RACCONTARE PER IMMAGINI

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Intervista ad Alice Barberini

di Velma J. Starling

Alice Barberini vive a Rimini e da anni disegna tutti i giorni, affinando la sua tecnica. Impegno e perseveranza sono stati la chiave per realizzare libri minuziosamente illustrati che hanno l’aspetto di piccoli capolavori.

Volpe
Partiamo dall’illustrazione natalizia che ha vinto l’edizione 2014 del concorso “La casa di Babbo Natale”. La motivazione ufficiale è: “Per l’impareggiabile abilità tecnica nell’uso della grafite e per il coraggio di sfidare i luoghi comuni rappresentando la casa di Babbo Natale in un antico borgo italiano e non al Polo Nord.” Perché, fra le tante tecniche a disposizione di un’artista, ti sei concentrata sulla grafite? E da quale scintilla è nata l’idea di questa tenera volpe che consegna la posta in un borgo nostrano?

Lavoro a grafite per una motivazione molto semplice: mi diverte. Nel corso degli anni, in particolare alla scuola di restauro, ho studiato tantissime tecniche pittoriche: il pastello, l’olio, l’acquerello, perfino la tempera a uovo, e in realtà le amo un po’ tutte, ma a piccole dosi.  Lavorare a un libro, invece richiede ore e ore di lavoro, e non sarebbe possibile affrontarle senza trarre piacere da ciò che si fa o dal mezzo che si utilizza.

L’illustrazione della casa di Babbo Natale è stata una felice intuizione arrivata senza pensarci troppo. Una volta definito il luogo estraneo all’iconografia classica di Babbo Natale, mi servivano degli elementi narrativi forti per identificare il personaggio, ma senza mostrarlo: il berretto rosso sul davanzale, la scritta ‘giocattoli’, il sacco pieno di lettere portato in spalla da un’aiutante silenzioso. Questi elementi mi pareva che fossero tenuti insieme da una sottile magia appena appena mostrata, e ha funzionato.

Vedo qualcosa in comune tra l’illustrazione natalizia e i disegni che compongono il silent book “Il cane e la luna” (ed. Orecchio Acerbo): gli elementi in rosso. Un cappello, due palloncini, una strisciolina di colore su un bavero. Hanno una funzione narrativa precisa, o sono dettagli puramente estetici, o…?

carretto

Inizialmente, quando “Il cane e la luna” era solo un bozzetto, i dettagli in rosso erano un semplice vezzo estetico. Ma nei testi, come nell’illustrazione, io cerco l’essenzialità: tutto ciò che non è funzionale alla storia, o alla narrazione, lo elimino. Perciò ho fatto di quel vezzo un elemento narrativo: il rosso identifica il cane come un personaggio del circo. Alla fine del libro, quando incontra il bambino, la sua “parte” circense lo abbandonerà in un volo di palloncini rossi.

In un articolo pubblicato sul sito Picturebook Makers e tradotto sul tuo blog, ci spieghi che “Il cane e la luna” è nato anzitutto da idee visive, da disegni, che ti hanno poi ispirato una storia con pochissimo testo, e quel poco inserito in cornici mutuate dal linguaggio del cinema muto. Una genesi molto specifica. Eppure dopo questo primo contatto, quasi casuale, con il silent book, credi che ne seguiranno altri?

In effetti che il mio primo libro fosse un silent book è stata una cosa del tutto casuale. Ma il riferimento al cinema muto era fortissimo, e in questo caso fare un libro senza parole è diventata una necessità. Però la narrazione lenta del silent book mi piace molto. Inoltre raccontare una storia solo attraverso i gesti, le espressioni, i movimenti, i dettagli e le inquadrature ha il fascino della magie silenziose come la neve che cade. Certo non escludo di farne altri.

Cane

Ho notato una cosa singolare, nel volume: non c’è alcuna tua nota biografica.  

Perché è una cosa che si usa poco negli albi illustrati; solo alcuni editori lo fanno o lo facevano. Però gli illustratori, come gli scrittori, si sa che sono un po’ narcisi e confesso che nella prima pagina, dove il pubblico è in fila per entrare nel tendone del circo, nascosto tra la folla c’è il mio ritratto da bambina.

Tu hai frequentato (oltre a vari workshop di illustrazione e tecniche pittoriche) anche corsi di scrittura creativa. Per te è importante la storia, non solo il disegno in quanto tale: un disegno comunica sempre qualcosa, è a suo modo narrazione. Quando metti mano a una nuova tavola, senti questo slancio a raccontare per immagini, parti già con l’idea che il nuovo soggetto “dica” qualcosa a chi lo guarda?

Tra tutti i corsi che ho frequentato, le lezioni di scrittura creativa rimangono un pozzo al quale attingo continuamente lavorando. Frequentarle ha cambiato profondamente il mio atteggiamento verso il disegno, che è diventato  un vero e proprio mezzo per raccontare storie.

Buonanotte

Per l’ormai celeberrimo “Storie della buonanotte per bambine ribelli” hai illustrato le biografie di Melba Linston, la prima donna ad affermarsi come trombonista jazz, e di Wilma Rudolph, velocista che alle Olimpiadi di Roma del 1960 vinse tre medaglie d’oro (100 metri, 200 metri, staffetta 4×100). Come si è svolto questo lavoro? Il contatto con le autrici, la scelta dei soggetti…

Sono stata contattata da Elena Favilli per il ritratto di Melba Linston all’inizio dell’estate scorsa, quando ancora non sapevo nulla del progetto, né  della campagna di crowdfounding in corso. Dopo una prima bozza a matita mi è stato chiesto di realizzare l’immagine a colori, ma nutrivo delle perplessità e così ho proposto un monocromo che è stato immediatamente approvato. Dopodiché mi è stato affidato anche il ritratto di Wilma Rudolph. Sono felice di aver curato le illustrazioni di queste due magnifiche donne, hanno entrambe una storia speciale ed è bello che venga raccontata.

Il prossimo mese di settembre uscirà un tuo nuovo lavoro, sempre con Orecchio Acerbo (che ringraziamo per averci permesso di pubblicare qui un’immagine in anteprima), dal titolo “Hamelin. La città del silenzio”. Vorresti dirci di cosa si tratta e per quale motivo hai pensato di toccare con la tua matita un luogo caro alla tradizione fiabesca?

Città

La fiaba del Pifferaio di Hamelin mi ha sempre affascinata; volevo illustrarla da tempo, ma estrapolandola dal contesto dell’immaginario classico. Un giorno trovai una fotografia scattata da mio padre, a Portobello Road negli anni Ottanta: ritraeva un uomo, un musicante di strada intento a suonare un’antica macchina musicale. La scintilla di questo libro è nata con questa immagine.  Oggi “Hamelin. La città del silenzio” è una rivisitazione moderna che ripercorre il sentiero dei Grimm solo in minima parte.

A chi si interessa di illustrazione e narrazione per immagini, quali consigli daresti per migliorare e aspirare a una qualità del proprio lavoro degna di pubblicazione?13

Quello di prendere le distanze il più possibile dal proprio lavoro, di guardarlo con gli occhi del lettore, metterlo in discussione, e non dare nulla per scontato. Non accontentarsi.

BIOGRAFIA

Poesia illustrata o illustrazione poetica? Intorno a questa domanda ruotano le sue tavole. Nata nel 1977 a Cesena ma da sempre riminese, Alice Barberini ha studiato arte a Ravenna. Dopo essersi diplomata, l’interesse per il restauro l’ha portata a Firenze dove, per alcuni anni, ha lavorato come restauratrice. Nel 2007 ha scoperto il mondo dell’illustrazione e da quel momento in poi ha deciso di cambiare ‘mestiere’. Lungo questo suo secondo percorso formativo ha avuto la fortuna di incontrare grandi maestri, come Mauro Evangelista, Carll Cneut, Gek Tessaro, Dusan Kallay, Camila Stancolvà, Luigi Raffaelli e Giovanna Zoboli. Dal 2012 fa parte del Collettivo Nie Wiem: otto illustratrici determinate a diffondere l’arte e l’illustrazione di qualità in giro per il paese. Prendendo spunto da un verso della grande poetessa polacca Wisława Szymborska: «L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante ‘non so’», hanno emozionato il pubblico di molte città italiane. Le tavole di Alice Barberini sono state esposte a Venezia, Macerata, Torino, Senigallia, Crema, Rimini and Cantù. Il suo primo libro per Orecchio Acerbo è stato “Il cane e la luna”, vincitore nel 2015 del Premio Giulitto per il miglior libro nella categoria 0-6 anni. Nel settembre 2017, per lo stesso editore, uscirà “Hamelin. La città del silenzio”.

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