Valore e valuta nei mestieri creativi

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di Elisabetta Barbara De Sanctis

Sabato 28 aprile, presso la Sala Castellani di Porto San Giorgio, si è tenuto il workshop “Valore e Valuta nei mestieri creativi”, organizzato dal polo marchigiano di Ewwa con il patrocinio del Comune di Porto San Giorgio.

Chi è un creativo? Come dare valore alla propria creatività? Come si attribuisce un valore economico a un prodotto creativo? Perché spesso il lavoro creativo non viene considerato pari alle altre professioni?
Questi gli interrogativi principali a cui il workshop, condotto dalla Dott.ssa Roberta Cesaroni, psicologa del lavoro e life mental coach, mirava a dare una risposta e posso affermare che l’obiettivo è stato soddisfatto magistralmente. La Dott.ssa Cesaroni ha fornito non solo risposte, ma anche molti spunti pratici (attraverso esercizi, consigli e indicazioni da seguire nelle settimane successive all’incontro) per un lavoro personale e professionale da portare avanti giorno dopo giorno con risultati tangibili fin da subito, come abbiamo potuto sperimentare.
L’incontro si è aperto con i saluti di Christina B. Assouad ed Eleonora Vagnoni, responsabili del polo marchigiano EWWA. A seguire la Dott.ssa Cesaroni ha preso la parola e, dopo una breve presentazione del workshop e degli obiettivi dello stesso, ha affrontato il tema alla base della giornata: l’autostima.

Autostima e creatività
Riusciamo a valorizzarci e, di conseguenza, a dare valore al nostro prodotto, solo con una solida autostima. Quando essa è carente, si genera un senso di svalutazione; ma un creativo che si svaluta perde autostima, innescando in questo modo un circolo vizioso che non permette al talento di alimentarsi. Una conseguenza diretta di questo processo – e non solo per le persone creative – è che la sfiducia genera malessere e questo a sua volta si traduce in una serie di disturbi somatoformi via via più limitanti. In poche parole: si spiana la strada per la malattia.
Per questo è fondamentale stare bene con noi stessi, vale a dire accettare quell’immagine che ci rimanda lo specchio, accogliendo il giudizio altrui, ma senza concedergli il potere di influenzarci.

Cos’è e qual è l’origine dell’autostima?
L’autostima – e parimenti la mancanza della stessa – si forma in quel periodo della vita compreso tra 0 e 10 anni e pertanto non può prescindere dalle relazioni del bambino con le figure che hanno il ruolo di “educatori” (genitori, insegnanti, ecc.). Nasce, in pratica, da un confronto tra sé e il mondo circostante influenzato dalle relazioni sociali, in particolare dal giudizio degli altri.
Secondo l’analisi transazionale di E. Berne, l’Io di ogni individuo è formato da tre strutture psichiche, definite Stati dell’Io – Io Adulto, Io Bambino, Io Genitore – che entrano in relazione con gli altri nelle varie situazioni in cui ci veniamo a trovare. In pratica, la comunicazione tra due individui avviene attraverso una sorta di transazione tra i diversi stati dell’Io di entrambe le parti. Ne derivano posizioni relazionali – intese come il valore che ogni persona attribuisce a se stessa, agli altri e alla relazione con loro – diverse. E se è vero che questo valore risale a quel periodo tra 0 e 10 anni e si struttura in base alla tipologia di relazioni che il bambino ha in questo periodo della vita con quelle figure genericamente indicate come “educatori”, è anche vero che il passato è parte di noi, è la base, ma possiamo e dobbiamo partire dal presente per capire chi siamo.

L’importanza di conoscere se stessi
Se non sappiamo “chi siamo”, non siamo in grado di avere o sviluppare autostima, quindi non riusciamo a dare il giusto valore a noi stessi e di conseguenza non siamo coerenti e autentici. Ma la coerenza e l’autenticità sono fondamentali, ancor più quando una persona creativa (o un libero professionista in genere) si ritrova a proporre il proprio “prodotto”, ad attribuirgli un valore e a far sì che quello stesso valore sia riconosciuto dall’altra parte, cosa possibile solo se a interagire in quel momento è l’Io Adulto attraverso la comunicazione assertiva.
Ecco che una bassa autostima sarà accompagnata da aspettative negative che produrranno ansia e scarso impegno con unica conseguenza possibile il fallimento che, a sua volta, alimenterà autovalutazioni negative, responsabili del mantenimento o dell’ulteriore abbassamento del livello di autostima.
Al contrario, un’alta autostima – accompagnata naturalmente da aspettative positive – porterà a un forte impegno, quindi al raggiungimento degli obiettivi e il successo non potrà che generare autovalutazioni positive che alimenteranno ulteriormente il livello di autostima.

Cambiare è possibile?
E se quella fase precoce della nostra vita è stata caratterizzata da relazioni che hanno generato in noi bassa autostima? Se questo ha fatto sì che, nei nostri schemi di comunicazione, ci troviamo per lo più a intervenire poco o niente attraverso l’Io Adulto, ma solo – o quasi – attraverso le altre due strutture? È possibile cambiare o siamo condannati a restare per sempre vincolati al passato, alimentando i nostri insuccessi, le nostre paure, le nostre frustrazioni?
Secondo la Dott.ssa Cesaroni sì, si può. Partendo da spunti, affrontando tappe intermedie, seguendo delle fasi ben precise con pazienza, volontà e un minimo di impegno. Impossibile? Sarebbe troppo bello, vero? Confesso che questo dubbio mi è balenato nel cervello, ma è durato giusto qualche secondo. Meno di trenta per la precisione, vale a dire il tempo necessario a svolgere il primo esercizio pratico in aula. Se fino a quel momento la trattazione teorica era stata precisa, chiara, esauriente e decisamente allettante per le possibilità che offriva alle nostre menti creative, quel primo, semplice esercizio è stata la dimostrazione che stavamo facendo sul serio. Davvero sul serio.

Allenare il talento
La Dott.ssa Cesaroni ha in seguito illustrato le quattro fasi per allenare il talento e nell’arco della giornata le abbiamo affrontate tutte, passo dopo passo, accompagnando sempre la teoria con esercizi che hanno permesso a me e agli altri partecipanti di comprendere e sperimentare come questo sia possibile.
L’autostima è solo la prima di queste fasi. La seconda è la resilienza, ovvero la capacità di affrontare e superare quegli eventi, più o meno drammatici, che nell’arco della vita ci mettono metaforicamente in ginocchio. Allenando ciascuno le nostre potenzialità, imparando a usare il più possibile il nostro Io Adulto così da non dipendere più dal giudizio altrui, i momenti di difficoltà, di crisi, diventano quelli in cui diamo il massimo per il raggiungimento dei nostri obiettivi.
La terza fase è quella invece relativa alle emozioni e all’intelligenza emotiva, basilare se consideriamo che, contrariamente a quanto siamo stati abituati a pensare, il 79% dei risultati della nostra vita dipende non dal quoziente intellettivo e dalle competenze, ma dalla nostra capacità di comprendere e gestire le emozioni. Conoscendo noi stessi, lavorando con e sui nostri valori, valutando la situazione della nostra vita (e qui un esercizio illuminante!), usando al meglio il nostro tempo, scrivendo (si sa, quando si è creativi si ha la tendenza a progettare tutto da una bella nuvoletta), possiamo lavorare per coltivare e sviluppare al meglio il nostro talento, disinnescando le convinzioni limitanti e uscendo dalle nostre zone di comfort. Possiamo realizzare noi stessi. Possiamo essere felici.

Le tre felicità
Sì, felici. E siamo arrivati alla quarta fase, vale a dire la felicità, o meglio i tre tipi di felicità: dell’amare, dell’essere e del fare. In questa fase riusciamo a “fare quel che ci piace fare”, riduciamo la secrezione di cortisolo che ha effetti deleteri sulla nostra salute e stimoliamo invece la sintesi di neurotrasmettitori (endorfine, serotonina, dopamina, ossitocina) in grado di produrre effetti benefici sia a livello fisico che mentale.
In pratica sperimentiamo il cosiddetto stato di flow, vale a dire quella sorta di trance che ogni persona creativa conosce – o dovrebbe conoscere – molto bene, caratterizzata da una totale focalizzazione sull’obiettivo con perdita dell’autoconsapevolezza e una distorsione del senso del tempo e del mondo circostante al punto che persino un bisogno primario dell’organismo quale il cibo passa in secondo piano.

E per concludere…

L’incontro si è chiuso – ma non concluso – con la consegna da parte di Eleonora Vagnoni alla Dott.ssa Cesaroni della tessera di Socia onoraria.
Un momento carico di gratitudine per una professionista che ci ha donato la sua esperienza, la sua professionalità e l’evidente passione per il suo lavoro. Ci ha mostrato una possibilità. Ci ha presi per mano e ci ha guidati. A noi adesso coltivare il seme che è stato piantato e far sì che il nostro talento e la nostra vita crescano rigogliosi.
Alla fine del workshop eravamo stanchi, ma “pieni”, i sorrisi più aperti, gli occhi lucidi… Ma va bene, va benissimo così.
Grazie alla Dott.ssa Roberta Cesaroni, a Christina B. Assouad, Eleonora Vagnoni e Laura Cognini di Ewwa Marche per l’organizzazione e a tutti i presenti. Arrivederci a presto!

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