Volevo mettere ordine nella mia vita e invece sono diventata scrittrice

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di Patrizia Ruscio

Chiara Moscardelli ha scritto quattro romanzi di successo l’ultimo dei quali “Volevo solo andare a letto presto” è una divertente storia d’amore che inizia con un incontro-scontro. Nella vita non si sa mai cosa possa succedere lo sa bene Chiara, che ha cominciato a scrivere per fare un po’ di chiarezza nella sua vita e si è ritrovata autrice di un bestseller.

gatta morta

Il suo romanzo d’esordio “Volevo essere una gatta morta” è diventato un cult e ha dimostrato che le donne sanno far ridere eccome, quando decidono di ironizzare sulle loro esistenze, dando vita a storie e personaggi indimenticabili. Frizzante, divertente e schietta come le sue anti-eroine, Chiara Moscardelli è al suo quarto romanzo “Volevo solo andare a letto presto” (Giunti), una bellissima metafora sulla ricerca della felicità, e ci racconta come nascono i suoi racconti e come si divide tra il lavoro di scrittrice e quello di ufficio stampa.

Com’è nata l’idea di “Volevo essere una gatta morta” il tuo primo libro?

Non avevo i soldi per andare dallo psicologo. Ero appena andata a vivere da sola e pensavo: finalmente ci siamo! Farò la vita che ho sempre sognato, alla Sex and the City: feste, aperitivi con gli amici, uomini! E invece mi sono ritrovata a casa da sola (uscire costava troppo), senza poter andare neanche in palestra (non sarei arrivata a fine mese) e allora per trascorrere le serate mi sono messa a scrivere la storia della mia vita. Volevo capire come avevo fatto a ridurmi così a trent’anni, con un fisico da novantenne, single e senza soldi.

Lavoravi da tempo come addetta stampa di una nota casa editrice quando, a un certo punto, sei passata dall’altra parte e hai scritto un libro. Come ti sei sentita nel ruolo di scrittrice?

E’ stata una strana sensazione. Non avrei mai immaginato di scrivere un libro, non era nelle mie aspirazioni o ambizioni giovanili. E’ successo in un momento particolare della mia vita e quando ho cominciato a buttare giù la mia storia non era mia intenzione pubblicarla. Alla fine è successo e si sta meglio in questo ruolo che nell’altro! Decisamente!

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Come definiresti il tuo stile narrativo?

Ironico, frizzante, ma non leggero, mai confondere l’ironia con la leggerezza. L’ironia spesso nasconde grandi sofferenze.

Ci sono dei  temi  ricorrenti nei tuoi romanzi? Quali caratteristiche hanno le protagoniste?

Il tema ricorrente è l’amicizia. Ho sempre pensato che se non possiamo scegliere la famiglia da cui nasciamo, possiamo scegliere quella con cui condividere il resto della nostra vita. Gli amici sono la nostra famiglia. Per quanto riguarda le mie protagoniste, invece, sono tutte donne emotivamente bloccate e che grazie a un elemento esterno, alla fine si buttano e ce la fanno. Spesso si ha più paura della gioia che del dolore. Il dolore lo conosciamo e lo sopportiamo meglio, ci siamo abituate a convivere con lui. Il cambiamento fa paura. E le mie protagoniste sono esattamente così: preferiscono vivere con quel blocco perché hanno paura di quello che potrebbe succedere se decidessero di superarlo. Essere donne è difficile, non abbiamo fatto grandi passi avanti, anzi.

Chi sono le scrittrici e gli scrittori che fanno parte della tua formazione?

I grandi classici. Il conte di Montecristo, Delitto e Castigo, Orgoglio e pregiudizio, Cime tempestose, I promessi sposi. Dino Buzzati, tutto Dino Buzzati e Cesare Pavese. Poi c’è la letteratura americana contemporanea.  Don Winslow, Joe Lansdale, Philip K. Dick, un genio.

Tra i tuoi lettori ci sono anche uomini? Ti scrivono? Cosa desiderano?

Uomini pochissimi. Prevalentemente donne e sì mi scrivono, molto. Mi ringraziano perché si sentono meno sole, le faccio sentire meno sole. Ed è la cosa più bella che una scrittrice possa sentirsi dire.

A tutt’oggi lavori come addetta stampa nell’editoria. Come riesci a conciliare un lavoro così impegnativo con la scrittura?

E’ faticoso. Mi sdoppio. Ma tendenzialmente riesco a tenere separate le due cose. Se lavoro, sono solo un’addetta stampa e non una scrittrice. Se però sono in giro a presentare il mio libro, guai se qualcuno mi chiede del mio lavoro.

moscardelli

C’è un momento della giornata in cui preferisci scrivere?

Purtroppo non posso avere preferenze. Lavoro tutto il giorno e spesso anche la sera. Per cui scrivo nel fine settimana o, quando non lavoro, appunto la sera dopo cena. Se non arrivo a casa distrutta.

La Chiara Moscardelli del primo libro era alla ricerca dell’amore. E’ ancora così o nel frattempo qualcosa è cambiato?

Non è cambiato nulla! O forse sì, ho rinunciato a cercare!

Infine, i tre libri che salveresti dall’incendio.

Il Conte di Montecristo, Delitto e Castigo e la Divina commedia!

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