Italiano Corretto: siete pronti anche voi?

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di Lori Hetherington

Alla terza edizione dell’evento Italiano Corretto, tenuta presso la Scuola Normale Superiore di Pisa il 25-26 maggio 2018, hanno partecipato circa cento persone, di varie professioni. Traduttori, giornalisti, copywriter, scrittori, insegnanti e altri professionisti della parola, attraverso incontri, lezioni, laboratori e panel sono andati alla scoperta, o forse meglio alla riscoperta, delle regole della scrittura. Come indicato sul sito dell’evento, “La nostra lingua decolla in mille direzioni: siamo pronti a seguirla?”

Organizzato da STL Formazioni e Doppioverso, e con il patrocinio di una dozzina di enti, agenzie e associazioni (compresa EWWA), l’evento ha offerto una moltitudine di spunti per la riflessione e il dibattito, oltre allo stimolo di cercare di fare meglio nel quotidiano. Come ha detto il linguista e sociologo della comunicazione Massimo Arcangeli durante la tavola rotonda conclusiva, “Parlare di lingua ‘bella’, la fa sembrare una cosa intoccabile. Ma una lingua va usata.” Ha anche spiegato che “stiamo vivendo un momento di grande flessibilità linguistica,” ma che “bisogna avere una chiara consapevolezza degli errori.”

La lista di docenti per i due giorni di lavoro era ampia e di ottima qualità. Oltre a Massimo Arcangeli: la storica della lingua italiana ed editor Mariarosa Bricchi, lo storico della lingua italiana Luca D’Onghia, l’esperta in brand language e copywriter Valentina Falcinelli, l’attore e autore Carlo Gabardini, la sociolinguista e traduttrice Vera Gheno, il professore associato di linguistica Alessandro Lenci, e l’editor e consulente editoriale Federica Matteoli.

Come sa chiunque lavori nel campo delle parole e della comunicazione, quello che si scrive (o dice) ha peso e spessore. A volte, specialmente ora con i social media, c’è il rischio di semplificare la lingua e questo può, purtroppo, tradursi in una semplificazione delle idee. Come ricordato Mariarosa Bricchi, “Le lingue costruiscono ponti fra le idee.” In qualità di professionisti della parola, abbiamo il dovere di preservare e proteggere la lingua, ma senza farla fossilizzare o diventare rigida.Il lavoro con le parole non è solo una questione di regole, grammatica e sintassi. Può essere anche divertente, come ha dimostrato Carlo Gabardini nel suo laboratorio di “Riso integrale”, durante il quale ha osservato che lo scrittore comico è uno specie di traduttore: deve prendere la comicità in una forma privata, cioè quello che fa ridere lui o lei, e tradurla in una forma che abbia una base più larga, che faccia ridere il pubblico. Quella privata e quella pubblica non sono uguali, poiché la comicità è strettamente legata al luogo e alla generazione, cioè al gruppo di appartenenza di chi legge o ascolta. Un messaggio che vale sempre anche per uno scrittore: chi sono i miei lettori?

Intervistata dopo la chiusura dell’evento, Sabrina Tursi di STL Formazione ha spiegato: “Italiano Corretto è finito e noi già proviamo nostalgia per i giorni scorsi in cui coordinavamo freneticamente docenti, staff e tecnici, e presidiavamo le splendide aule della Scuola Normale che ci ha accolto. Le colleghe di Doppioverso e io siamo felici che tutto si sia svolto per il meglio. I nostri allievi ci stanno dando bellissimi feedback e tanti nuovi spunti per il futuro.”

 

Lori Hetherington è una traduttrice dall’italiano all’inglese, che vive e lavora a Firenze.

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