Quando la parola lascia il segno – Intervista a Lisa Danese

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di Claudia Tonin

Lisa DaneseLisa Danese è una linguista specializzata in lingua dei segni italiana (LIS), ha contribuito a introdurre e a sviluppare in Italia l’ambito di ricerca della traduzione dall’italiano alla LIS e della semplificazione linguistica.
Le sue specializzazioni sono diventate il core business di un’innovativa azienda, spin-off dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Lisa è tra i fondatori di VEASYT srl (www.veasyt.com), start up che sviluppa soluzioni digitali per l’abbattimento delle barriere della comunicazione. L’azienda, in pochi anni di vita, ha ricevuto numerosi rinascimenti e importanti premi tra cui il primo premio della competition Unicredit StartLab, il primo premio della sezione ICT di StartUpFVG 2014 e finalista di numerose competition a livello nazionale e non solo.
A livello personale, Lisa ha ricevuto il riconoscimento di Girl in Tech d’Italia del 2014 per il suo contributo allo sviluppo di VEASYT.

Oltre al suo impegno in azienda, Lisa ha voluto conservare la sua attività di ricercatrice collaborando con il Master in Teoria e tecniche di traduzione e interpretazione italiano / lingua dei segni italiana (LIS) come docente di traduzione e con un ambiziosissimo progetto europeo che raggruppa tutte le lingue dei segni del mondo in un video-dizionario chiamato “Spreadthesign” (www.spreadthesign.com). Nel 2015 ha vinto il Premio Ca’ Foscari Alumnus dell’Anno, un riconoscimento dato a un Cafoscarino o una Cafoscarina under 40 che si sia particolarmente distinto nel proprio campo professionale.
Lisa crede fortemente nell’importanza dell’accessibilità linguistica in modo che tutte le persone possano godere completamente dei contenuti testuali e web. L’arte, la storia, l’esperienza turistica e culturale, solo per citarne alcuni, continuano a essere offerti senza pensare alle persone con esigenze speciali come i disabili sensoriali (ciechi, ipovedenti e sordi) o anziani.

Ho incontrato Lisa Danese all’interno del cortile di Ca’ Foscari, luogo quanto mai adatto visto che lì è iniziata la sua passione per la lingua e la professione di linguista.
La prima cosa che ho voluto chiederle è stata perché avesse scelto di imparare la lingua dei segni.

Lisa danese BannerDa giovane studentessa di lingue appena arrivata a Ca’ Foscari, quale motivo ti ha spinta a imparare una lingua così inusuale?

“Dico sempre che è stata la lingua a scegliere me. Di solito ci si approccia alla lingua dei segni per necessità o motivi personali. Io invece non conoscevo persone sorde, non avevo amici o parenti che utilizzassero quella lingua. Ero curiosa, ho fatto una di quelle cose che si fanno senza un motivo apparente che poi, nel contesto più ampio, si rivelano importanti.”

Prima mi hai corretta perché avevo parlato di linguaggio dei segni dicendomi che in realtà si tratta di una lingua, non di un linguaggio. Vorrei chiederti se secondo te la lingua dei segni si possa definire una lingua in 3D?

01_PcTablet_VEASYTlive“Credo proprio di sì. La lingua dei segni è una lingua visivo gestuale e, a differenza di una lingua vocale, che è sequenziale, la lingua visivo gestuale è una lingua che si muove nello spazio.
Coinvolge tutte le parti del corpo e anche un piccolo gesto come alzare un sopracciglio o portare in avanti una spalla può cambiare il significato di ciò che vogliamo dire. Come per la lingua dei parlanti che si sviluppa, si evolve e si adatta alla realtà, così la lingua dei segni italiana, ma anche quella americana o australiana, si sviluppa dalla comunità dei segnanti adeguandosi alle loro necessità. I segnanti sono le persone sorde che utilizzano la lingua dei segni e, come per una lingua vocale, utilizzano e adeguano alle loro esigenze la lingua. Proprio come chi parla introduce parole nuove, se è necessario, così i segnanti creano nuovi segni. Dieci anni fa, quando ho iniziato a studiare questa lingua, alcuni segni non esistevano, come non esistevano i termini “chattare” e “googlare”.”

Esistono più lingue dei segni?

“Sì, io conosco la lingua dei segni italiana, la LIS. Come spiegavo prima si dice lingua e non linguaggio perché è una vera e propria lingua con una grammatica specifica e la lingua dei segni italiana è diversa dalla lingua dei segni americana, proprio come le due lingue vocaliche sono differenti tra loro. Inoltre le lingue dei segni non seguono la divisione originaria delle lingue vocali che posso essere lingue romanze, neolatine o lingue anglosassoni.
La lingua dei segni italiana è più simile alla lingua dei segni americana, mentre la British Sign Language (BSL) è totalmente diversa dall’ American Sign Language (ASL) proprio perché queste due lingue hanno avuto storia e sviluppo differente.
Come le lingue vocali sono identificative di un gruppo etnico e dicono moltissimo della storia del popolo che le parla, così avviene anche per le lingue dei segni che sono rappresentazione della storia dei persone che le segnano.”

L’idea di avviare una startup sulla comunicazione mi ha molto incuriosito. A che punto siete rispetto all’obiettivo che ti eri posta quando con il tuo gruppo di collaboratori hai creato VEASYT? www.veasyt.com

“Siamo a metà dell’opera. Quando si parla di accessibilità in Italia si sa che c’è molta strada da fare, se poi la decliniamo in accessibilità linguistica entriamo in un territorio quasi inesplorato.
Se ormai si sa cos’è l’accessibilità motoria, la disabilità linguistica e le disabilità sensoriali in generale sono semisconosciute e invisibili. La disabilità uditiva, in modo particolare. È abbastanza evidente che finché non si viene a contatto stretto con una persona sorda non si percepiscono le esigenze comunicative.
big_banner VEASYT Live! - alumniQuesta invisibilità fa sì che non si capiscano le difficoltà che una persona sorda può incontrare. La nostra attività, ancora prima di proporre i servizi, richiede un’opera di sensibilizzazione. È necessario creare il terreno in cui far crescere la consapevolezza e questo è possibile solo attraverso un’attività continua di sensibilizzazione. La prima azione che compiamo è mostrare che il cliente ha un problema e noi possiamo risolverlo.
Oggi a distanza di quattro, cinque anni si stanno raccogliendo i primi frutti.
Proponiamo il servizio di video-interpretariato a distanza per le lingue dei segni e per le lingue vocali. Diamo la possibilità di aver un interprete in videochiamata da smartphone, da computer e da tablet, non è più necessario l’interprete vicino a te mentre parli perché ce n’è uno collegato in videochiamata.
Ci siamo resi conto che spesso le persone non sanno cosa vuol dire avere un interprete o non conoscono fino in fondo il suo ruolo, che non è solo traduttore ma anche mediatore di una cultura diversa.
Far comprendere la necessità della mediazione linguistico-culturale è quello su cui abbiamo lavorato e stiamo lavorando.
In Italia siamo i primi a proporre questo servizio che invece in Europa è una prassi diffusa. L’obiettivo è diventare un punto di riferimento non solo in Italia, ma anche in Europa.”

Non posso che concludere l’intervista ringraziandola e augurandole buon lavoro!

 

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