“UN CADAVERE NELLA RETE”: IL SOCIAL NETWORK SI FA ROMANZO – PRIMA PARTE

1

Intervista di Lidia Calvano agli autori 

Nelle ultime settimane i frequentatori attenti dei social network si sono imbattuti in un interessante e originale esperimento letterario dal titolo Penitenziagite! Un cadavere nella rete, realizzato da un collettivo di scrittura dal nome ancora ignoto (ma noi lo riveleremo in anteprima) e definito come “la prima Social Network Novel”.

Il romanzo, a tema giallo, dal 20 aprile di quest’anno viene reso disponibile con cadenza circa bisettimanale sul sito https://uncadaverenellarete.com. Come ci anticipa l’indice, si comporrà di 26 capitoli. Scaricandoli si rivelano abbastanza brevi, non più di due cartelle ciascuno, l’ideale per la lettura sul web.

Ma l’elemento di novità non è la pubblicazione di un romanzo a puntate su un blog, che sarebbe cosa già vista. Ciò che invece colpisce è che una parte rilevante dell’ambientazione e dell’azione avviene su Facebook, sia dal punto di vista narrativo che reale.

Esiste infatti una pagina FB collegata al romanzo, dove i lettori possono interagire in una community; troviamo anche tutti i profili FB dei personaggi e infine un gruppo dove interagiscono tra loro, inscenandola passione letteraria che li porterà a incrociare i propri percorsi di fantasia con una realtà inattesa.

I personaggi si muovono quindi su diversi piani, dove volutamente l’effetto fiction sfuma nella verosimiglianza del mondo reale e social. L’ambiguità dei loro avatar ci riporta paradossalmente a quanto viviamo sui social tutti i giorni; il simbolo non attinge più alla realtà ma viceversa, in un moltiplicarsi di livelli di finzione che sgomenta anche se, in verità, è diventato consueto nel nostro quotidiano.

Abbiamo chiesto dunque agli Autori di parlarci di questo progetto, che appare complesso per certi versi, ma per altri anche intuitivo e molto vicino alla realtà virtuale a cui siamo tutti connessi.

Buongiorno, Gruppo Lizard (questo il nome che ci è stato rivelato), e grazie per aver accettato la nostra intervista. Ho letto i vostri primi capitoli, e ho “navigato” nell’universo virtuale che avete creato come supporto e diciamo “scenografia” della vostra opera. Vi andrebbe di spiegare, a chi non la conosce, la struttura del vostro romanzo, in modo schematico?

È un romanzo, o meglio un racconto lungo, ambientato sul web. Non solo pubblicato, proprio ambientato! Una parte rilevante dell’azione avviene sul web. La trama di base è questa: cinque individui, tutti dalle vite un po’ complicate, fondano su Facebook un gruppo di scrittura chiamato Penitenziagite. Solo alcuni di loro si conoscono nel mondo “reale”, e ciascuno sceglie un avatar di ispirazione letteraria che contemporaneamente ne maschera l’identità e rivela qualcosa della loro personalità. Noi per brevità spesso li chiamiamo i Penitenti”: qualcuno spera di diventare davvero uno scrittore, qualcun altro desidera soltanto dare voce ai suoi sentimenti e al suo vissuto. Il loro “gioco” è prendere il profilo Facebook di una persona a caso e intorno a esso scrivere dei racconti, cercando di immaginare che segreti possa nascondere. Scelgono il profilo di una certa Dalia Parenti, che però se ne accorge, perché il gruppo è aperto alla lettura, e,siccome lei ha davvero qualcosa da nascondere, ne succedono delle belle.

Ne deriva una narrazione in cui diversi piani si intersecano: il primo, raccontato in terza persona nei brani pubblicati sul sitodestinati solo ai lettori e immaginati come opachi ai “Penitenti” –descrive la storia vissuta da Dalia e da altri personaggi, che potremmo definire un giallo-noir, con un delitto, dei colpevoli, un’indagine; già questo livello è “immerso” nella Rete, dove Dalia ha un profilo Facebook e un blog, nel quale pubblica articoli a tema ambientale. Poi c’è il gruppo Facebook dei “Penitenti, che scrivono racconti ispirandosi al profilo Facebook di Dalia, chiudendo così, per così dire, il cerchio, perché Dalia lo scoprirà e comincerà a sua volta a chiedersi quali segreti nascondano questi anonimi scrittori, e cosa sappiano davvero di lei. Naturalmente, ogni “Penitente ha una storia personale, che viene rivelata almeno in parte dai brani in prima persona pubblicati su uncadaverenellarete.com prima di ogni racconto.

Sia il gruppo Penitenziagite, con i racconti e i commenti dei “Penitenti, che i loro avatar esistono “davvero” su Facebook, e sono aperti alla lettura e all’interazione. I lettori possono quindileggere il tutto in modo tradizionale, ma possono anche esplorarlo, interagire con noi, e volendo anche con i personaggi. C’è chi ha scritto a Dalia, o ha commentato i racconti dei “penitenti”, ricevendo anche risposta…

Dunque una specie di romanzo ricco di iperlink, olografico, connesso con la realtà virtuale, dove sembra che vogliate trarre in inganno i lettori fino in fondo, confondendo i piani di lettura e sfidando la sua sospensione dell’incredulità. Come avete avuto questa idea, e quando avete iniziato ad elaborarla?

Abbiamo fatto parte davvero di un gruppo di scrittura su Facebook, con altri amici. Ogni settimana sceglievamo un argomento, poteva essere tutto, da “La verità sull’amore” a “Storie di fantasmi”.  A un certo punto ci siamo chiesti: e se come argomento prendessimo una persona, sconosciuta se non per quello che essa stessa pubblica su Facebook? Ma soprattutto, se poi questa persona se ne accorgesse? Da lì è nata l’idea. E, in un certo senso, la nostra convinzione che fosse uno spunto interessante si è rafforzata vedendo come, sempre più, i profili Social che incontriamo siano studiati a scopi di marketing, usando tecniche per “intuire” anche quello di noi che non scriviamo e pensiamo rimanga un nostro segreto. E invece…

La seconda e ultima parte di questa intervista sarà online giovedì 5 luglio.

Commenti