LE MAJELLANE, “FIGLIE DELLA MONTAGNA MADRE”

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di Elisabetta Flumeri

Riscoprire il passato per orientare il futuro. È il principio su cui si basa “Le Majellane”, associazione composta da donne provenienti da diverse località abruzzesi, che condividono impegno e sentire comuni. Abbiamo intervistato Maria Rosaria La Morgia, una delle fondatrici, e la presidente Edvige Ricci.

Come e da chi nasce l’idea delle Majellane?

Nasce dal legame forte con cui la terra di montagna abbraccia i suoi abitanti, che, pur nella lontananza, riemerge come  filo  d’orizzonte mai dimenticato nell’età dei bilanci esistenziali.
Nasce dalla interiorizzazione del nome della propria montagna: “Majella madre”.
Nasce da anni di impegno politico, sociale e culturale di una parte di  generazione che si è battuta per una società più equa, rendendosi man mano conto che per essa si rende indispensabile anche il protagonismo delle donne, in ascolto di se stesse.
Nasce dalla convinzione che il futuro da scrivere, per essere diverso da quanto tradizionalmente  tramandato, ha anche bisogno di ri-scrivere la narrazione del passato e di trovare, in esso, tracce e immagini di una diversa  storia, dimenticata o rimossa.
Ad alcune delle fondatrici dell’Associazione è sembrato che tante storie della Majella, tanti miti, tante testimonianze dovessero e potessero essere rinarrate proprio per significare e ri-conoscere le potenza e la forza delle donne.
Qualcuna di noi (Edvige Ricci) ha anche scritto, in un opuscolo dal titolo “Mia madre è una montagna”, un flusso di considerazioni e di idee su questo desiderio. Oggi, pro tempore, è la presidente dell’associazione.
Associazione che si è formata con tante donne di diversa formazione culturale “femminista”,giovani e meno giovani, con qualche difficoltà di intesa date le diversissime storie ed esperienze, ma che finora, dopo vari anni, trovano ancora un senso nel camminare insieme, reciprocamente mediando, proprio nella concretezza del rapporto di rispetto del territorio, delle sue storie e delle sue prospettive, delle relazioni che man mano si intrecciano.

Chi ne fa parte?

Molte professioniste pensionate (insegnamento, giornalismo…), molte più giovani insegnanti e operatrici per l’ambiente, parecchie  operatrici culturali, qualche studentessa.
Normalmente, quello delle Majellane è solo uno dei luoghi d’impegno pubblico delle partecipanti.

Quali sono gli obiettivi?

Ritrovare e far emergere una memoria nascosta per affrontare il presente e costruire il futuro. Un nostro sogno, e stiamo lavorando per realizzarlo, è quello di ritrovare le tracce di un’antica tabula osca che narra di un luogo sacro di sacerdotesse cerie che educavano le fanciulle per maritarle, in qualche modo  “normando” le  relazioni della popolazione, poi chiamata  “marrucina”. Si tratta della cosiddetta Tavola di Rapino studiata da T. Mommsen e finita prima a Berlino, poi a Mosca. Adesso non è chiaro dove sia conservata ed è questo uni dei nodi che stiamo cercando di sciogliere. Ci sembra importante riportare alla luce la memoria di quel passato di forza e governo delle donne per dare spessore storico al nostro agire odierno, per un diverso e possibile governo delle cose, nella piena attualità dei temi contemporanei. Stiamo cercando di seminare le nostre idee con incontri, convegni, confronti e sostegno alle sindache del territorio che lo meritino, creando reti fra i paesi per una conversione ecologica dei luoghi che scommetta sul futuro.
Non sempre riusciamo ancora a tenere nell’equilibrio più corretto i due piani, ma è la nostra scommessa in fieri: cercare di sostenere, anche col nostro agire, un futuro sostenibile, che contenga la memoria della potenza passata delle donne, pur se rimossa o schiacciata …

Che legame avete con il territorio?

Per noi è obbligatorio, data la titolazione stessa dell’associazione, che ci identifica geograficamente. La relazione col territorio è imprescindibile, nel nostro esserci e fare.

Perché un’associazione al femminile?

Perché crediamo in una specificità di narrazione femminile, che aiuti intanto noi a recuperare memorie e relazioni più forti, per un riequilibrio sociale a vantaggio di tutte/tutti.

Quali sono i prossimi appuntamenti?

Apertura di relazioni in territori contigui – Molise – per raccolta di testimonianze importanti per la nostra narrazione; incontri con sindache abruzzesi di paesi di montagna per loro importanti esperienze di governo sostenibile del territorio; nel mentre continua la ricerca della “tabula” perduta, che non manca di colpi di scena e di impreviste e inimmaginabili relazioni, lontane e vicine, offrendo occasione di relazioni e incontri con altre associazioni interessate alla conoscenza dei nostri territori.

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