Penne contro la guerra. Due “maestri” di scrittura a Firenze

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di Eleonora Falchi

Lo scorso fine settimana, a Firenze, ho avuto la fortuna di assistere alle presentazioni di due scrittori di età, provenienza e produzione letteraria diversa, accomunati dal dolore della propria patria in guerra, dal desiderio di far conoscere la realtà di questa condizione oltre la diplomatica informazione dei media e di dare, esponendosi personalmente, il proprio contributo per la pace.

Sabato 12 maggio presso la libreria Libri Liberi ho conosciuto il primo, Serhii Žadan, il più noto scrittore ucraino contemporaneo: un ragazzo di 43 anni, musicista attivo in due gruppi, amante dei Depeche Mode, poeta e narratore. Žadan ha pubblicato libri scritti prima e durante la guerra, è stato tradotto in una ventina di lingue, usa una parola asciutta a volte molto forte (mette volutamente parolacce nei suoi testi, un po’ come Bukowski) per scuotere il lettore e fargli capire come è per le persone comuni vivere tutti i giorni in guerra da ormai cinque anni, come questa condizione ti modifica dentro, ma anche come la consapevolezza su quanto sta accadendo sia un primo passo per un cambiamento verso la pace, che parta dai singoli. Serhii durante la presentazione ha sottolineato il carattere emotivo del suo popolo, ci ha raccontato dei giovani che fanno volontariato per aiutare le vittime del conflitto, lui compreso, e di quelli che creano momenti di aggregazione e motivazione verso la pace. Si è dichiarato ottimista “contenuto” ma anche speranzoso di un termine non troppo lontano del conflitto.

Domenica 13, al Balabrunch organizzato dalla Sinagoga di Firenze, ho assistito alla lettura di parte del testo teatrale “Hard love” e alla intervista di Motti Lerner, il più importante regista e autore teatrale e televisivo ebraico contemporaneo. Motti Lerner è uno scrittore cronologicamente più maturo di  Žadan, essendo nato nel ’49; scrive e mette in scena situazioni di vita quotidiana dalle quali emergono tematiche fondamentali per il suo popolo e non solo, come il rapporto con la fede e le relazioni tra israeliani e palestinesi, facendo affiorare da una profonda indagine psicologica dei personaggi i diversi punti di vista, con tutta la loro complessità ed a volte incompatibilità, senza formulare un giudizio precostituito. Egli ritiene che per il raggiungimento di una pace con fondamenta solide e reali ognuno debba riconoscere le proprie responsabilità, ammettendo ciò che è successo davvero e mostra in alcuni dei suoi testi, come “The admission” recitato da un cast voluto misto ebraico e arabo, quello che a volte è stato negato, nonostante l’evidenza.

Ho apprezzato, oltre le capacità artistiche di questi due scrittori, la sensibilità e il coraggio di esporsi in prima persona in contesti difficili. Entrambi utilizzano la forma di espressione per loro più congeniale, la scrittura, per raccontare la realtà vissuta nei loro paesi e dare un contributo importante verso la pace, tramite la consapevolezza e la riflessione che si generano conoscendo le loro opere. Come diceva Quasimodo siamo ancora quelli della “pietra e della fionda”, ma sappiamo essere anche quelli che grazie al proprio sentire hanno il coraggio di esporsi per il bene comune e di manifestare i propri ideali. Ringrazio Žadan e Lerner che me ne hanno dato ancora una volta testimonianza, facendomi volere un po’ più di bene a questa società così conflittuale.

Per saperne di più su entrambi:

http://www.maredolce.com/2018/05/05/kharkiv-mesopotamia-ritratto-letterario-di-serhiy-zhadan/

https://en.wikipedia.org/wiki/Motti_Lerner

 

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