Eleonora Fumagalli: Domani sarà diverso!

0

La compagnia Teatra presenta Artemisia, laboratorio di teatro partecipato

di Cristina Casillo

Il mese scorso sono stata invitata a una delle quattro rappresentazioni di teatro partecipato, dedicate al libro di Eleonora Fumagalli dal titolo Domani sarà diverso!.

Eleonora Fumagalli era docente universitaria e ricercatrice al DAMS di Bologna; gestiva eventi e convegni di studio in Italia e all’estero. Conduceva seminari ed era direttrice artistica di varie compagnie teatrali, tra cui Teatra. Promuoveva progetti innovativi tra formazione, educazione, pedagogia e teatro come mezzo per affrontare problematiche sociali e civili. Deceduta due anni fa, è ancora vivissima nelle amiche e attrici che stanno portando avanti il suo lavoro. Teatra, con il progetto Artemisia, propone infatti un laboratorio di teatro partecipato per un lavoro sulla differenza tra manipolazione creativa, che appartiene alla sfera dell’arte, in contrapposizione con la manipolazione possessiva, che appartiene alla sfera del quotidiano. Si impara a leggere soprattutto i linguaggi non verbali, a riconoscere le maschere sociali, psicologiche o di altro genere, e a trasformare tutto in evento artistico.


Le competenze nascono da anni di esperienza e pratica teatrale nei luoghi del disagio, da cui sono nati importanti risultati. Teatra è inoltre supportata dalla consulenza di esperti nel settore.
Si rivolge ai ragazzi e alle ragazze nelle scuole proponendo il conflitto come occasione creativa, in quanto il conflitto nelle scuole o tra giovani può diventarebullismo. Teatra vuole lavorare sulla prevenzione di tutto ciò, là dove le prime relazioni affettive tra uomini e donne si formano. Si rivolge anche agli  adulti, sempre con lo scopo di prevenire o capire chi sta magari vivendo una situazione di violenza.

Il teatro partecipato è una strategia di comunicazione raffinata, che mira a convocare i cittadini intorno al teatro, per ritrovare uno spazio in cui la comunità si riunisce per riflettere ed interrogarsi su temi sociali. Nello specifico, il tema sociale trattato nel libro di Eleonora e interpretato dalle attrici di Teatra (Samantha, Chiara e Benedetta) è quello della violenza psicologica: problema disarmante e devastante, fortemente presente nel tessuto sociale, lesivo della personalità e della dignità di una persona. Il suo terreno sono le relazioni affettive e amicali: famiglia, scuola, amici  e partner. La violenza psicologica riguarda la psyche, è cioè la devastazione della stessa. La si attua attraverso un linguaggio volutamente ambiguo e manipolatorio, atto a sottrarre l’identità alla preda scelta dal manipolatore, o dalla o manipolatrice. Non si tratta infatti di violenza di genere ma di violenza sulla psyche,perpetrata da un essere umano su un altro essere umano.

Soprattutto sono inadeguati i mezzi per affrontarla. Siamo fermi alle necessità probatorie della giurisprudenza: ciò che non si vede, non vale. Eleonora Fumagalli aveva scritto il libro per fare emergere questo enorme sommerso sociale. Vittima lei stessa di violenza psicologica, nel suo percorso aveva individuato come la difficoltà più grande avesse proprio a che fare con il livello comunicativo: trovare le parole per dire i fatti. Era credibile la sua sofferenza ma era difficoltoso andare oltre lo stereotipo della lite tra coniugi, della crisi personale o della fatica di essere madre. In più, Eleonora si sentiva in colpa perché tutto ciò accadeva mentre stava crescendo la figlia. Persino un avvocato donna si era rifiutata di seguirla, sostenendo che la violenza psicologica non esiste. In circostanze del genere, la vittimasi trova in uno stato di confusione: oltre a capire ciò che le sta accadendo, deve farlo capire agli altri. Difficile senza lividi, senza graffi o occhi neri, dal momento che laviolenza psicologica non lascia tracce visibili. Più volte nel libro si leggono le parole “ho sorriso a tutti”, atte a sottolineare la maschera che ogni “preda” indossa.

Chiara, una delle attrici di Teatra, indossa questa maschera e nasconde tra  le mani delle nacchere che fa suonare con abilità e insistenza, per ricordare il tempo che inesorabilmente passa sperando in un “domani diverso”.Evocativi e rappresentativi i foulard indossati da Benedetta, a volte adagiati morbidamente sul corpo, altre intrecciati come se fossero cappi al collo. Hanno colori vivaci e allegri, che rappresentano la speranza in un futuro migliore, ma allo stesso tempo intrappolano e non danno possibilità di scappare e di cambiare. È difficile fuggire, anche se si è persone molto strutturate: per acquiescenza, per la subordinazione a comportamenti socialmente accettati(come la devozione femminile o la responsabilità tuttamaschile di “portare a casa la pagnotta”). La vittima vive in uno stato di dipendenza che come conseguenza ha la perdita di identità.

Molto brava Samantha a coinvolgere i passanti. La domanda rivolta è “Cosa è l’amore?”. La risposta di uno di loro, un uomo per la precisione: “Mi tiri una bomba così?”.

Dunque parlare di amore equivale a lanciare un ordigno.Non dovrebbe essere più semplice e naturale? La parola incute paura.

Il teatro partecipato offre grandi punti di riflessione, perché il pubblico cambia ed ognuno  viene coinvolto in modo diverso. Ogni rappresentazione è diversa per l’attrice e per lo spettatore; quando la fusione avviene, la magia di Eleonora e delle sue amiche raggiunge l’apice della realizzazione.

La compagnia teatrale

Teatra nasce del 2104 come progetto voluto da donne che si occupano di teatro e non solo. Da anni le socie fondatrici operano nell’ambito del teatro sociale, civile di denuncia e di ricerca di tecniche e linguaggi teatrali, perché il valore estetico dell’opera teatrale, anche se a tema, non sia svilito. Il teatro è un potente strumento per dare voce all’invisibile, al non detto, al sommerso; può trasformare il disagio in risorse e il limite in occasione creativa.

Perchè Teatra, con la A finale? Perchè è bello pensare alfemminile. La compagnia vuole offrire uno sguardo femminile sulla società attraverso un’arte che è sempre stata di stampo prettamente maschile. Agire insieme a uomini capaci di pensare e agire il cambiamento positivo nei rapporti tra uomini e donne.

Teatra vuole portare avanti il messaggio di Eleonora Fumagalli: “Creare progetti e relazioni delle Madri di Plaza de Mayo è continuare ad essere donne e madri di fronte al lutto, nel loro caso di un figlio, nel nostro della nostra dignità, libertà e salute di donne, madri, mogli, amanti e amiche.

Un ricordo di Eleonora Fumagalli

Samantha, attrice, ha condiviso con Eleonora un’amicizia di 20 anni.

Grazie a lei ho imparato a rispettare le mie e altrui fragilità e a vederle come una risorsa meravigliosa per interpretare la vita. Un aneddoto: una quindicina di anni fa stavamo provando un suo testo poetico intitolato Anacoreta, eravamo tutti non del mestiere e per convincerci che rimanere nel personaggio in scena è fondamentale, spesso ci diceva: “Ragazzi, anche se dovete morire, morite teatralmente”. Lei è morta brindando alla vita e il sipario si è chiuso in un momento di gioia”.

Chiara, allieva.

Grazie a questo corso di teatro, ho trovato il coraggio per credere in me stessa e seguire i miei sogni. Ho inoltre scoperto quanto sia importante potersi esprimere liberamente, senza giudicarsi o giudicare gli altri. Grazie ad Eleonora ho capito che non dobbiamo nascondere l’Arte che è dentro di noi, perché ognuno ha qualcosa di stupendo da donare”.

Benedetta, allieva.

“Non ho mai conosciuto la sua storia, se non per tratti raccontatami dopo la sua morte. Ho vissuto solo quelle ore pomeridiane del sabato a fare teatro, quei momenti fuori dall’ordinario. Si sa, quando si fa teatro bene, ci si ritrova sempre fuori dall’ordinario, e questo dipende soprattutto da chi conduce i giochi e lei li ha condotti bene”.

Commenti