Si può rinascere da una storia di violenza

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INTERVISTA A NADIA NUNZI

a cura di Loriana Lucciarini

19238499_836683439840751_102972944_oNadia Nunzi ha l’aspetto leggero, etereo. Occhi profondi e un sorriso che quando compare, inaspettato, ne illumina lo sguardo. La osservo nella foto del profilo facebook e la prima impressione è quella di avere davanti una donna decisa, solare. Eppure, quel volto celato a metà, seminascosto dalla copertina di un libro, suggerisce ombre e segreti di un passato diverso, quello raccontato nelle pagine del romanzo. Di quando Nadia era Najaa. Di quando era difficile vivere e sopravvivere dopo aver perso i colori. Quanto può dire di noi una semplice foto… Najaa, donna fragile che la vita ha ferito e messo in ginocchio. Najaa, che ha resistito, dimostrandosi più forte delle avversità, dell’insicurezza, dell’amore di un uomo falso che l’aveva resa inerme. Najaa, che la vita non ha spezzato e che ora è Nadia, quella in foto nella pagina di facebook, che ride e ha lo sguardo scintillante pure se per metà è nascosta dalla copertina di un libro. Una trasformazione personale complessa e faticosa la storia di Nadia che, come una crisalide, si è finalmente trasformata in farfalla. La fragilità trasformata in forza. Le belle ali aperte in volo verso la vita.
Nadia oggi è con noi in questo bel salotto Ewwa per raccontarsi, raccontare.
Parleremo di lei, della sua vita attuale, del romanzo che è poi la sua storia («Ti amo anima mia» – edizioni Psiconline, anno 2014, che ha firmato con lo pseudonimo di Najaa). Parleremo anche di amore, di fiducia, di sentimenti, di violenza, di prigioni e gabbie che è difficile spezzare. E, pur se vi sembrerà di scendere in cupe ombre di una realtà che spaventa, non dovete aver timore: lo faremo con lei, che dalle tenebre è uscita, che è luce e testimonianza per tante donne.

Benvenuta Nadia, grazie per questo incontro.  Vuoi presentare la Nadia donna e la Nadia scrittrice?

Ciao a tutti e grazie a voi per l’attenzione.
Presentarsi ritengo che sia sempre complicato, soprattutto per me, che credo molto nel cambiamento e che so che ciò che sono ora, domani sarà già qualcos’altro.
Nadia donna è sicuramente una persona piena di sfaccettature che ama il movimento, e che, da quando ha iniziato a scavare nel suo profondo, non ha più smesso di farlo e ha voglia di scoprire sempre nuove cose di sé. Lati apparentemente sconosciuti capaci di valorizzarla come persona e di farle affrontare le proprie paure.
Nadia autrice è semplicemente una bambina insicura e introversa che trova nella scrittura il modo per comunicare con il mondo in cui fa fatica a vivere.
Da questa esigenza nascono una passione e un desiderio.
La voglia di scrivere per lavoro e di condividere, oltre ai pezzi di vita, anche molto altro. Scrivere per prestare la voce, oltre ai personaggi dei romanzi, anche a chi vuole raccontarsi e non riesce a farlo.

Hai scritto un libro, che è poi la tua storia. Una storia di prevaricazione, violenza e manipolazione. Offro alle lettrici e ai lettori la recensione che ho pubblicato sul mio blog (“Scintille d’Anima” – ndr) l’anno scorso, dopo averti letta e apprezzata. Credo sia il modo migliore per scoprire il tuo romanzo…

Scheda Ti amo anima mia

Recensione di Loriana Lucciarini

Nadia, perché hai deciso di pubblicare il romanzo? Quanto ti è costato farlo?

Come rispondevo prima, scrivere è un piacere ma anche un’esigenza.
Dopo la violenza avevo bisogno di riprendermi la vita, di comprendere tante cose, soprattutto di me stessa, e di esorcizzare tutto ciò che mi era successo.
Dovevo ripartire da qualche parte, aggrapparmi a qualcosa per tirarmi su. Dovevo trovare un modo funzionale per andare avanti. Uno che mi risultasse congeniale.
La scrittura è stata terapia, meglio di tante sedute da uno specialista.
È stato, per me, il mezzo più utile per analizzarmi e per distaccarmi dalla storia, guardandola da un punto di vista esterno.
È stato doloroso, non posso dire il contrario, ma anche un gesto istintivo.
Il libro è stato scritto in poco tempo, forse in tre mesi, non di più, tra notti insonni e lacrime e quando ho concluso la stesura ero molto più leggera, come se, in un certo senso, la storia non mi appartenesse più.
La decisione di pubblicarlo è arrivata in seguito. Ho pensato che il testo dovesse proseguire il suo viaggio insieme a me, seppur dietro pseudonimo, e poi da solo, magari aiutando altre persone, sia coinvolte che non. Ma non è stato quello a ‘costarmi’.
Il passaggio complicato è avvenuto successivamente, quando sono uscita allo scoperto, perché ero convinta che non l’avrei mai fatto e ho avuto bisogno di rifletterci, prima di decidere di andare oltre.

Come ti senti ora, a distanza di due anni, dopo averlo portato in giro per l’Italia e aver incontrato molte donne, alle quali hai narrato la tua vicenda?

51hBC5ofcuLHo provato molte emozioni differenti in questi anni, proprio per via delle mie decisioni, passo dopo passo.
Continue scelte e prove della vita.
Non credevo che sarei riuscita a sostenere un pubblico, tantomeno rispondere alle ragazze e ai ragazzi nei licei. Ma non mi sono mai tirata indietro.
Devo molto alla mia brutta storia. Mi ha insegnato molte cose e mi ha resa la persona che voglio davvero essere. Mi ha aiutata a crescere e mi sta dando molte soddisfazioni personali.
Ogni incontro e ogni nuova esperienza mi lascia qualcosa e mi rende fiera del mio percorso.

Quanto il tuo esempio può essere utile per altre donne vittime di violenza?

Questo non lo so.
Ciascuno di noi prende dalle esperienze degli altri ciò che vuole prendere e soprattutto se vuole.
Il mio libro non è un manuale e ritengo inoltre che non ci siano consigli da dare, validi per tutti. Ciascuna ha la sua storia, le sue percezioni e il proprio modo di reagire.
Decidere di affrontare i propri disagi interiori è una scelta, così come lo è poi quella di tramutare la consapevolezza in azione, per cercare una propria serenità.
Se non si parte da questo, nessun esempio può essere realmente d’aiuto, anche se magari un input lo dà.

Di violenza non c’è solo quella fisica, c’è anche quella psicologica. Un tipo di abuso che non lascia lividi ma annienta la volontà di chi la subisce. Violenza vera e reale quanto la prima, però meno evidente.
Eppure di manipolazione se ne parla poco perché le ferite sono invisibili, restano confinate nell’animo. A te, che hai vissuto e che nel tuo romanzo racconti un’esperienza di questo tipo, chiedo: quante difficoltà hai trovato per testimoniare e far riconoscere come reale questo tipo di abuso?

Sinceramente (e purtroppo) io sono partita subendo, raccontando e denunciando, la violenza fisica e di difficoltà ne ho trovate parecchie già lì, ricevendo risposte superficiali da parte di qualsiasi istituzione, figuriamoci raccontando lividi non visibili che si scontravano con versioni contrapposte delle vicende, da parte dell’abile manipolatore.

La manipolazione psicologica, subdola e strisciante, ti ha lentamente trasformata in vittima inerme, in nome dell’amore… Come si arriva a questo punto?

Io non credo di esserci arrivata in nome dell’amore, anche se, inizialmente, ero parecchio assuefatta.
Sono caduta nella manipolazione (e l’ho compreso in seguito, attraverso il mio accurato viaggio introspettivo) per via dei vuoti affettivi che mi portavo appresso dall’infanzia e delle insicurezze che mi hanno resa parecchio frangibile, crescendo.
Quando l’amore diventa un bisogno si rischia di attaccarsi alle persone e di subire manipolazioni senza nemmeno rendersene conto. La realtà si percepisce alterata e, anche la persona che si vuole accanto, altro non è che una proiezione. Proprio per questo poi si tende spesso a giustificare i comportamenti aggressivi e predominanti e a confonderli per attenzioni.

Nell’antologia che tratta il tema della violenza di genere, di cui sono ideatrice, curatrice e anche autrice («4 Petali Rossi, frammenti di storie spezzate» – n.d.r.), abbiamo volutamente inserito la manipolazione tra i modi in cui la violenza si esplica. Ben due protagoniste ne diventano vittime, con profondi danni emotivi e psicologici. La manipolazione è il modo sottile e perverso di agire violenza. Il manipolatore è abile a tessere la sua tela.

Altroché! I manipolatori fiutano le loro ‘prede’, le riconoscono e le mirano. Poi testano il territorio da subito, con frasi e gesti apparentemente banali che portano al possesso più totale.

Come ti sentivi, avvinghiata in questa spirale? Quali erano le tue reazioni?

Mi sentivo in trappola. Spesso di notte non dormivo e pensavo a come liberarmi ma non trovavo quasi mai una soluzione valida. Per questo poi di giorno mi arrendevo e continuavo ad andare avanti, sperando in un cambiamento di lui che non ci sarebbe mai stato e illudendomi in una regressione della violenza che invece non fa altro che ingigantirsi sempre più.

Quando e come sei riuscita a squarciare il velo della realtà e reagire?

Credo di aver aperto gli occhi molte volte ma di averli, purtroppo, anche richiusi altrettante.
C’è un accadimento che mi fa svegliare definitivamente. Un inganno particolare che narro nel testo, che mi devasta ma che mi fa anche reagire con una certa incoscienza e rischiare la vita. Qualcosa che finalmente mi disincanta dandomi la spinta di stravolgere tutto e dandomi una reale possibilità di salvezza.

C’era qualcosa che avresti potuto capire prima, un segnale, qualcosa che ti avrebbe potuto mettere in guardia e magari salvarti da tutta questa sofferenza? Puoi indicarci i segnali d’allarme che potrebbero farci capire di essere di fronte a un manipolatore?

Come abbiamo già detto, i manipolatori sono abili e, quando di mezzo, da parte nostra, c’è anche un sentimento, captare i segnali diventa complicato. Ma ce ne sono.
La persona che ci fa sentire a disagio è già un primo campanellino. E poi ci sono tutti gli altri, quando ci viene chiesto di cambiare, di modificare le nostre abitudini, il nostro modo di vestire, di relazionarci con gli altri.
Io mi sono ritrovata senza più un’identità e senza un’indipendenza, seppur lavorassi.
Questo non deve accadere. Mai e per nessuno.
Il cambiamento fa parte di noi ma non deve avvenire per volere degli altri, tantomeno per pretesa. Né in nome dell’amore.
Siamo noi a dover decidere cosa fare della nostra vita e nessun altro, soprattutto quando questo qualcun altro ci impone ciò che non ci fa stare bene.

Quando Najaa è diventata, di nuovo, Nadia? Quando l’hai lasciata andare via assieme a quel passato di sofferenza? Quanto c’è ancora di Najaa in te?

Bella domanda.
Credo che Najaa si sia dissolta strada facendo, mentre Nadia si riprendeva la vita, mese dopo mese. E soprattutto mentre, quest’ultima, si guardava dentro e lavorava su di sé per rinnovarsi.
Najaa farà sempre parte della mia vita poiché è ciò che sono stata, ma non credo ci sia ancora molto di lei in me. Mi sento davvero una persona parecchio diversa da allora.

Chi sei oggi?

Sono una donna fortificata, molto meno insicura, più consapevole verso tante cose. Sicuramente una persona che si prepone al primo posto perché si vuole bene e che non intende piegarsi più per nessuno.
Probabilmente un po’ meno sognatrice, comunque bella. Bella e con gli occhi che, di nuovo, brillano.

Nella tua pagina facebook ogni giorno affronti temi legati all’autostima, alla manipolazione, alla relazione con uomini narcisisti, alla violenza. Sei molto seguita e tante donne si rivolgono a te. Quali sono le richieste più frequenti? Che supporto/aiuto ricercano in te?

19204978_836322516543510_233745654_oTratto spesso queste tematiche nella bacheca del mio profilo, per ovvi motivi, anche se in realtà non era previsto.
In particolar modo, la pagina Nadia Nunzi – Najaa è stata aperta per promuovermi come autrice e raccoglierà infatti, strada facendo, tutte le mie creazioni, oltre agli eventi correlati ad esse.
A volte mi scambiano per una psicologa e ribadisco che non lo sono e che non mi permetto di sostituirmi a nessun specialista.
Io porto una testimonianza importante ma resto nel ruolo di autrice.
Molte persone vogliono sapere come si esca dalla dipendenza affettiva, consigli su come riuscire ad avere maggiore autostima. Molte osservano in silenzio. Altre cercano semplicemente il contagio del coraggio o del sorriso.

«Ti amo anima mia» sta avendo successo e un ottimo riscontro da parte delle lettrici e dei lettori. Nel 2015 ha ricevuto il premio quale II classificato al Premio Letterario Internazionale città di Sarzana. Dopo questo libro, ci proporrai nuove storie? Hai progetti su cui stai lavorando?

Sì, certo. Fra non molto spero vivamente di poter far leggere ‘Stavolta scelgo me’. Un ulteriore testo autobiografico, già premiato come inedito, dove Najaa sarà nuovamente la protagonista.
Svelerò parti del mio percorso e anche parti del mio passato. E farò conoscere ai lettori un’altra persona che è stata decisamente influente nella mia vita. Stavolta una donna.

Ti ringrazio, Nadia, per essere esempio di forza, quella forza che tutte abbiamo dentro ma che, spesso, nelle situazioni difficili, dubitiamo di avere. Quella forza che invece c’è e può traghettarci oltre il buio, in un futuro fatto di luce e di serenità personale. Esattamente come hai dimostrato tu, oggi, raccontandoci la tua vita.

Ricercare la forza dentro di noi, a volte, è complicato, hai ragione, ma posso garantire che tirarla fuori valga la pena.

Ti faccio a nome mio e delle Ewwe, un grandissimo in bocca al lupo per il tuo futuro e per i tuoi obiettivi professionali.

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