SIPARIETTI (quando il superfluo è utile, anzi indispensabile)

0

di Maria Masella

Premessa

Sono debitrice del titolo a una lettrice che mi aveva scritto, anni fa, per dirmi quando gradiva i “siparietti” nei miei noir Mariani, cioè quei brani (spesso in notturna o in pausa pranzo) in cui non c’erano eventi speciali collegati alle indagini, ma colloqui fra Antonio e la moglie. O fra Antonio e la madre.
Essendo curiosa, avevo provato a rileggere saltando i “siparietti” per controllare se erano essenziali per le indagini o no.
Alcuni lo erano, altri no e avrei potuto toglierli senza problemi.
Ne avevo preso nota e avevo riletto saltandoli.
Avevo scoperto che l’indagine restava ugualmente “in piedi”, ma il noir (come romanzo) diventava molto più povero; quindi quei brevi brani erano superflui da un punto di vista, ma non dall’altro, quello per me più importante: scrivere un buon romanzo. Se ricordate, è quanto scrivo ogni volta: l’obiettivo principale è sempre scrivere un buon romanzo!
Mi piace anche sperimentare; quindi avevo provato a sostituire i siparietti (quelli superflui per l’indagine) con altri e il risultato non mi era piaciuto.
A forza di tentativi penso di aver capito qualcosa di più sui siparietti.
Fine premessa

Che cosa intendo per siparietto? Un brano di almeno duemila battute (spazi inclusi) in cui il filone giallo è fermo, ma i personaggi principali parlano, si muovono, pensano, litigano… Insomma tutte le solite cose.
Chi scrive romanzi di indagine (gialli, noir, Krime, chiamateli come volete) è, soprattutto agli inizi, molto concentrato sull’intreccio: tempi, luoghi, indizi e false piste. È una situazione comprensibile perché non è facile governare una molteplicità di eventi che dovranno incastrarsi perfettamente e in modo che sembri naturale. Aggiungere qualcosa di non indispensabile? No di certo, ho abbastanza grane così, si dice il neo scrittore. È come se a una neo mamma di cinque gemelli e senza aiuti parlassero di piegare i camicini dei pupetti.
Chi scrive romanzi di indagine, soprattutto agli inizi, è sottoposto a una forte tensione anche emotiva: spesso vuole spicciarsi a finire per essere sicuro che tutto stia in piedi come deve. Per dire, se fosse il romanzo di un altro autore andrebbe di soppiatto a leggere l’ultimo capitolo. Quando si lavora così, si rischia di accantonare quello che sembra poco importante.

Invece i siparietti sono utili.

Se ricorderanno un tuo romanzo d’indagine dopo tanti anni, non sarà soltanto per l’impalcatura impeccabile, ma per la vitalità dei personaggi e per la completezza (se continuerai a leggere, troverai il significato di “completezza”).
I siparietti servono per inquadrare i personaggi principali in una vita “normale”, non soltanto quando indagano. La normalità diventa uno sfondo ideale su cui il delitto risalta maggiormente, ma non ne è separato. Sono due aspetti della vita che si intrecciano.
Antonio parla di delitti con Francesca mentre sono seduti sul terrazzino o al tavolo di cucina. A volte la chiacchierata porta nuovi spunti per le indagini, in altre occasioni “fa il punto” perché il lettore non si perda, ma sempre serve a dare umanità ad Antonio.
Se un brano non porta avanti le indagini o non aiuta il lettore a entrare nella testa (e nel cuore) dei personaggi, quel brano è da eliminare. L’eliminazione di un brano è per uno scrittore un momento doloroso, tanto che alcuni (come me) scrivono spiccio per dover aggiungere e non togliere, ma qualcosa da eliminare esce sempre fuori.

Primo consiglio pratico: suddividi il tuo romanzo in piccole unità (scene) e controlla se in ogni scena accade qualcosa che porta avanti l’indagine (sono valide, validissime, le false piste e le battute d’arresto!). Risposta affermativa? Non è un siparietto. In caso contrario è un siparietto. Controlla se è utile per capire meglio i personaggi. Risposta affermativa? Siparietto utile.
E ora vi sento dire: “In caso contrario?”
In caso contrario metti in attesa.
Rileggi togliendolo.
Rileggi dopo qualche giorno.

A volte lascio passare anche una settimana prima di decidere l’eliminazione (ovviamente conservo il file e, prima di modificare, salvo con altro nome. Se di un romanzo ho almeno 40 file, ci sarà un motivo!). Personalmente getto quello che non serve, soprattutto nei romanzi di indagine. Tollero l’inutile nel romance, nel noir no. Deve essere affilato come una lama di luce nel buio. Ma ogni scrittore ha i suoi gusti. Anche ogni lettore.
Per ora ho dato qualche indicazione su come individuare i siparietti in un romanzo che avete già scritto e un modesto consiglio pratico per aiutarvi a decidere se tenerli o metterli in lista d’attesa per la spazzatura.
È arrivato il momento difficile: provare a dare consigli per costruire un buon siparietto. Ricordo che se accade qualcosa che porta avanti l’indagine non è un siparietto.

SPOILER

Mariani e il peso della colpa: la vita di Alberto (la prima vittima) è stata cambiata da una colpa (vera o presunta, non cambia), Antonio continua a sentirsi in colpa per la morte di Bareto, la Petri pure. Con questo senso di colpa, presente in molti siparietti “inutili”, dovranno fare i conti. (Scusate le ripetizioni, ma ricorrere a dei sinonimi sarebbe assurdo).
Mariani e le porte chiuse: la porta della camera dove dorme Fran è chiusa (inutilissimi i siparietti in cui viene detto e ripetuto), come sono chiuse tante porte che l’assassino ha dovuto superare. Chiusa è anche la Petri che rifiuta di parlare.
Recita per Mariani: Manu prepara una recita scolastica, Ludo la imita. Nel romanzo ci sono due recite per mascherare delitti, una imita l’altra.

Consiglio pratico: un siparietto tecnicamente inutile, perché non porta avanti l’indagine e aggiunge poco al personaggio, può dare profondità alla storia se riprende il tema della storia stessa. Mettiamone almeno due o tre (brevi) in un romanzo di 300 mila battute.
Mi accorgo che ogni volta ripeto lo stesso discorso: quando scriviamo una storia, dobbiamo sapere benissimo cosa vogliamo comunicare al lettore, il nostro messaggio, la nostra visione della vita. Non è una predica, non è una morale, quindi non la sbattiamo in faccia al lettore, ma dobbiamo farla filtrare.

Secondo consiglio pratico: è opportuno costruire siparietti che ribadiscono il tema in poche righe, anche cambiando il contesto. Sono quelli che danno una sensazione di completezza al romanzo.

Riassumendo, i siparietti sono utili, se ben gestiti, perché permettono al lettore di prendere fiato, umanizzano i personaggi, approfondiscono il tema. Non ultimo: aggiungono qualche pagina, senza allungare il brodo.

Quando rileggo i miei primi noir, sento che mancano o non sono ben costruiti. Stavo mettendo insieme il personaggio, il suo contorno, il suo ritmo; non riuscivo a concentrarmi su altro.
Come sono carenti in Nessun ricordo muore, il primo noir con Teresa Maritano, perché i personaggi principali erano in costruzione e stavo facendo fatica a staccarmi da personaggi che usavo da troppi romanzi. Avevo anche commesso l’errore di focalizzarmi più sull’intreccio, molto intrecciato, che sui personaggi principali.

E ora un consiglio per scrittori afflitti dal timore di sbagliare e di scrivere un siparietto che troppi lettori riterranno inutile, anzi “allunga brodo”.
C’è un trucchetto per trasformare un siparietto che ti sei tanto divertito a scrivere, ma è oggettivamente superfluo, in uno degno di essere conservato. È sufficiente fra filtrare un piccolo dettaglio dell’indagine o approfittare dell’occasione per ribadire il tema del romanzo.

Commenti