Una romantica naturalista: intervista a Paola Grimaldi

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di Velma J. Starling

Buongiorno, Paola. Vorrei iniziare questa breve chiacchierata da un dettaglio della tua biografia: il master in comunicazione naturalistica. Sono convinta che non sia un master fra i più conosciuti. Puoi dirci di cosa si tratta esattamente, e come ha influito sulle tue scelte professionali?

In realtà, mi sono iscritta alla Facoltà di Scienze Naturali a Parma perché volevo fare la paleoantropologa: andare in giro per il mondo alla ricerca di fossili umani. Avevo però una visione troppo romantica di un mestiere difficile, faticoso e per il quale c’è bisogno di un grande “fuoco sacro”. Beh, mi sono resa conto che quel fuoco non ce l’avevo; mi dava molta più soddisfazione raccontare, spiegare, far capire la scienza a chi non la conosceva. Quando il nostro preside di Facoltà ha istituito il Master di divulgazione naturalistica mi sono detta che mi sarebbe calzato a pennello e così è stato. Anche perché mi ha dato la possibilità di fare lo stage previsto nella sezione scienze di Panorama. Da lì è partito tutto: ho iniziato a imparare e ho avuto la possibilità di entrare alla rivista Focus.

Come si svolge l’attività scientifico-giornalistica? Ti vengono affidati i pezzi, o sei tu a proporli? Come e dove provvedi a documentarti? Gli articoli vengono sottoposti a qualche forma di supervisione e/o di fact-checking?

I pezzi che scrivo arrivano sia dalla redazione, che mi contatta per farmi sviluppare un’idea già pensata internamente, sia da me, che scopro una nuova ricerca, una notizia, un argomento di cui mi piacerebbe parlare. Nel corso degli anni tra i redattori e me si è creato un rapporto solido: loro sanno cosa è nelle mie corde e cosa invece va affidato ad altri. Difficilmente mi propongono, per esempio, articoli di astronomia o tecnologia perché ci sono colleghi più esperti di me in questi campi. A ognuno il proprio argomento in base al background e agli interessi.
Per redigere un articolo consulto libri sull’argomento, intervisto esperti, leggo ricerche scientifiche, trovo dati e informazioni affidandomi a fonti attendibili, come istituti di ricerca e enti internazionali.
Per rispondere all’ultima domanda: certo, il pezzo, una volta finito, arriva in redazione e il redattore responsabile ne verifica la correttezza.

Riesci ad alternare con facilità la scrittura scientifica e rigorosa di “Focus” con quella più libera dei testi narrativi? Oppure passare dall’una all’altra presenta qualche complicazione?

Per scrivere un buon pezzo di divulgazione scientifica ci vuole rigore, questo è assolutamente vero. Ma per renderlo intrigante ci vuole anche creatività: questa caratteristica è, per esempio, necessaria per trovare argomenti curiosi da proporre al giornale per cui collaboro e a scrivere attacchi accattivanti che facciano dire al lettore “Ok, vado avanti a leggere!”. Allo stesso tempo trovo che per scrivere un buon romanzo, oltre alla creatività, serva rigore e metodo. Nei miei testi narrativi luoghi, date, tradizioni sono tutti elementi verificati, come faccio per gli articoli scientifici. Insomma, visto che in me esistono entrambe le cose, affinate nel corso del tempo e con il lavoro, non trovo difficile passare da uno all’altro.

Il 23 gennaio è uscito “Mappe degli animali”, un volumone cartonato a firma tua e di Febe Sillani, che unisce la divulgazione scientifica alla comunicazione per i più piccoli. Come si è svolta questa esperienza?

Era la prima volta che mi cimentavo in un progetto così impegnativo e a lungo termine, ma l’ho trovato davvero stimolante. Tra gli aspetti che mi sono piaciuti di più c’è stata la collaborazione; mi spiego meglio. Io solitamente “ballo da sola”. Scrivo il mio articolo, lo mando in redazione e stop: non ho voce in capitolo sulla grafica o sulla scelta delle foto. Invece, negli otto lunghi mesi di lavoro non c’è stato giorno in cui io, l’illustratrice (Febe Sillani) e la editor della casa editrice che me lo ha commissionato non ci siamo confrontate discutendo su ogni particolare grafico, ogni parola, ogni disegno. Non sempre è stato facile capirsi al volo, probabilmente a causa di linguaggi diversi, dovuti alle rispettive competenze. Ma dopo qualche momento necessario di rodaggio è stato sempre più facile intenderci e lavorare bene insieme.

Durante la presentazione del libro che si è svolta a Imola, il 17 febbraio scorso, nell’ambito di un incontro sui libri per bambini ei ragazzi, hai detto scherzando che il tuo fanciullino interiore è morto stecchito da un pezzo… l’animo romantico però è vivo e vegeto, visto che hai scritto dei romance. Faccio male a vedere una contraddizione in questo tuo “stato interiore”?

Voleva essere solo una battuta e mi riferivo più che altro al fatto che non saprei scrivere un romanzo per ragazzi: è una grande responsabilità, come quando mi capita – per fortuna raramente – di scrivere articoli di medicina, argomento davvero impegnativo che merita di essere raccontato da divulgatori scientifici che se ne occupino spesso e con cognizione di causa. Per la narrativa per ragazzi trovo sia lo stesso: i giovani hanno bisogno di grande attenzione soprattutto quando si parla dei loro sentimenti e delle loro emozioni. Io preferisco raccontare storie d’amore tra adulti, certo con un romanticismo sempre vivo e vegeto ma aiutato da ciò che ho imparato dalla mia vita e dalle mie esperienze.

Domanda inevitabile: a cosa ti stai dedicando in questo momento? C’è qualche nuova storia in fase di elaborazione?

Mai stare con le mani in mano o il PC spento… sì, mi sto occupando di un paio di progetti. Uno di divulgazione scientifica e uno di narrativa rosa. Chi dice che non si possano conciliare i due mondi?

Chi è Paola Grimaldi

Vivo e lavoro a Sesto Calende, dove il lago Maggiore finisce e inizia il corso del fiume Ticino. Ho passato molti anni a Parma dove ho studiato Scienze Naturali. Dopo la laurea e un master in comunicazione naturalistica, ho deciso che la divulgazione scientifica era il modo migliore per unire i miei due amori: la natura e la scrittura. Da allora collaboro con Focus occupandomi di animali, di scienza ma anche di storia, di antropologia e di tutto un po’. La voglia di raccontare, e non solo di fossili e cambiamenti climatici, mi ha sempre accompagnata e spinta a inventare trame e personaggi, spesso tinti di rosa. Nel luglio del 2014 ho pubblicato il mio primo romanzo, Un tramonto ancora, per la collana digitale Youfeel della casa editrice Rizzoli e nel marzo del 2015 il secondo libro, Il verde mi dona. Nel 2018 ElectaKids, Mondadori, ha pubblicato Mappe degli Animali, un atlante per bambini sul mondo degli animali, per il quale ho curato la ricerca scientifica e scritto i testi.

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