Intervista a Lidia Calvano, vincitrice della prima edizione del Premio EWWA

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di Sveva Morelli

Oggi ospitiamo Lidia Calvano, vincitrice della prima edizione del Premio EWWA.
Il suo romanzo “H” ha conquistato la giuria e anche noi siamo curiose di saperne di più, nell’attesa di vederlo pubblicato per Amazon Publishing.

Il tema del concorso ruotava attorno al percorso e all’identità femminile, il suo cadere e la capacità di rialzarsi. Hai avuto difficoltà nell’approcciarti al tema o è subito scattata “la scintilla”?

Il tema mi è risultato ostico, appena è stato rivelato, ad aprile scorso; come spesso mi accade di fronte alle difficoltà, la prima reazione è stata di rinuncia. Ero andata alla presentazione del premio, qui a Roma, e stavo uscendo dalla sala convinta che la traccia non fosse adatta a me; devo ringraziare una scrittrice EWWA di grande esperienza, presente quel giorno, che invece mi ha spronato e incoraggiato. Grazie al suo stimolo ho accettato la sfida con me stessa; il protagonista di H, che da tempo mi girava in mente, stavolta si è imposto e ha deciso che dovevamo provarci, che era la volta buona per scrivere una storia intorno a lui.

Scrivere per un concorso, essendo legata a una “traccia” e scrivere “liberamente”. Quali differenze hai notato? Hai mai rischiato di perdere d’occhio il tema?

Mi piace molto scrivere “a tema”. I miei primi racconti sono nati così, in un gruppo di scrittura amatoriale sul web. Trovo che un certo grado di imbrigliamento della creatività serva a focalizzare l’attenzione, a non disperdere l’ispirazione e mantenersi concentrati soltanto su alcune delle infinite vie percorribili. C’è inoltre l’aspetto stimolante della sfida: si “addomestica” l’elemento costrittivo, gli si dimostra che la nostra fantasia non si lascia ingabbiare né condizionare troppo dal dover seguire una traccia obbligata.

Con che spirito hai affrontato il concorso e il saperti sotto giudizio di una giuria?

Ho affrontato il concorso con l’idea di proporre uno scritto forte e audace; mai avrei creduto di vincere, ma volevo almeno farmi notare e possibilmente ricordare. Il timore del giudizio è ben radicato in me, mi sento sempre sotto la lente di ingrandimento, ho di continuo paura di sbagliare; concorrere, in ogni campo, rappresenta un grande sforzo per tenere a bada le insicurezze. In genere cerco di sottrarmi a situazioni di competizione e di gara, ma stavolta l’obiettivo era troppo ambito e mi sono buttata. Se fossi caduta malamente mi sarei fatta molto male, considerato il grande investimento emotivo che ha richiesto la storia di H. Ma la fortuna degli audaci stavolta ha deciso di aiutarmi.

“H”. Il tuo elaborato colpisce già dal titolo, asciutto, minimalista e misterioso. Come mai questa scelta?

Cerco sempre di scegliere i titoli in modo che possano colpire, incuriosire, differenziarsi. In questo caso, però, non è stata solo una scelta strategica: H, questa lettera del nostro alfabeto così poco frequente, afona, negletta, ha una forte valenza simbolica e ricorre spesso nel romanzo, ma non posso rivelare di più per non rovinare la sorpresa.

Racconti di una madre attraverso il punto di vista del figlio, tetraplegico. Perché non hai dato voce direttamente alla protagonista e hai deciso di “filtrarla”?

Volevo fortemente che il figlio disabile fosse il vero protagonista, oltre al narratore. Volevo dargli voce, occhi, pensieri, ricordi, dubbi. Volevo che tutta la vicenda fosse filtrata dalla sua sensibilità, anche e soprattutto perché condizionata dai limiti fisici. Credo che questo sia l’aspetto più forte e distintivo del romanzo.

Non hai mai avuto paura che il figlio potesse non vedere alcuni aspetti di sua madre, non a causa della malattia, ma proprio del suo essere “figlio”?

Sicuramente il punto di vista del figlio non è esaustivo, per quel che riguarda la vita della madre, ma è un effetto voluto. Volevo sottolineare il gap tra l’immagine che una madre si sforza di dare ai figli, anche nelle difficoltà, e quello che invece questi ultimi, nella loro sensibilità, comunque percepiscono. È una schermaglia di amore anche quella: il non dire per non appesantire l’altro e far finta di non accorgersi del non detto, per alleggerire a propria volta. Questo proteggersi, ripararsi, un gioco inutile nei risultati ma così confortante nell’intenzione, trovo sia uno degli aspetti più teneri e commoventi dell’amore.

“H” verrà pubblicato da amazon publishing, un altro passo per il suo itinerario. Come ti senti al riguardo, speranze e timori?

Pubblicare con Amazon Publishing è stato un mio sogno per molto tempo; il premio EWWA mi ha consentito di trasformare il sogno in obiettivo. Spero che “H” possa piacere ed emozionare anche il pubblico, come è successo con la giuria. Non so, d’altro canto, quanto una storia fuori dai canoni e dai generi classici in questo momento possa risultare attrattiva per i lettori, e quanti vorranno darle una possibilità. So che sono risposte scontate, ma in queste angosce penso che tutti gli autori si assomiglino!

Sei una scrittrice poliedrica, capace di saltare dal romance classico al paranormale, svoltare verso l’erotico e poi per la narrativa. Credi che nella tua scrittura ci sia comunque un segno distintivo, qualcosa di te che lasci in ogni romanzo, a prescindere dal genere?

Me lo chiedo anche io, spesso. I lettori sono più affezionati e fedeli al genere che all’autore, e i miei continui salti da una categoria all’altra, passando attraverso ibridi e contaminazioni, forse possono disorientare o essere interpretati come scarsa maturità autoriale. Non ho intenzione di fermarmi, tuttavia; l’idea di chiudermi in un genere mi fa venire una crisi di claustrofobia. Credo che se qualcosa accomuni tutte queste sperimentazioni che sto facendo, è ciò che si va delineando come uno stile narrativo. Non mi è facile giudicarlo dall’interno, ma ho l’impressione, e la speranza, che la mia penna stia acquistando una personalità propria, a prescindere dai temi che tratta.

In molte delle tue storie i protagonisti affrontano i propri lati oscuri o si scontrano con situazioni difficili. Quant’è complicato descrivere questi momenti?

Direi che questa è la parte più interessante di ogni narrazione, lo dico da autrice e da lettrice. Credo che, per essere efficace, una storia debba risuonare nell’animo del lettore, deve restituirgli un pezzetto della sua vita, o delle sue fantasie; si può trattare di aspetti positivi, di speranza, ma anche di difficoltà, conflitti, sentimenti che combatte ma allo stesso tempo fanno parte di lui. In ognuno di noi ci sono entrambi gli aspetti, la luce e il buio, e fin qui sarebbe semplice. Credo che in ogni sentimento che proviamo ci sia in fondo un conflitto, un “però”; che davvero non esistano emozioni, intenzioni, progetti completamente esenti da una componente di ambivalenza. Far emergere questa ambiguità e seguire un personaggio mentre la affronta è uno degli aspetti più interessanti della narrazione.

Credi che la tua formazione da psicoterapeuta ti aiuti nel lavoro di scrittrice, nell’entrare nella psicologia dei personaggi? E, al contrario, credi che la scrittura possa aiutarti ad affrontare meglio la vita quotidiana?

Di certo la dimestichezza a indagare le motivazioni profonde delle persone mi è di grande aiuto nella caratterizzazione dei personaggi, nel rendere coerenti le loro emozioni e nel riportarle a degli archetipi universali che parlino alla sensibilità dei lettori. Quanto al secondo aspetto, la scrittura è stata una vera ancora di salvezza in più di una occasione; con il passare del tempo è passata da puro passatempo e sfogo personale a un’attività che mi aiuta in modo più sofisticato e sottile. Ci sono cose che volevo assolutamente esprimere, mascherate e intrecciate, nelle vicende che narro; in questo la scrittura mi appaga, mi rasserena, costituisce un processo di pacificazione con me stessa e con il mio vissuto.

Il concorso ti chiedeva di raccontare il percorso di una donna e, visto il risultato, possiamo dire che te la sei cavata in modo eccellente! E sul tuo percorso cosa puoi dirci, a che punto è Lidia Calvano?

Sono Scorpione ascendente Scorpione, Sveva! Il mio è il segno della rinascita, è come la fenice che riprende vita ogni volta dalle proprie ceneri. Mi è già capitato di cambiare vita in passato, di affrontare cambiamenti radicali, per motivi lavorativi o personali. So che sono alla soglia di un’altra svolta molto significativa, e guardo al futuro con speranza, benché al momento mi senta come nella stretta imboccatura del canale del parto: dolente, immobilizzata e sottoposta a fortissime pressioni. La fenice sta bruciando e allo stesso tempo ponendo le basi della sua prossima versione.

Si dice che scrivere sia un mestiere solitario, ma per noi EWWA è anche sinonimo di rete. Tu come vivi la scrittura, più come solitudine o come condivisione?

In entrambi i modi. Ho numerose esperienze di scrittura con diversi coautori, le ho trovate tutte molto soddisfacenti e mi hanno fatto crescere molto, sia come autrice che dal punto di vista umano. Non c’è dubbio che il momento individuale sia tuttavia prevalente, nella mia attività, anche perché da brava introversa la mia mente è sempre all’opera, con un costante lavorio mentale in background: autoriflessione, fantasticherie, ricordi, immaginazione. La rete di EWWA, tuttavia, è qualcosa di immensamente prezioso. Fuori dal lavoro di stesura delle opere, l’autore ha bisogno di confrontarsi, di condividere idee ed esperienze, di chiedere consigli e darne, all’occasione, di guardare a modelli a cui ispirarsi, di tenere alta la motivazione. In seno all’associazione EWWA è possibile tutto questo e molto altro: costituisce un aspetto fondamentale della mia crescita professionale, oltre ad avere dei risvolti umani e affettivi di grande profondità e valore.

Grazie mille, Sveva, è un vero piacere parlare con te! Se mi permetti vorrei ancora ringraziare EWWA, non solo per aver organizzato questo premio, ma anche per il supporto, la rete, l’amicizia in cui mi ha coinvolto in questi ultimi quattro anni. Senza questa associazione piena di energia positiva, al femminile ma non soltanto, la mia vita sarebbe di certo meno ricca e interessante.

 

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