ZYGMUNT BAUMAN : L’UOMO SENZA ETA’

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di Cristina Casillo

Bauman -InnesProf. Zigmunt Bauman – Mantova, 26 Novembre 2015

Conservatorio di Musica “Lucio Campiani”. Si inaugura l’apertura della Conferenza Internazionale URBANITY 2015.
URBANITY è una conferenza dell’Istituto di Criminologia di Mantova e della Fondazione Politecnico di Milano che intendono presentare i risultati del progetto europeo triennale di ricerca applicata denominato INNES (INsieme Nessuno EScluso). La conferenza vede uniti i ricercatori dell’Istituto di criminologia FDE di Mantova, di cui Angelo Puccia è coordinatore.
Il Progetto pilota INNES nasce per condividere un concetto sulla sicurezza del tutto innovativo. Consiste in un programma di azioni rivolte ai cittadini, alle associazioni e alle istituzioni. Ha come filo conduttore la creazione ed il rafforzamento dei legami sociali basati sulla solidarietà. Il suo scopo è quello di abbattere le paure e le insicurezze legate ai comportamenti criminali.

La conferenza, si apre con un ospite d’eccezione: il Prof.  Zygmunt Bauman, meerito sociologo dell’Università di Leeds, accompagnato dalla collega Aleksandra Jasinska Kania, anche lei docente famosissima di sociologia all’ Università di Varsavia.
Bauman è uno dei più noti ed influenti pensatori al mondo, basa principalmente il suo lavoro sulla dimensione etica e la dignità della persona umana; gli si deve la brillante definizione della “modernità liquida”, di cui è uno dei più acuti sostenitori. Cosa intende esattamente per liquido? Mentre nell’età moderna tutto era dato come una solida costruzione, ai tempi nostri ogni aspetto della vita può essere rimodellato artificialmente. Nulla ha contorni nitidi e fissati una volta per tutte.  Bauman è uno dei più attenti osservatori di tutto ciò che è in continuo mutamento.
Autore di numerosi testi, tra i miei preferiti “Cose che abbiamo in comune – 44 lettere dal mondo liquido “. Il capitolo 39 ha come titolo: “Gli stranieri sono pericolosi. Sarà vero?”. Una delle ultime frasi recita: “Più passiamo il tempo a preoccuparci della minaccia costituita da ogni sconosciuto e meno tempo trascorriamo in loro compagnia, evitando quindi di mettere alla prova i nostri timori”.

Nell’auditorium intitolato a Claudio Monteverdi siamo tutti in attesa di ascoltare l’uomo che io definisco “senza età”. Definire senza età un uomo che ha appena compiuto ben 90 anni, potrebbe sembrare strano. Capelli bianchi arruffati ai lati, sopracciglia scompigliate e dello stesso colore, sguardo fiero, sicuro e profondo ma a tratti dolce e malinconico. L’età del Prof. Bauman si vede ma non si percepisce. E’ un relatore di enorme esperienza. Il suo modo di esporre le argomentazioni si può paragonare ad una cascata a getto continuo che scorre su un terreno che mostra il passare del tempo ma che accoglie acqua sempre limpida e nuova. Come la cascata, incanta e cattura l’attenzione con la brillantezza di esposizione e disseta chi è assetato di sapere.
Parla di sicurezza e chi lo conosce bene sa cosa pensa al riguardo: ” Libertà e sicurezza sono valori entrambi necessari, ma il prezzo da pagare per una maggiore libertà è una minore sicurezza. La maggior parte delle persone cerca di trovare un equilibrio, quasi sempre invano”. (Da un articolo di “La Repubblica” , 20 novembre 2012).

Bauman LeggioSi avvicina al leggio, accompagnando le parole, gesticolando e intercalando con “ladies and gentlemen”, “Signore e Signori”, cattura i nostri sguardi. Le nostre orecchie sono solo per lui, con auricolari ben posizionati per la traduzione. La sensazione non è quella di ascoltare un anziano signore, bensì uno di noi e per noi, che sa, osserva, studia con un sapere che non ci appartiene; quel tempo che ha increspato il viso e sbiancato i capelli, ora distende, colora e ravviva le nostre menti.
Parlando di sicurezza, non può fare a meno di parlare anche di paura. La paura genera il business della sicurezza. “Più sicurezza abbiamo in casa e meno sicuri ci sentiamo quando usciamo fuori. Viviamo nella follia della sicurezza, ci preoccupiamo della stessa e ci sentiamo umiliati dal mondo che ci circonda”.

Questa continua ricerca della sicurezza di certo non favorisce le capacità sociali, per questo ci troviamo ad affrontare un grosso problema che è quello della globalizzazione. Cita Brecht, sottolineando che come lui affermava, i profughi resteranno sempre “portatori di brutte notizie “, li temiamo, perché ci ricordano “l’imprevedibilità del nostro essere in seno al mondo “.
Siamo vittime di una grossa mancanza di equilibrio tra sicurezza e libertà. Senza sicurezza, si vivrebbe nel caos e senza libertà, si vivrebbe in schiavitù.
Come ci si salva da una simile situazione? Bauman sostiene che ci vorrebbe una grossa rivoluzione di valori. Dobbiamo recuperare il principio della solidarietà umana. “La cultura del benessere ci fa vivere in un bozzolo di comodità che sfocia in indifferenza verso gli altri. La solidarietà non viene incoraggiata. L’atteggiamento che purtroppo prevale è quello del cacciatore che caccia per se stesso, senza pensare agli altri”.
Conclude usando le parole che pronunciò Papa Francesco a Lampedusa nel 2013 contro la “globalizzazione dell’indifferenza”. “Siamo persone senza cuore ed indifferenti nel cuore. C’ è qualcuno che ha mai pianto nel mondo?”.

Angelo PucciaLa mia piccola intervista è rivolta ad Angelo Puccia che in qualità di Presidente dell’Associazione LIBRA – Rete per lo Studio e lo Sviluppo delle Dinamiche e Mediazione ONLUS e Coordinatore dell’Istituto FDE, ha avuto l’onore di presentare quel giovedì pomeriggio di novembre il Prof. Zygmunt Bauman.

Come è nata l’idea di invitare il Prof. Bauman ad Urbanity 2015?

“Il nostro desiderio era quello di creare un canale di dialogo con lui su un problema così attuale e serio come quello dell’integrazione. Lavorare a quattro mani al nostro progetto che si basa su una sperimentazione della teoria del “Modello della Ragnatela Sociale ” (Sandri et.Al 2014).

Ha accettato senza problemi il vostro invito?

“Sì, ha accettato ben volentieri l’invito e dirò di più, ha risposto con estrema sollecitudine alla nostra e-mail. E’ rimasto colpito dal nostro progetto e ha definito il nostro evento molto interessante e sfidante. Eravamo un po’ in ansia per il compenso, ma il Prof. Bauman ha ritenuto opportuno soltanto di essere rimborsato del volo aereo per raggiungerci. Ha sempre usato bellissime parole incoraggianti per il nostro lavoro, riconoscendo la mia grande responsabilità e la difficoltà di lavorare con un grande gruppo. Ha sempre mostrato e tuttora dimostra ampia disponibilità, esprimendo parole di grande supporto e di interesse per il nostro progetto.

Cosa l’ha colpito maggiormente di lui?

“Sicuramente le cose che mi hanno colpito maggiormente sono state l’umanità e la semplicità.  Giovedì 26, al mattino prima dell’apertura della Conferenza pomeridiana, ci siamo incontrati per un confronto che è durato ben due ore. Bauman non ha mai mostrato segni di stanchezza, è abituato a lunghi ed impegnativi dibattiti. A fine lavoro, ci ha ringraziato dicendo che il confronto con noi lo aveva arricchito.

Bauman turcheseOra, ad oltre tre mesi dalla conferenza, immagino il Prof. Bauman nel piccolo giardino della sua casa di Leeds, una villetta a tre piani di colore bianco, vicina all’Università. Cammina, fumando la sigaretta in mezzo alle piante. Chissà se si occupa lui personalmente.

Con la moglie Janina ha condiviso un amore duraturo. Alla domanda, rivoltagli da Raffaele De Santis: “Come avete affrontato la noia della quotidianità?”, Bauman risponde: “E’ la prospettiva dell’invecchiare ad essere ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l’assenza di “novità”. Quella “novità” che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità. Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta”, da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso”.

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