Libri e albi per ragazzi: come idearli, realizzarli, proporli

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di Amneris Di Cesare

Imola, 17 febbraio: la nuova edizione della rassegna “Donne di Carattere” inizia presso la Biblioteca per Ragazzi Casa Piani, con una giornata dal titolo Letteratura per ragazzi: albi illustrati e bambine ribelli.

Federica Di Silvio, direttrice di Casa Piani, nel dare il benvenuto alla platea cita una recente ricerca statistica che informa come le ragazze leggano più dei ragazzi. Tra gli iscritti con tessera alla biblioteca, il 58% è formato da ragazze. Gli editori si sono accorti di questo e puntano, per scelta commerciale, verso il pubblico femminile.

Angela Catrani, editor di Bacchilega Junior, ci illustra in cosa consiste il suo lavoro. Prima di entrare nel merito, segnala che Casa Piani è una delle più importanti biblioteche specializzate in letteratura per bambini d’Italia, disponendo di un assortimento di libri eccezionale, inclusi diversi fuori catalogo.

Insieme ad Angela Catrani vi sono due “illustr-autrici”, vale a dire illustratrici che scrivono anche i testi dei loro libri. Sono Alice Barberini, autrice di Il cane e la luna (Orecchio acerbo, 2015) e Loricangi, autrice  di Sbagliando si impara – la matematica della vita (Artebambini, 2016) che l’affiancheranno e mostreranno come nascono gli albi per bambini.

Dietro il prodotto finito di un albo c’è un percorso molto intenso, non solo da parte di autori e illustratori, ma dell’intera casa editrice. Il responsabile editoriale ha un’idea precisa di cosa sta cercando; i progetti, perché possano essere accettati, devono essere coerenti con ciò che la casa editrice pubblica di solito. Quindi illustratori e autori devono studiare con attenzione il catalogo delle case editrici che andranno a contattare.

Loredana Cangini, in arte Loricangi, racconta di come sia arrivata alla pubblicazione. Il suo è un approccio molto concettuale: parte da un’idea di massima che la conduce a realizzare il progetto della struttura completa del libro, ovvero lo storyboard, una scaletta illustrata da presentare all’editore per convincerlo a sposare il progetto e a lavorarci fino alla pubblicazione. Lo storyboard di Loricangi è molto dettagliato, con l’impaginazione e i bozzetti dei disegni che entreranno a formare l’albo, ma Angela Catrani spiega che uno storyboard può essere uno schizzo anche semplicemente abbozzato.

Loricangi mostra poi uno storyboard di un libro che non ha mai trovato collocazione, Ombra e Luce. Secondo Angela Catrani, è chiaramente un libro difficile, di certo troppo avanti per l’epoca – sei anni fa – in cui Loricangi lo aveva proposto agli editori. Adesso, invece, quello stesso progetto andrebbe più facilmente in porto perché di libri simili ne sono già stati pubblicati. Il segreto infatti è questo: gli editori pubblicano ciò che hanno già pubblicato. Sembra un controsenso ma non lo è. La coerenza e la furbizia di un editore sta appunto nello sfruttare il canale già aperto con il suo pubblico, l’essere il più simile possibile a se stesso. I lettori affezionati a un certo editore vanno a cercare prodotti simili a ciò che hanno già comprato da quell’editore.

Alice Barberini parte invece, per creare un progetto narrativo, dalle immagini, che poi le ispirano una storia. In genere spedisce all’editore uno storyboard del progetto completo più tre definitivi. Il “definitivo” è l’immagine quasi finale di come dovrà essere nel libro. L’illustratore è, tra le altre cose, colui che dà all’editore lo stile del libro; deve fare proposte mirate e presentarsi con idee molto precise, in grado di spiccare nella mole di materiale che ciascun editore riceve dagli aspiranti autori. Angela Catrani racconta, ad esempio, che riceve circa 100 mail al giorno – in tempo di Fiera anche 150 – e se riesce a trovarne cinque interessanti, è contenta. Se di quelle che trova interessanti riesce a trovare un progetto/libro che può inserire nel catalogo, è felicissima.

Se l’editore ritiene interessante il progetto, con l’illustratore/autore si definisce il compenso e si passa alla firma del contratto. Sconsigliabile iniziare a lavorare al progetto definitivo se prima non si è firmato il contratto: è una garanzia sia per l’editore che per l’autore. Dopo la firma del contratto, l’illustratore/autore passa a realizzare la maquette, ovvero la versione cartacea dello storyboard, una sorta di prototipo. Meglio non costruire una maquette troppo definita perché è difficile per l’editore accettare qualcosa di completo fino ai dettagli.

Con l’editor si discute e si valutano le scene che saranno inserite nell’albo. È possibile, come per esempio per l’albo di Loricangi, che l’illustratore preveda molte più pagine rispetto a quelle che poi l’editore deciderà di inserire. Angela infatti ci mostra il progetto originale di Blu di Barba, un albo Bacchilega sulla storia di Barbablu di Perrault. Confrontandolo con l’albo effettivamente realizzato, è possibile notare le differenze tra il progetto iniziale e la realizzazione definitiva sia delle illustrazioni che del testo.

Realizzare un albo richiede quindi una grande sinergia tra editor, illustratore e autore. La figura dell’editor è molto importante perché asseconda e permette la nascita del libro, così come un’ostetrica asseconda e permette il parto. A volte il parto è assai laborioso, in altre occasioni un libro nasce velocemente senza problemi. Una delle difficoltà maggiori è adattare le illustrazioni al testo, tanto che in parecchi casi si deve rifare tutto più volte. Per gli autori di albi per bambini funziona molto bene il motto: “Lavora come se ogni parola costasse 50 euro”. Il linguaggio dell’albo è composto da pochissime e preziosissime parole. Spesso capita anche che l’editor abbia solo il testo scritto e debba poi cercare un illustratore adatto.

Terminato il progetto, si mandano i disegni definitivi all’editore. I disegni originali rimangono sempre proprietà degli autori. L’editore, da contratto, ha l’autorizzazione all’uso delle immagini. Provvederà lui all’impaginazione del file, alle prove di stampa e poi alla stampa definitiva: il libro è nato.

Il secondo Panel sulla letteratura per ragazzi vede Alice Bigli, allenatrice alla lettura, parlare dell’importanza della lettura. L’esordio: quando si parla di libri, non ci si può esimere dal fare critica e autocritica. E soprattutto non si può non prendere in considerazione il grande “elefante nella stanza”: la mancanza di lettori. Ogni anno, se ne perdono cifre impressionanti: è come un paziente con una vena aperta che stia morendo per emorragia. È un’emergenza, ma il paziente può essere ancora salvato, sempre che si sia disposti a risolvere questa problematica. La perdita di lettori infatti è costante e la perdita dell’ultimo anno ha raggiunto cifre preoccupanti.

Cosa è stato fatto negli ultimi anni per arginare questa emorragia? Si sono moltiplicate le iniziative, ciò nonostante la perdita non si è arrestata. Questo significa che bisogna pensare a una progettazione oculata e a una verifica finale dei risultati ottenuti. Gli eventi a spot non portano risultati; la progettazione a scopo, invece, può farlo.

Quando si parla di educazione alla lettura e si pensa alla promozione, si parte con il piede sbagliato: la promozione in quanto tale non porta risultati. C’è invece bisogno di una vera e propria pedagogia della lettura, bisogna riflettere su cosa può davvero raggiungere più pubblico.

Come fare? Bisogna operare una riflessione basandosi su tre domande:

  • Perché fare leggere i ragazzi.
  • Come fare leggere i ragazzi.
  • Cosa far leggere ai ragazzi.

Occorre partire dal Perché fare leggere i ragazzi, lo step più importante. Se la lettura è un valore, bisogna averne chiara la motivazione. Chiarita tale premessa, tutte le altre conseguenze sono automatiche.

Una delle più grandi emergenze educative di oggi è la rottura del patto educativo tra genitori-famiglia e insegnanti. Se nel processo educativo passa il concetto che la lettura è un’attività come tante altre, l’alleanza tra genitori e insegnanti viene meno.

Gli effetti della lettura sulla crescita dei bambini, invece, sono impressionanti. Oggi, grazie alle neuroscienze, sappiamo che la lettura ha un impatto enorme nella crescita dell’intelletto: è un prerequisito per qualsiasi abilità o meccanismo mentale, non solo per lo sviluppo delle competenze linguistiche (se non abbiamo la parola, non abbiamo il concetto). Essere lettori attiva tutta una serie di fattori che sfociano nell’empatia, grande strumento di cui dispone l’uomo per affrontare e risolvere tante problematiche di vita (per approfondire il discorso su neuroscienze e lettura, si consiglia Proust e il Calamaro – Storia e scienze del cervello che legge di MaryanneWolf, edizione Vita e Pensiero).

Stabilito il perché leggere, si passa alla progettazione del come leggere. Il modo in cui il cervello si sviluppa attraverso la lettura è unico, differente da tutti gli altri metodi di crescita intellettuale. Secondo Alice Bigli, nel celebre testo “Come un romanzo” Pennac – che pure lei stima al punto da aver scritto la tesi di laurea su di lui – si è sbagliato: non è vero che “leggere” non sopporta l’imperativo. È sostituibile, vero, fuori dall’ambito scolastico; ma, a scuola, leggere di fatto è imperativo. All’inizio non è nemmeno un vero piacere, quanto più una fatica. Come praticare attività fisica: solo quando il corpo sarà allenato starà bene e non potrà più farne a meno.

Pertanto, quando si inizia a progettare “come fare leggere i ragazzi”, bisogna prima di tutto chiedersi:

  • Chi è il bambino?
  • Qual è la sua scheda di allenamento?

Se un bambino è già allenato alla lettura, si può avviare con lui un progetto di lettura diverso rispetto a quello di un bambino che non legge mai. In ogni caso, oggi, la progettazione sulla lettura è fondamentale e la verifica finale dei risultati imperativa.

Interviene poi Daniele Nicastro, scrittore per ragazzi, che si allaccia al discorso di Alice affermando che l’autore deve seguire e collaborare a questo progetto di lettura.

Da scrittore per ragazzi, infatti, lui prima di iniziare a scrivere un romanzo si pone sempre una domanda fondamentale:

  • Cosa vogliono davvero i ragazzi?

I ragazzi vogliono diventare grandi. Per farlo guardano sempre gli adulti di riferimento. Se a casa i genitori non leggono ma a scuola ti impongono di leggere, l’alleanza tra genitori – scuola – ragazzi non funziona. Essendo faticoso leggere – l’uomo non è programmato per leggere – il ragazzo si domanda il perché deve farlo e se non gli viene data la risposta giusta il ragazzo non leggerà.

Nicastro ha iniziato a scrivere con uno pseudonimo, Dagos e Alter Ego. Si è posto la domanda sul perché scrivere per ragazzi. Quando si è dato tale risposta, ha scritto meglio: il perché vale a tutti i livelli.

Scrivere per ragazzi è un privilegio e di conseguenza anche una grande responsabilità. I ragazzi vivono un paradosso: vogliono affrancarsi dall’adulto e allo stesso tempo assomigliargli. Da scrittore esiste il pericolo di crearsi un recinto di protezione e scrivere anche in funzione della commercialità del prodotto o dell’approvazione dell’adulto. Da quest’ultima non ci si può esimere del tutto, visto che ci sono genitori e insegnanti che consigliano e comprano i libri.

Nei suoi romanzi, Nicastro cerca sempre di non proporre stereotipi. I ragazzi assorbono tutto come spugne e prendono a modello ciò che li colpisce di più: se inserisse stereotipi potrebbero assorbirli e usarli come modelli. I ragazzi non vogliono didattica, bensì leggere libri avvincenti, storie avventurose e divertenti. Attraverso la descrizione di un’ambientazione fantastica ma reale si riesce ad affascinarli e a veicolare messaggi importanti e argomenti non sempre politically correct, perché i ragazzi sono pronti a recepirli.

Io Chiara e la luna, per esempio, è un romanzo per ragazzi che parla di malattie genetiche rare (molti editori non vogliono pubblicare libri sulle malattie, oppure solo su certi tipi di malattie – come se vi fossero malattie di serie A e di serie B). Grande, altro romanzo per ragazzi, è ambientato in Sicilia e parla di mafia, trasversalmente a un altro tema fondamentale: la fretta di diventare grandi troppo presto.

Su come presentare un progetto a un editore, Nicastro non ha una regola fissa ma ha fornito due esempi concreti.

Per Io Chiara e la luna, ha compilato una Scheda che conteneva:

  • Trama in breve
  • Trama completa
  • Temi e punti di forza
  • Ambientazione
  • Target

Per Grande, invece:

  • Titolo
  • Autore
  • Battute (numero, spazi inclusi)
  • Target
  • Idea
  • Riferimenti (a quali libri si riferisce o si è ispirato)
  • Storia completa
  • Fatto storico (se esiste e da cui è nata l’idea)

Prende infine la parola Paola Grimaldi, giornalista, che scrive articoli scientifici per Focus e romanzi rosa.

Per Paola è molto difficile scrivere per bambini. Per scrivere il manuale Mappe degli Animali per Mondadori Electa che le è stato commissionato, ha dovuto cambiare registro e adattarsi a parlare ai bambini. Che non vuol dire solo semplificare ma soprattutto incuriosire. Il bambino si stanca in fretta. Il trucco è dare, per quanto riguarda il mondo delle scienze, l’impressione che sia tutto facile e curioso. Paola cita l’esempio dell’ornitorinco che fa la cacca a cubetti: il bambino si diverte e  si appassiona. Il libro di Paola Grimaldi infatti è stato pianificato in modo che il piccolo lettore, incuriosito in questo caso dagli animali, desideri approfondire la conoscenza e richieda altri testi o informazioni. Dunque scrittura semplice e accattivante per affascinare i più piccoli.

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