Bernardetta Olla: creativamente spinosa

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di Cristina Casillo

Bernardetta Olla è una pittrice nata a Quartu Sant’Elena, provincia di Cagliari. Ha esposto  alcuni lavori a Villacidro, in occasione del Villacidrarte, al salotto dell’Art., all’ex Art Piazza Dettori e all’Anfiateatro di Portorotondo. È molto conosciuta in tutta l’isola: le mostre in cui ha esposto le sue opere non si contano.

È stata premiata a New York. Ha esposto pressoMontmartre – Parigi, Italia Vogue, Spoleto Art Festival, Berlino, Dioscuri del Quirinale, al palazzo della Cancelleria Vaticana a Roma. Sempre a Roma, è stata allestita una mostra interamente a lei dedicata;  Bernardetta ha inoltre ricevuto una menzione speciale e vinto un concorso con premio nella galleria Frammenti d’Arte. Ha partecipato a prestigiose mostre a Bergamo e a Milano.

Sofia Falzone, una delle amministratrici del Focus-Group-Art, ne parla così: “l’adesione alla matrice figurativa,rivisitata con personale sensibilità, è un aspetto essenziale dell’operatività pittorica di Bernardetta Olla, un’artista che intende l’arte come espressione di forme e di concetti, da proporre alla fruizione degli osservatori, senza astruse mediazioni deformanti. Nelle sue opere si individua una tensione narrativa. Bernardetta è anche ritrattista. In questo campo la sua maestria tecnica si sposa a un notevole e approfondito studio psicologico, per decifrare l’animo dei soggetti oltre che le fattezze esteriori, per fare emergere con eleganza un fraseggio generato da tratti precisi”.

Ho avuto occasione di fare due chiacchiere con questa pittrice straordinaria e scoprire una tecnica particolare che usa per impreziosire le sue opere, rendendole sempre più suggestive.

Bernardetta, quanti anni avevi quando hai scoperto la passione per la pittura?

Penso di essere nata con questa passione: non ho ricordi nitidi che possano in qualche modo indicare il periodo preciso in cui ho cominciato a dedicarmi all’arte.

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Inizia quando grazie a un’amica d’infanzia riscopro la mia passione. Ho detto “riscopro” perché, dopo essermi sposata, vari impegni familiari me ne hanno allontanata, pur avendo sempre vivo in me quel pensiero. Con questa amica ho iniziato un corso di pittura a olio, ritrovando così l’emotività, l’incanto, il sogno e soprattutto riscoprendo un posto che mi piace definire magico, dove potermi rifugiare e ritrovare quella parte di me stessa che avevo trascurato.

Vorresti parlarmi, in modo più dettagliato, dei motivi per cui sei stata costretta ad interrompere il tuo percorso creativo e di come hai vissuto quel periodo?

Domanda dolente, cara Cristina. Posso dirti che forse dentro di me non ho mai smesso di creare, anche se la vita per molto tempo mi ha portata altrove. Penso che sia difficile per una donna conciliare i ruoli di mamma e moglie con le passioni, soprattutto quando si hanno figli piccoli. Mi sono sempre interessata di arte e ho notato con piacevole sorpresa che i tempi sono cambiati e a favore delle donne. Anni fa, alle mostre erano rare le esposizioni di artiste femminili, mentre sempre più presenti quelle di artisti maschili. Ora, direi che quasi si equivalgono. Ciò dimostra che  il tempo è stato utile per far sì che non fosse penalizzato il percorso artistico delle donne.

Ti sei ispirata ad un’artista in particolare?

Per la rappresentazione degli alberi, con la tecnica dell’acquarello, mi sono ispirata a Kersey, mentre per i fiori a Whittle. Ho incontrato e lasciato per strada tanti maestri. Amo Caravaggio, per come riesce a far emergere la bellezza del buio. Adoro Van Gogh.

Hai partecipato a vari eventi dedicati a Frida Kahlo. Ti va di parlarmi di questa esperienza?

A Bergamo, presso Sala Manzù, l’ambasciatore del Mexico,En Milan Hernan De J. Ruiz Bravo, si è complimentato con me: ho provato un’emozione grandissima che custodisco nel cuore, come si fa con le medaglie. Ha commentato la mia opera con queste parole, che non dimenticherò: “Quest’opera è bellissima, è un vero omaggio a Frida che amava gli animali e la natura”. Mi sono commossa.

C’è un’opera a cui ti senti maggiormente legata ?

Si chiama “Vibrazioni d’anima”. Si tratta di uno “spinoso” ritratto che ho realizzato con opuntia e sanguigna. Mi piace definirmi “creativamente spinosa”, proprio come l’opuntia, che con la sua fibra essiccata e le sue trame riesce a trasmettere le vibrazioni dell’anima, sui segni e sui colori. Quando prende forma, riesce a fare emergere l’essenza della mia creatività e quella del soggetto che ho scelto per il ritratto.

Mi incuriosisce molto la passione per la fibra di opuntia, tanto da essere diventata una tua ricerca artistica. Di cosa si tratta?

La mia passione per l’opuntia è vecchissima. Da sempre colleziono piante grasse acquistate da me o anche ereditate,che curo gelosamente da tanti anni. Sono iscritta alla Cactus & C e grazie a questa associazione di cactofoli ho conosciuto la tecnica di essiccazione dell’opuntia. Purtroppo la Sardegna non è solo conosciuta per le belle spiagge e il mare cristallino, ma anche per gli incendi. Ho avuto occasione di vedere le pale essiccate di opuntia in alcuni terreni completamente arsi e mi sono incuriosita. È nient’altro che fibra di fico d’india bruciata, che diventa spesso compagna di gioco. Mi basta guardare le sue fibre per sentirmi realizzata. La lavoro con procedimenti naturali: va lasciata in ammollo per almeno due notti, poi asciugata e infine pulita. Spesso, per non rovinare le trame più delicate, procedo a un lavaggio più accurato,separatamente da tutto il resto. Pulita e sagomata, può diventare ciò che più mi piace. Le sue trame mi ricordano tanto i pizzi dei costumi tradizionali sardi.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Vorrei visitare posti nuovi e stimolanti, conoscere artisti nuovi e realtà diverse.

Ringrazio Bernardetta Olla per questa intervista. È stato molto interessante scoprire la ricchezza artistica nascosta nella pianta del fico d’india. Penso che Bernardetta, nel suo percorso artistico come nella vita, si sia sentita attratta da ciò che meglio la rappresentava, in modo spontaneo e naturale.

Il cactus, vive in piena libertà e custodisce le sue ricchezze, difendendosi con le spine. Serve grande sensibilità per ammirare i suoi fiori, all’apparenza forti, ma allo stesso tempo delicati. I succulenti frutti, sono un dono che difende gelosamente con le spine. La ricchezza di questa pianta non svanisce neppure quando il fuoco sembra distruggerla: la fibra, la sua vera anima rivive nelle opere di Bernardetta e in quelle di chi, come lei, riesce a farla delicatamente emergere.

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