UN CADAVERE NELLA RETE”: IL SOCIAL NETWORK SI FA ROMANZO – SECONDA PARTE

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La prima parte di questa intervista è disponibile qui:

“UN CADAVERE NELLA RETE”: IL SOCIAL NETWORK SI FA ROMANZO – PRIMA PARTE

Fino a che punto c’è una “morale”, un “messaggio” nel vostro voler strutturare in tal modo il romanzo? Soltanto io vi intravedo una critica, o almeno un “warning” verso le nuove tecnologie e il mondo social?

Certo, siamo il “Black Mirror” della scrittura! Scherzi a parte, non vogliamo fare nessuna morale, però sicuramente c’è un messaggio, in buona parte ironico, sul mondo Social. Per fare un esempio banale, quante volte su Facebook scriviamo un post e qualcuno immagina sia rivolto a lui, mentre ci riferivamo a tutt’altro? E quante volte leggiamo qualcosa in cui ci riconosciamo, anche se l’autore non pensava certo a noi? Questo accade in Penitenziagite, ed è l’origine di molti fraintendimenti. Perché alla fine questa è una moderna commedia degli equivoci! Su Facebook tutti spiamo e siamo spiati, e quel che viene percepito spesso è molto diverso dalla realtà.

Parliamo dell’intreccio giallo. Avete seguito i canoni di genere oppure avete cercato una trama più anticonformista sia pur all’interno della categoria narrativa? (Mi raccomando, niente spoiler sul finale!)

La storia poliziesca inizia in modo molto classico: lei, lui, l’altro, l’omicidio, la polizia che indaga. Quando però s’innesca l’elemento social, tutto prende una piega del tutto inaspettata. Stiamo di fatto proponendo un nuovo modo di leggere, anzi esplorare, un romanzo, e le novità possono inizialmente destabilizzare. Ormai siamo abituati ai film nel film (ad esempio La rosa purpurea del Cairo) e ai libri nei libri (La storia infinita, L’ombra del vento), ecco, nel nostro caso c’è un “Social nel Social”. All’inizio anche per i lettori è stato un salto logico notevole distinguere verità e finzione. C’è sempre qualcuno che si chiede se non stiamo violando la privacy di Dalia, ad esempio, perché pensa che lei sia una persona reale.

Avete impietosamente messo a nudo le distorsioni che i meccanismi social operano nella vita ormai quasi di tutti noi. Non vi vergognate neppure un po’?

Se è vero ne andiamo davvero fieri!

Allora vi costringo a mettere a nudo anche voi stessi. In quale deitranelli psicologici del web cadete più spesso, come persone reali (se davvero lo siete)?

In realtà siamo abbastanza diversi per carattere e anche come presenza sui Social. Però non siamo certo immuni dai meccanismi che coinvolgono tutti: anche noi ormai vediamo il mondo attraverso le lenti dei Social, dimenticando spesso che quella “realtà” può essere una costruzione, e che la stessa immagine che proponiamo agli altri su Facebook può non corrispondere a quello che vorremmo trasmettere. In fondo è un gioco di specchi, in cui siamo immersi come tutti.

Potete svelarci qualcosa di più su chi sono le penne che scrivono per il gruppoLizard?

Ma no, lasciamo qualche dubbio ai lettori. Diciamo che anche noi siamo reali e fittizi, come tutto su Internet. Probabilmente, però,abbiamo lasciato degli indizi in grado di svelare qualcosa di noi, come capita ai nostri personaggi!

Una domanda scomoda. Perché lanciarvi in questa avventura? Quale è il vostro obiettivo, in un mondo sovrassaturo di storie di tutti i tipi? Mirate a una escalation editoriale, o vi piace l’idea di rimanere un fenomeno anonimo e magari virale sul web?

C’è certamente la soddisfazione di aver inventato qualcosa di nuovo, cosa che oggi è sempre più difficile. Per il resto, qualsiasi cosa arrivi sarà un dono, anche perché ci stiamo già divertendo moltissimo. Ci piacerebbe che questa idea e il modo in cui l’abbiamo realizzata venisse apprezzata, certo.

Cosa succederà ai vostri personaggi dopo l’ultimo capitolo? E cosa ne sarà del collettivo?

Abbiamo intenzione di continuare, anche perché il finale sarà abbastanza aperto da consentirlo e l’interesse del pubblico è in costante aumento. Non possiamo abbandonare i nostri cinque “Penitenti“, il loro percorso non è finito. Hanno tutti, in un certo senso, delle vite a metà, e cercano nei social, in quelle degli altri, la metà mancante. Vorremmo scoprire insieme a loro se la troveranno.

Da ultimo, una provocazione. E se non foste reali neanche voi? Dateci la prova che non siete un algoritmo di scrittura di un sofisticato software che sta testando il suo potenziale pubblico

Beh, pensiamo proprio che un software non si sarebbe preso la briga di inventare un meccanismo narrativo nuovo! In un certo senso, il salto che chiediamo ai nostri lettori con questa “olografia”, come l’hai definita, è proprio quel tipo di riflessione,su noi stessi e sulle nostre interazioni, che sarà forse l’ultima cosa che i computer riusciranno a copiare da noi umani.

Forse risponderebbe così anche un software, ma in fondo non sempre comanda la realtà, bensì ciò in cui vogliamo credere… Grazie per il vostro tempo, in bocca al lupo per il prosieguo della vostra sperimentazione e per la prossima serie di avventure dei “Penitenti”. A presto!

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