Ogni vita è una storia

0

di Edy Tassi

Cos’è la scrittura autobiografica?

In sostanza, è tutto quello che scriviamo per raccontare di noi. Il diario segreto, il tema in classe, le parole scritte su un vetro appannato per dire “Lorenzo ti amo”, una frase scarabocchiata sul retro di un sottobicchiere al bar. Parole che ci appartengono e che ci raccontano.

work_biografico 1Possono essere parole spontanee, impetuose, disordinate. Oppure possono raggrupparsi in frasi lineari, concatenate, che piano piano disegnano un quadro più ampio e trasmettono un messaggio più profondo.

Perché la scrittura autobiografica, in realtà, è un processo di analisi personale, in cui ci scaviamo dentro per analizzare sentimenti, emozioni, pensieri, fatti, e per esprimerli nel modo giusto. Un modo che serva principalmente a noi stessi, magari per superare un trauma, fare i conti con un’esperienza negativa, elaborare un lutto, ma anche ricordare un momento piacevole, un’occasione fuori dalla quotidianità, qualcosa che ci ha meravigliati, fatti felici.

Se poi da questo lavoro introspettivo e di scrittura nasce il desiderio di condividere?

Oggi l’editoria accoglie con grande entusiasmo quelli che vengono chiamati “memoir”, cioè narrazioni romanzate di fatti realmente accaduti.

Il memoir è solitamente un testo scritto in prima persona, in cui l’autore racconta un fatto, un evento che si svolge in un arco temporale più o meno ampio e che ha avuto una forte ripercussione, positiva o negativa, sulla sua vita. Esistono memoir di chi è sopravvissuto a una guerra o a una malattia, di chi ha affrontato dei pericoli, ha vissuto esperienze esilaranti, formative, al limite del reale o, viceversa, estremamente concrete.

A meno di essere vissuto chiuso in una stanza murata per tutta la vita, ognuno di noi potrebbe scrivere un memoir (in realtà anche chi ha vissuto murato, perché se non è un’esperienza quella!).

Nel workshop che si è tenuto sabato 8 novembre, Marina Visentin, Edy Tassi e Giovanni Zucca hanno cercato di spiegare a cosa serve scrivere di sé e perché una persona dovrebbe farlo.

work_biografico 2I lettori hanno fame di storie coinvolgenti, appassionanti, emozionanti. E i memoir scritti bene possono soddisfare questa esigenza. Perché a differenza di un romanzo, dove l’immedesimazione scatta, certo, ma si sa che la storia è inventata, quando si legge un memoir il coinvolgimento, l’empatia, la compassione si elevano all’ennesima potenza perché in questo caso la storia è vera. A volte crudelmente vera, a volte meravigliosamente vera.

E un altro risvolto positivo è che da quell’esperienza trae insegnamento chi l’ha vissuta ma anche chi ne legge, perché la condivisone fa crescere.

Certo, non è facile scrivere un memoir. Perché anche se i fatti sono tutti incisi nella mente, nitidi, lampanti, è un attimo cedere all’irruenza, al bisogno di sfogarsi, di raccontare, di condividere, di far sapere “guarda cosa mi è successo!”. Perciò la disciplina è fondamentale. Un occhio freddo, distaccato. Spesso chi scrive un memoir lo fa a bocce ferme, quando è passato un po’ di tempo da quello che vuole raccontare. Perché ci vuole attenzione, distanza, bisogna decidere cosa raccontare, come, in modo che il risultato non sia un delirante resoconto ma qualcosa di lieve e allo stesso tempo profondo, avvincente ed emozionante.

E volendo, se abbiamo vicino qualcuno che ha una storia dentro, ma non la sa raccontare, possiamo diventare noi la sua voce, avvicinandoci un po’ alla volta, vedendo se scatta un coinvolgimento, l’immedesimazione, perché senza quelli la storia non avrebbe spessore, sarebbe un resoconto piatto.

Ma se invece la pubblicazione non ci interessa?

work_biografico 3La scrittura autobiografica può essere un modo per raccontare di sé, ma anche della propria famiglia. Come diceva Marina Visentin, chi decide da quando comincia la mia storia? La storia di una persona comincia al momento della sua nascita? Oppure prima, con i fatti che riguardano tutta la famiglia? E allora non potrebbe essere forse interessante raccogliere informazioni, dati, testimonianze per scrivere qualcosa che rimanga a noi, ai nostri figli? Un testamento di chi siamo, di chi erano le persone che sono venute prima di noi?

Perché come recitava il titolo del workshop, ogni vita è una storia.

Commenti