L’IMPORTANZA DELLA TRADUZIONE

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di Nicoletta Manetti

Di solito non ci soffermiamo a valutare e apprezzare la traduzione di un libro, ma l’importanza di questo mestiere antichissimo è fondamentale.
La bravura di un traduttore, infatti, consiste nel riuscire a sparire dietro l’autore, entrare nelle sue corde, tanto da farsi voce dei suoi sentimenti e del suo contesto, uno sparire che è difficile quasi quanto scrivere il testo stesso.
Il mondo della traduzione, però, è duro e non regolamentato, spesso si gioca al ribasso e ci si svende, a discapito della qualità.

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Questi sono gli aspetti emersi dall’interessante incontro sulla traduzione, organizzato dal polo toscano di Ewwa a Firenze, presso il Caffè Letterario. Relatori: Lori Hetherington, Andrea Zurlo, Amneris Di Cesare, traduttrici e socie Ewwa, l’editore Ennio Bazzoni per Nardini Editore, coordinati da Sylvia Zanotto, responsabile del salotto letterario.
Ascoltando i loro interventi, ci si accorge davvero di non sapere.
“All’inizio, credevo di avvicinarmi a un mondo di elìte” racconta Di Cesare “nella realtà, mi imbatto, in prevalenza, in traduzioni di persone senza qualifiche o diplomi e il risultato – se non si sta attenti – è di scarsa qualità o, addirittura, distorce il senso del testo originario.”
“Gli aspetti tecnici sono molteplici, come molteplici sono le tematiche” spiega Zurlo. “Ogni materia: scientifica, legale, economica, ha un suo linguaggio e un suo stile di scrittura. Solo con l’esperienza e lo studio approfondito si può raggiungere la professionalità. Ci sono parole che possono richiedere mezza giornata di lavoro, per poter rendere la particolarità del loro contesto.”
I mezzi che possono aiutare un traduttore sono molti: una traduzione assistita, cioè l’uso di programmi professionali, può essere utile in settori specifici e un supporto valido per traduzioni prettamente tecniche, scientifiche o economiche; per esempio nei bilanci che periodicamente si ripetono per un cliente. Il linguaggio è lo stesso, adatto, puntuale, raffinato nei dettagli. In questi settori, semplificare il lavoro, significa anche un vantaggio di costi per il cliente.
Non confondiamo, però, la traduzione assistita con quella automatica, infelicemente abusata e dai suoi risultati che, spesso, sfiorano il ridicolo.
Nella traduzione letteraria, però, non è possibile fare uso di questi supporti. In questo campo, l’anima dello scrittore, il suo contesto, devono emergere. Borges, ad esempio, lavorava letteralmente a fianco del suo traduttore, usava scandire un suo ritmo, specialmente dopo la cecità.
“L’identità del traduttore finisce dove inizia quella dell’autore” dice Hetherington “noi dobbiamo rimanere dietro. Io lavoro a stretto contatto con gli autori quando è possibile. Mi sento come una levatrice, che aiuta a far nascere in un’altra lingua la voce narrante e autentica dello scrittore. Ci sono scuole di traduzione che non vedono di buon occhio il lavoro insieme con l’autore. Io, al contrario, ho bisogno di conoscerlo come persona, per avvicinarmi il più possibile al suo sentire.”
Quindi conoscere lo scrittore, per conoscere il suo mondo, il suo contesto, la sua cultura.
Zurlo ci porta ancora un esempio: “Marquez aveva sollevato qualche perplessità circa la traduzione di uno dei suoi libri e, infatti, la traduzione della sua biografia non era riuscita a cogliere pienamente l’essenza del Sudamerica. Una frase come: ‘E finalmente ho conosciuto il mare’ in Italia non ha grande forza, visto che il mare è vicino ovunque in questo paese. Ben diverso in Sudamerica, dove le distanze possono essere enormi.”
Un consiglio che si può dare a chi vuole avvicinarsi ai giovani traduttori o a chi vuole intraprendere questo mestiere?
Hetherington consiglia di “coltivare, oltre l’aspetto tecnico e lo studio, anche i contatti. Inoltre bisogna pensare alla parte economica, perché non è solo una passione, ma anche un lavoro.”
E dal punto di vista di un editore?

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“Come editore litigo quotidianamente con i traduttori” afferma Bazzoni, di Nardini Editore “talvolta la fretta e l’ansia sono cattive consigliere: l’editore dovrebbe conoscere un po’ di tutto ma, in realtà, non è lui l’intellettuale, è solo colui che cura il processo della pubblicazione. Aggiungerei a questo percorso una quarta figura fondamentale oltre a quelle dell’autore, traduttore ed editore:  il redattore nella lingua tradotta.”
Bazzoni spiega anche che il posto migliore per cercare lavoro è la Fiera di Francoforte. “Lì, soprattutto, si parla di diritti. In un mondo così privo di regolamentazione, occorre tutelarsi con un contratto d’autore, perché il traduttore è anch’egli un autore a tutti gli effetti. E la percentuale dei diritti del 10%, spettante a un autore per contratto, sarà ripartita nella misura del 6% all’autore e del 4% al traduttore.”
Continua Di Cesare: “Oggi il mercato del settore è falsato anche da sistemi informatici e piattaforme dedicate. Per esempio su Babelcube traduttori, autori, editori si mettono a disposizione: ma chi può controllare la qualità di una traduzione verso il giapponese o il cinese? Senza contare che la piattaforma si prenderà la percentuale del 40% sulle vendite e vincolerà per cinque anni il testo.”
Si deve temere la concorrenza sfrenata e la bassa qualità, come sottolinea Zurlo: ”Al nostro studio, riceviamo offerte di traduzione a costi bassissimi. C’è chi svende la traduzione e gioca al ribasso. Una brutta situazione di contaminazione del mercato.”
Si tratta, quindi, di ri-educare, valutare l’importanza del lavoro del traduttore, apprezzarne la qualità, distinguere la buona traduzione, frutto di studio e fatica, da quella affrettata e priva di professionalità.
Il più bel complimento che si può fare a un traduttore?
Ce lo svela Hetherington: “La più grande soddisfazione: quando mi dicono che il libro non sembra neppure tradotto, perché il traguardo è sempre non apparire.”
Quindi, non apparire ma, nello stesso tempo, ri-apparire nella consapevolezza di ogni lettore, facendo vivere, nel testo tradotto, la stessa intensità, la stessa poesia, le stesse emozioni espresse dall’autore, nel testo originale.

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