L’Officina della Scrittura: storia del Segno dall’antichità a oggi

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di Manuela Chiarottino

A volte ci sono piccole perle vicino a noi, che ignoriamo. È stato il caso dell’Officina della Scrittura, il primo museo al mondo dedicato al Segno, con sede a Torino. Un museo che ho scoperto per caso e che si è rivelato una bellissima sorpresa.
Al suo interno si può intraprendere un viaggio nel mondo della scrittura in tutte le sue sfaccettature, a partire dalle pitture rupestri, passando tra calamai fino ad arrivare a moderne penne stilografiche. La sua finalità è la diffusione della cultura della scrittura, del segno e del mondo che vi ruota attorno, attraversando ben un secolo di storia.
Pronte a iniziare il tour?

All’entrata si trova un’esposizione di macchine da scrivere Remington, dalla prima del 1922 alla più attuale. Confesserò subito che, anche se ormai siamo per lo più scrittrici da portatile e internet dipendenti, hanno un indubbio fascino. Molto interessante l’area in cui sono esposti papiri, penne d’oca e calamai da viaggio. Notare che, passando da un’area a un’altra, si vive anche un’esperienza olfattiva, dovuta alle essenze che vengono spruzzate nelle diverse zone. Ad esempio, all’inizio viene proposta una fragranza di legno bruciato, unita all’incenso, per evocare il trascendere e portarci nei meandri più arcaici dell’esistenza dell’uomo sulla terra. Un’altra zona olfattiva si ha immergendosi nel blu profondo dell’inchiostro, in realtà un corridoio che si attraversa fino alla punta che rappresenta il pennino. Nell’area in cui sono stati fedelmente ricostruiti i vecchi uffici dell’azienda, ricordo invece di aver inspirato un rilassante profumo di lavanda e ho pensato che non sarebbe male averlo davvero nei posti di lavoro.

Si passa poi ad antichi macchinari per la stampa e, in mezzo a questi, una curiosità che non potevo non condividere: la bicicletta del riparatore di penne, un arrotino per scrittori, direi. Negli anni ’50, anni in cui aveva ancora importanza la bella calligrafia a inchiostro, l’ambulante passava con la sua attrezzatura per ricaricare e riparare le penne. Sul portapacchi anteriore c’era la valigetta porta attrezzi, sul portapacchi posteriore la ribalta in legno che veniva usata come piano di lavoro. L’ombrello probabilmente serviva sia per fare ombra che per la pioggia. Carino, no?

E infine una vera immersione nel mondo della penna stilografica; d’altra parte il museo è collegato alla fabbrica Aurora.
Sembrerà strano, ma vi assicuro che attraverso questi oggetti si percorre non solo la vita della penna Aurora, ma anche cent’anni della storia d’Italia; infatti, era il 1919 quando Isaia Levi fondò a Torino la prima industria italiana per la produzione delle penne a serbatoio. No, non lì, perché quella sede nel ’43 fu rasa al suolo dai bombardamenti, così fu trasferita dove adesso sorge il museo e poco a poco le penne Aurora entrarono a far parte della vita quotidiana. Alzi la mano chi alle elementari usava l’Auretta! Ma ci sono anche penne diventate icone del XX secolo, tra cui la Hastil Aurora disegnata da Marco Zanuso nel 1970 ed esposta al MoMA di New York. Però, lo ammetto, la mia preferita al museo è stata quella di Topolino.

Per concludere, credo che l’Officina della Scrittura rappresenti un bel mix di tradizione e modernità, in grado di incuriosire ed emozionare, anche solo per le belle citazioni che vengono riportate qua e là sulle pareti.

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