Scrivendo metto a nudo le nostre devozioni e dipendenze

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Viaggio alla scoperta di Antonella Lattanzi, autrice di “Una storia nera”, il noir che presto diventerà una fiction
di Patrizia Ruscio
 

© Valerio Azzali

Le prime ore del mattino sono quelle migliori. La sveglia suona alle 8.30 e la prima mezz’ora la trascorre a leggere un po’ di tutto, come le hanno insegnato sin da piccola. Perché le storie sono come gli innamoramenti, arrivano addosso e prendono un posto nell’anima solo quando si è aperti al mondo. “Uno scrittore deve ascoltare tutto e leggere soprattutto i romanzi che gli piacciono, quelli che lo fanno star bene. Se un libro non convince è meglio non leggerlo, magari si leggerà più avanti. Poi, a un certo punto, qualcosa ti colpisce. Può essere una frase, una persona oppure un ricordo d’infanzia e ti dici: “Vorrei parlarne, vorrei indagare questo aspetto”.

Un talento precoce
Ecco come nasce un romanzo per Antonella Lattanzi, che ha capito molto presto cosa avrebbe fatto da grande. In terza elementare la suora le chiese di scriverlo in un tema, lei scrisse che voleva fare la scrittrice.“I miei genitori mi hanno fatto leggere tantissimo. Romanzi, fumetti, libri per ragazzi. Obbligavano me e mia sorella a non guardare la televisione e a non giocare al computer, tutte cose per cui abbiamo sofferto molto da bambine ma di cui li abbiamo ringraziati da adulte”, mi racconta mentre sorseggia una spremuta d’arancia in un bar di rione Monti, il quartiere degli artisti a due passi dalle botteghe degli artigiani, dai negozietti vintage e dalla movida che colora questo suggestivo angolo di Roma. Sono gli ultimi giorni di un freddo febbraio e fuori batte una pioggia fitta e insistente. Arriva all’appuntamento un po’ trafelata, in tenuta da motociclista. “Aspetti da molto?” mi chiede premurosa “Scusami, ma ho avuto una riunione di lavoro”. Antonella sta lavorando alla sceneggiatura della fiction tratta dal suo ultimo romanzo, “Una storia nera” (Mondadori, 2017), un noir dal ritmo incalzante, ossessivo, che narra una complicata storia d’amore e violenza domestica.

Dagli esordi al successo
Scrittrice, giornalista (collabora con “Tuttolibri” de La Stampa e “il Venerdì di Repubblica”) e sceneggiatrice (Fiore, 2night), nasce a Bari nel 1979 ed esordisce nel 2004 con la raccolta di racconti “Col culo scomodo”. Il suo primo romanzo è Devozione (Einaudi Stile Libero), pubblicato nel  2010: la storia di due tossicodipendenti tra regolari visite al SerT, sterili incontri con medici e psicologi e litri di metadone in affido. “Quando ero adolescente c’è stato il ritorno dell’eroina ma nessuno se ne è occupato, perché si pensava che fosse un fenomeno degli anni ’80. Invece a Bari, come racconto nel libro, c’era una piazza dove ho visto ragazzi normalissimi cominciare di colpo a usare eroina. Quando mi sono trasferita a Roma ho riscontrato le stesse cose ma nessuno ne parlava, così ho deciso di raccontarle”. Al primo romanzo segue un secondo, Prima che tu mi tradisca (Einaudi Stile Libero) finalista al Premio Stresa nel 2013. Ambientato tra Roma e Bari, indaga il rapporto tra Angela e Michela, due sorelle diversissime segnate da una propensione al tradimento e da segreti che le rendono al tempo stesso complici e rivali. La loro vita di ragazze e poi donne è condizionata dall’attrito fra la bellezza di Angela e la timidezza aggressiva di Michela,un conflitto che non si scioglie nemmeno quando la prima svanisce e l’altra assapora la possibilità di diventare padrona del campo.

Devozioni e dipendenze, un filtro attraverso cui raccontare
“Il filo rosso che lega i miei romanzi sono le dipendenze. Penso che tutti noi siamo guidati dalle devozioni e dalle dipendenze” spiega Antonella. “Le devozioni sono le cose che ci fanno star bene, ad esempio amare una persona o il nostro lavoro. Viceversa,quando non stiamo bene con qualcosa o qualcuno ma stiamo male quando ci manca, allora ne siamo dipendenti. Il confine è molto labile. Tutti abbiamo delle dipendenze e mi interessa molto raccontarle, perché credo sia un modo profondo per raccontare la realtà”. I suoi preziosi alleati sono i libri e i film,che filtrano la realtà attraverso una lente privilegiata. Sia scriverli che leggerli, secondo Antonella, apre incredibili squarci di verità sul mondo e su noi stessi: “Quando un libro ti piace molto, significa che ti sta dicendo delle cose di te che in fondo sapevi già, però qualcuno te le ha sapute dire meglio. È così anche quando decidi di scrivere qualcosa, andando in fondo a un argomento. Ed è bello creare una trama e dei personaggi, è come mettersi nei panni dell’altro e uscire da se stessi, come in un viaggio”.

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