CONVERSAZIONE CON ANNA BERTINI SU DUENDE

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 PRIMA PARTE

di Sonia Carboncini

Anna Bertini, vari momenti legati alla scrittura

Quando ho intrapreso la lettura di Duende di Anna Bertini, sapevo che mi sarei confrontata con una scrittura di livello. Le premesse erano ottime, tuttavia è stato un piacere inconsueto e una scoperta per me leggere questo libro, non solo perché mi sono ritrovata in una scrittura che mi è congeniale e affine nel suo retroterra culturale e nella sua sensibilità, ma soprattutto per la sfida che ha rappresentato per me misurarmi con il racconto breve, anzi brevissimo, di Anna, una forma letteraria a mio avviso difficilissima, esercitata con mano sicura, della quale a me sfugge il mistero e forse per questo mi affascina particolarmente. Mi è piaciuta una similitudine usata da Anna in uno scambio di messaggi tra noi per definirla, questa scrittura: la mia scrittura è autunnale, tende a seccare, e poi si lascia andare al vento, perché chi vuole raccolga. Ora io non so se definirla autunnale, ma sicuramente questo senso qui epigrammatico, asciutto, impressionistico rende bene lidea del contenuto che, la piccolezza del volume non deve ingannare, è forte.

Il libro di Anna, che è la raccolta di 16 racconti brevi con prologo, è esplicitamente dedicato a Tabucchi. Prima però che Anna ce ne sveli il motivo, vorrei che ci spiegasse il significato del titolo, della parola Duende, perché è un concetto complicato che riguarda la cultura popolare ma anche la letteratura alta dal Faust di Goethe, a Heinrich Heine e alla poetica di Federico Garcia Lorca.

Il duende bisogna svegliarlo nelle più recondite stanze del sangue, scrisse Garcia Lorca, che elaborò una complessa teoria intorno a questo concetto. È qualcosa che non si acquisisce con la cultura o lesperienza; non è legato al sapere, è qualcosa che muove interiormente, che costringe allespressione artistica, che si possiede oppure no. Non è solo ispirazione, ma proprio quella predisposizione per lesprimere, creare, che ci scorre dentro insieme al sangue oppure no.

Copertina nuova silloge poetica “Fuori il silenzio ad ombra” uscita a Maggio

Nella tradizione popolare è lo spiritello, il folletto irriverente ma saggio che anima la realtà delle cose e alberga nella percezione umana, e che fu ripreso nella letteratura tedesca colta come Geist. Nella Maria de Buenos Aires, lopera che fa da Leitmotiv a questa mia raccolta, è lo spirito della città di Buenos Aires, un folletto notturno che vede e sentela città e le forze che la abitano, e questo è il ruolo che Tabucchi avrebbe dovuto interpretare nella produzione da me promossa.

Da unesperienza se vogliamo molto negativa, il fallimento di un progetto, è emersa unopportunità, quella di scrivere delle storie da raccogliere sotto il cappello protettivo del Duende. Una bella storia di resilienza, vero?

Certo, in tal senso, di una delusione è rimasto un legame e una continuità, che si manifesta con questo libro. Duende vuole essere un omaggio e anche il riconoscimento dovuto a un maestro. Ma soprattutto, la testimonianza di come Antonio Tabucchi abbia creato un universo immaginario nel quale io mi riconosco appieno e che non se n’è andato con lui, anzi, è rimasto qui, è uneredità tangibile. Lui ha colto in pieno lo spirito del Duende, lo ha incarnato con la sua vita di scrittore.

A colpirmi particolarmente nella scrittura di Anna è il suo linguaggio raffinato e immaginifico, proprio ma mai scontato e soprattutto denso di riflessioni su temi quali lappartenenza, la solitudine, il passare del tempo, sempre sotto una prospettiva originale. Il tutto sfiorato con tocco leggero, mai superficiale, il che non è facile nella brevità. La forma del racconto breve è, a mio avviso, molto difficile. Penso che ti aiuti il fatto di aver iniziato come poetessa e quindi di essere capace di esprimerti per immagini brevi e concise, per illuminazioni o profusionicome le chiami nella tua raccolta di poesie. Puoi spiegarci come nasce e si sviluppa un racconto?

Io ho limpressione che la mia preferenza e anche facilità con il racconto breve non sia direttamente correlata con la frequentazione della poesia. Ho scritto poesia da giovanissima, come un potutti, poi ho iniziato a scrivere narrativa e ho percepito che il racconto era esattamente il metro adatto a me. Così come tu hai difficoltà a esprimerti con quel metro, io ho difficoltà a concepire scritture estese, tanto è vero che il mio romanzo nasce da una serie di racconti che hanno trovato un naturale raccordo in una storia unica. Ho tardato a cimentarmi con il romanzo perché credevo sinceramente di non trovare la benzina per una storia lunga, dentro me.

Quando ho pubblicato e ripreso a scrivere poesia, di recente, ho constatato che le due me – quella che scrive poesia, e quella che scrive narrativa – non si somigliano. Continuo a praticarle entrambe proprio perché sono compartimenti stagni, non si scimmiottano. Riesco a essere diversa nelle due discipline. Solo la cosiddetta ispirazioneprobabilmente arriva nello stesso modo. È qualcosa che io non conosco bene, che devo indagare, che so si chiarirà nel tempo della scrittura, che mi urge di illuminare, di portare fuori. Come diceva Grace Paley, la scrittrice americana di racconti brevi, una specie di Carver al femminile, nel suo libro Limportanza di non capire tutto: non è vero che dobbiamo sapere tutto di qualcosa per cominciare a scriverne, anzi è vero il contrario, che iniziamo a scrivere di cose che dobbiamo capire.

Presentazione della raccolta di racconti “Duende” a Monaco di Baviera, 8 marzo 2018, Seidlvilla (Organizzazione Associazione bilingue BidiBI, Leonardo Da Vinci Schule)

Il racconto nasce in me da una specie di piccolo nucleo ideale. Poi iniziando a scriverlo, comincia a dipanarsi, a richiedermi il collegamento a una realtà, o di mescolare esperienza e fantasia, di incrociare diversi piani – dal desiderio, al vissuto o al surreale. Nei miei racconti si accumulano cose, e vanno poi a posto da sole. Sapete a cosa penso sempre, quando scrivo? Alla valigia di Merlino ne La Spada nella Roccia, che si fa e si disfa da sola, e dove tutto trova in modo autonomo la giusta collocazione: nello spazio esiguo di un racconto entrano interi mondi.

La seconda e ultima parte di questa intervista sarà online giovedì 14 giugno.

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