucleo centrale dal quale sono partite, ed è per questo che Lori, grazie alla sua lunga esperienza di traduttrice sia di testi scientifici che letterari, ci ha illustrato con perizia e sapienza quanto sia importante per un traduttore prima di affrontare un testo, assicurarsi di avere agganciato bene  il ponte da entrambe le sponde: la lingua di partenza e quella di arrivo, riconoscendo l’importanza fondamentale di essere un  profondo conoscitore di entrambe le culture di quei mondi che un traduttore è chiamato a mettere in contatto.

Con lei poi ci siamo messi alla prova mettendo a confronto alcuni passi del romanzo Seta di Baricco, in due edizioni tradotte in lingua inglese.

Lori è stata altresì preziosa ai giovani traduttori presenti in sala grazie ai suoi  “Must” del traduttore,  con i quali ci siamo interrogati un po’ tutti sul tipo di traduttore che vive in noi o che scegliamo di essere in base alle nostre caratteristiche personali. Quando affrontiamo questo settore da professionisti è bene porci alcune domande: lavoriamo meglio sotto pressione o abbiamo bisogno di tempo per produrre un buon lavoro? Ci sentiamo più adatti al lavoro di opere brevi o lunghe? Amiamo un rapporto diretto con l’autore di un testo o preferiamo lavorare tramite un’agenzia?

Masturah, con la sua esperienza di insegnante accademica, ha invece messo in risalto  il background culturale e sociale di una traduzione, sottolineando quanto sia importante nel tradurre un testo  sapere se  la cultura di arrivo possa essere in grado di recepirlo in modo genuino e integrale, o se necessiti di un adattamento alle peculiarità culturali del mondo a cui  è destinato, perché la traduzione è prima di tutto un mero atto sociale, sia essa letteraria o tecnica.  Insieme a lei abbiamo analizzato alcuni modi di dire, che sono l’espressione più autentica di quanto la cultura influenzi una lingua.

mdeAlessandra Testini è stata fondamentale nel fornirci consigli pratici su come usare il web  e la tecnologia prettamente specifica, insieme a lei abbiamo studiato alcuni adattamenti di un testo teatrale soffermandoci sull’importanza dei codici linguistici in riferimento al tipo di pubblico fruitore dell’opera.

Britta Besan infine ci ha incoraggiate a persistere in questo  lavoro nonostante le offerte tecnologiche come Google traduttore siano insistenti e molteplici, infondo però lo sappiamo tutti che  il nostro cervello e le nostre competenze non potranno mai essere sostituito da una App.

Un particolare ringraziamento va a Federica Balestrini titolare del Centro Formativo Balestrini per averci accolto nella sua accogliente struttura, al Comune di Fermo per aver patrocinato l’iniziativa e a tutti i partecipanti che hanno sfidato questo momento di incertezza pur di prendere parte al primo workshop sulla traduzione.

 

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